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Martedì 02 Luglio 2019 07:01

Disoccupati giù al 9,9%, spread a 233. La procedura Ue si allontana

 


di Chiara Circe

 

 


Non accadeva da dieci anni. La disoccupazione in Italia è scesa sotto il 10% (9,9%) e i posti di lavoro stabili, a tempo indeterminato, aumentano via via sempre di più se si pensa che negli primi tre mesi dell’anno sono saliti a +300mila circa e nel solo mese di marzo si è registrato un +67mila. Anche la disoccupazione giovanile scende dal 32 e rotti per cento al 30%: sempre troppo alta, ma la tendenza conforta. <Sono i buoni effetti del decreto Dignità>, chiosa soddisfatto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio che quel decreto, insieme al Movimento 5Stelle, ha fortemente voluto. Un decreto che, oltre a invogliare gli imprenditori a trasformare finte partite Iva e finti contratti a tempo determinato, in contratti legali e chiari, restituendo ai lavoratori molti dei diritti perduti con il Job’s Act di Renzi. Il quale Renzi ha lanciato la boutade del caso affermando che queste tendenze economiche che fanno ben sperare nel futuro siano frutto proprio di quella sua sciagurata riforma che aveva lasciato campo libero ai licenziamenti facili senza produrre un solo punto in più di crescita economica.

 

 

Al contrario questi dati Istat certificano quanto le misure economiche del governo stiano sortendo effetti benefici sulla popolazione e sulla stessa credibilità dell’Italia (del <governo del popolo>) sugli investitori. Tanto è vero che proprio nelle stesse ore in cui sono stati diffusi i dati Istat lo spread italiano ha chiuso ad appena 233 punti (mai così in basso dal 2012) e i rendimenti all’1,9%. Come a dire: anche le politiche espansive sortiscono buoni risultati, senza danneggiare, anzi, la parte più larga della cittadinanza, influenzando vieppiù il rilancio del consumi, buono per la ripresa dei settori produttivi.


Ora si attende che, visti questi dati positivi, la Commissione di Bruxelles torni sui suoi passi e annulli definitivamente la ventilata procedura di infrazione contro l’Italia per debito eccessivo che, come ha sottolineato il presidente Mattarella, <non ha nessuna ragione di essere>. In effetti sembra sempre più lontana.