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Lunedì 03 Giugno 2019 20:57

No Grandi navi a Venezia, ieri sfiorato pure il disastro

 

 

 Snoopy

 

 

 

Alla fine l’incidente, che per un pelo non è diventato un disastro, è arrivato. Una corazzata da crociera della MSC nello stretto canale d’ormeggio, ha urtato contro un vaporetto turistico e ha sbattuto contro un molo d’ormeggio incastrando uno dei piccoli rimorchiatori portuali che la stava affiancando. Il terrore è corso sulle banchine e la rabbia dei veneziani è esplosa. >Qui si rischia ogni giorno la catastrofe>, è il grido. <Questa storia deve finire>, dice il sindaco (leghista) con il solito condimento di soluzioni da trovare, altri canali da allargare, lavori, cantieri da aprire, soldi da spendere: tutto in onore di questi affari miliardari (al Comune di Venezia vanno 270 milioni l’anno) delle vacanze di massa, incapsulati dentro questi falansteri galleggianti che con il mare hanno poco a che fare, uno dei modi più “stupidi”, a detta di molti, di girare il mondo.

 

Sono dieci anni che il problema è stato posto dai veneziani che non ci stanno a vedere questo scempio, ma niente. Tutti a dormire, compreso questo governo e il penta stellato ministro competente  Toninelli. Ora, a un passo dalla tragedia, si svegliano a caccia della soluzione che possa comunque permettere ai passeggeri di questi “mostri” del mare (che pagano un supplemento mascherato di prezzo proprio per questa porcata) di vedere Venezia passandoci in mezzo come elefanti in una vetrina di cristallerie.

 

Idee e proposte che richiederebbero comunque anni per essere realizzate. Nel frattempo? <Ce ne è una pronta subito – dicono i veneziani di “No grandi navi” – Vietare alle grandi navi da crociera di entrare e attraccare a Venezia. Semplice>. Li portino nel porto di Trieste e li scarrozzino a Venezia con i pullman, per dire. 

 

A vedere quei grattacieli del mare sfiorare il campanile di San Marco a Venezia vengono i brividi. Come è possibile che abbiano il permesso di attraversare il canale della Giudecca, scavato mille anni fa da abili mani nella laguna più amata del mondo? Come è possibile che venga consentito un tale scempio dell’ecosistema di una città delicata come i vetri che si producono lì, a Murano? Che venga sfregiata la sky line di una delle meraviglie del mondo da questi “mostri” del mare da migliaia di tonnellate che al loro passaggio oscurano completamente i preziosi palazzi e i campanili svettanti delle chiese? E’ possibile.

 

E’ possibile perché anche qui ci sono di mezzo i soldi, tanti soldi. Quelli che le compagnie di navigazione versano nelle casse del porto di Venezia e degli operatori marittimi associati, una trentina di società che sul movimento passeggeri, vantato dall’Autorità portuale in 2,3 milioni, campano. E quelli degli investimenti stanziati dall’Autorità portuale (104 milioni per ampliare e ammodernare canali e attracchi) per intensificare il traffico dei giganti di resina e vetro cemento galleggianti.

 

<Venezia è il primo porto crocieristico del Mediterraneo>, si compiacciono all’Autorità del porto che non intendono certo perdere questo primato.

 

Al contrario vogliono ampliarlo, infischiandosene dello sfregio ambientale e dei rischi strutturali che tale traffico di grandi navi comporta, transitando a pochissimi metri dalle banchine di San Marco e scatenando attacchi d’ansia alla popolazione che assiste da terra, inorridita,  al loro passaggio. Cambiando il punto di vista, il colpo d’occhio dalla città non ha niente a che vedere con il panorama mozzafiato che si presenta ai turisti di bordo.

 

Sapere quanto pagano le varie Costa Concordia che attraversano il canale per sollazzare a costo zero i crocieristi, invogliati a scegliere quella vacanza dai programmi di navigazione che promettono “gite panoramiche in battello” comprese nel prezzo, è quasi impossibile. Bocche cucite e informazioni on line carenti.

 

Di sicuro le multinazionali della crocieristica la fanno da padroni nell’imporre i loro desiderata, tanto che ben 13 navi sono arrivate ad ottenere in un solo giorno il passaggio nel canale. Con l’unico risvolto positivo di aver fornito finalmente l’occasione ai Comitati nati due anni fa per combattere questa assurdità e riuniti sotto la sigla “No grandi navi”, di scatenare una protesta senza precedenti, buttandosi in mare per impedire l’accesso ai grattacieli dell’acqua e costringendo, così, il governo a lavorare per porre fine a un andazzo indecoroso.

 

L’ex ministro dell’Ambiente (il silente e inadeguato Orlando, ex responsabile della Giustizia del Pd) del governo Renzi convocò vertici con gli operatori marittimi e si sbilanciò proponendo una “opzione zero” per il traffico delle grandi navi nel canale della Giudecca, sulla quale in tanti nutrono dubbi. Dietro la proposta, infatti, girò forte il sospetto che si intendesse dare il via libera ai piani di scavo di altri canali (altro clamoroso business, finanziato dai contribuenti italiani) che minerebbe comunque l’ecosistema della laguna.

 

Oggi la Lega lo ripropone addossando ai 5Stelle la responsabilità di averlo impedito (facendo bene, secondo molti esperti). Continuando così a non voler arrendersi all’evidenza, ma a sottomettersi ai grandi affari dei potentati economici, di mare e di terra. Quando la soluzione resta facile facile: non farle passare e basta. <Toninelli – è l’esortazione- si svegli anche lui>.