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Lunedì 15 Luglio 2019 21:39

Il governo (5Stelle) porta crescita, lavoro e hot spot Ue per migranti

Raggi asfalta Roma (e vince punti). Salvini “fuori”. Buone ferie

 

 


di Elisabetta Regina

 


Corridoi umanitari e hot spot europei nei paesi di partenza degli immigrati. La proposta del ministro degli Esteri del governo giallo-verde Enzo Moavero Milanesi sulla gestione dei flussi migratori va nel senso di marcia giusto. Il ministro italiano, per conto del consiglio presieduto da Giuseppe Conte, sottoporrà la decisione italiana alla Ue come soluzione definitiva al dramma dei flussi migratori clandestini che partono su barconi o gommoni poco sicuri dalla Libia per attraversare il Mediterraneo ed approdare in Italia o a Malta, in balìa dei trafficanti scafisti. Commercianti senza scrupoli che imbarcano abusivamente persone in cambio di danaro con l’assicurazione di farli approdare nella Terra Promessa, l’Europa. Troppe volte questi passaggi hanno portato soltanto a naufragi e morte. Oggi, grazie alla presenza di tanti navi di organizzazioni non governative, i naufragi sono per fortuna rarissimi: gli scafisti si sono fatti furbi, trovando il modo, concordato o meno, di scaricarli sulle navi di soccorso umanitario, rendendole così complici (inconsapevoli?) dell’immigrazione clandestina. La “scusa” è buona: un’emergenza creata apposta per liberarsi del carico scottante. La proposta del governo, che questo giornale ha espresso anni fa, potrebbe finalmente mettere fine a quest’andazzo tragico e illegale. Bel colpo.

 

 

Riproponiamo, così, il pezzo di Alessandro Fieramonte che resta di strettissima attualità e con l’occasione vi auguriamo buone ferie. Il nostro Post va in vacanza per tornare il 10 settembre, salvo emergenze planetarie.


Si va con un po’ più di soddisfazione per queste proposte (spinte dai 5Stelle) che andranno a risolvere bene e umanitariamente, la piaga degli esodi inevitabili per guerre, fame e flagelli climatici come la siccità che già colpisce tante parti dell’Africa sub sahariana e non solo. Nelle parti subequatoriali dell’India è già diventato impossibile vivere per l’uomo con temperature che toccano i 50 gradi.


Si va con maggiore serenità per le buone notizie dell’economia che vedono non soltanto aumentare il lavoro (con i diritti recuperati) e diminuire la disoccupazione, ma calare lo spread ai minimi storici (tocca quasi i 160 punti) e il debito pubblico a scendere a -8,7 miliardi dopo che, come previsto negli articoli precedenti, anche la procedura di infrazione è stata evitata. Merito esclusivo, va dato atto, del buon senso e concretezza del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, di Giuseppe Conte, del ministro dell’Economia Giovanni Tria e di (quasi) tutto il governo. Per l’Italia sembra esserci un futuro migliore, insomma, se non fosse per le “stranezze” del vicepremier Matteo Salvini che sembra proprio andare “fuori” dal vaso.


Pur di alzare polveroni intorno alle magagne della Lega (dai 49 milioni di euro da restituire ai contribuenti all’indagine sugli occulti rapporti d’affari con la Russia da parte di un suo collaboratore della Lega) ora il vicepremier ministro dell’Interno fa il tuttofare.


Per smorzare un po’ l’immagine alquanto xenofoba (rispetto ai poveri) e razzista che emana (non volendo, per carità) che potrebbe alla fine relegarlo in un’area “da teppaglia” (elettoralmente parlando), ora si mette pure a fare il ministro dell’Economia e del Lavoro, convocando al ministero dell’Interno (sic!) le parti sociali e rivendendo come sue le idee e i provvedimenti di altri (5Stelle). Mentre drogati, ubriachi, folli omicidi, e assassini vari imperversano sotto il suo naso. <Salvini è stato scorretto>, ha commentato con eleganza e pazienza il premier Conte a proposito dell’invasione di campo da fallo di espulsione.


Se non fosse che bisogna sistemare ancora un po’ di faccende economiche (dall’Alitalia all’Ilva) e che questo governo, non per merito suo, sta facendo bene, questo vicepremier, per tanti del Movimento, sarebbe da mettere su un barcone a navigare nel Mediterraneo, augurandogli di incrociare per salvarsi la Sea Watch.


P.S. Anche i romani vanno in vacanza un po’ più tranquilli. La stampa fa finta di niente, ma in tutta Roma sono aperti i cantieri e si lavora ad asfaltare strade e marciapiedi, mentre le buche stanno per diventare un ricordo. I rifiuti vengono rimossi e pare che l’Ama, con il nuovo amministratore, abbia trovato la soluzione per la raccolta continua ed efficiente anche per il futuro. Un punto a favore della Raggi. Prosit

 

 




 

Martedì 21 Aprile 2015 11:59


Per fermare le stragi del mare corridoio umanitario in Libia


di Alessandro Fieramonte


Lo strazio si ripete. Ancora e ancora e ancora. Due giorni fa una barca colma di settecento o, peggio, di novecento persone in fuga dalla guerra e dalla fame è partita dall’Egitto e naufragata nelle acque di fronte alla Libia, dove aveva imbarcato il carico destinato alla morte. Si sono salvati in 27. Il resto, donne, bambini, giovani nel fiore degli anni in cerca di salvezza, è finito in pasto ai pesci davanti agli occhi inorriditi dei soccorritori. Il solito barcone, stipato fin nella stiva, si è capovolto per lo spostamento della massa umana su un lato del mezzo, nel tentativo frenetico di afferrare corde e salvagenti e avvicinarsi il più possibile alla nave maltese accorsa per salvarli. Ieri altri duecento morti davanti agli scogli di Rodi annegati per il naufragio della barca lasciata alla deriva dagli scafisti, fuggiti in motoscafo verso la Turchia.

Lo strazio si ripete e si ripetono, ancora e ancora e ancora, le lacrime di coccodrillo dei governi e dei politici seguite da promesse da marinaio di intervento per fermare la mattanza. Dopo la strage dell’Ottobre 2013, in cui morirono 350 persone, nessun intervento è stato deciso, né dall’Italia che si distingue per i lamenti senza costrutto e l’immobilismo piagnone, né dall’Europa, i cui Paesi del Nord (Germania e Svezia in testa) non si curano troppo del problema, dovendo gestire in seconda battuta i flussi straordinari migratori provenienti dai Paesi africani in guerra e potendo, come fanno, meglio organizzarsi per l’accoglienza e l’assistenza.

Oggi, di fronte alle continue, grandi, tragedie del mare - ancora e ancora e ancora-  ricomincia il balletto di polemiche e di presunte soluzioni. Chi dice di affondare i barconi nei porti di partenza (v.nostro servizio del gennaio scorso), chi di mettere in mare un blocco navale europeo che impedisca alle barche di proseguire fino alle nostre coste.

Entrambe le soluzioni sono altamente rischiose e non arrivano allo scopo di salvare le vite umane e di riconoscere il diritto di asilo a quanti fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni: in Siria, in Iraq, in Libia, nello Yemen, in Palestina, in Somalia, nel Mali e via cantando, fin nel centro dell’Africa. Distruggere i barconi nei porti (“vuoti” si specifica en passant, ma l’errore è sempre possibile) significa lasciare abbandonati nei porti migliaia di uomini, donne e bambini che hanno pagato per quel viaggio con l’unica alternativa, impossibile, di tornare indietro, in case che non hanno più. Non lo farebbero mai. Piuttosto si butterebbero a mare e andrebbero salvati o morirebbero comunque. Il blocco navale in mare non sarebbe cosa diversa.

In ogni caso queste soluzioni potrebbero risolvere il problema di non far arrivare in Europa tanta gente in più (si parla di un milione di persone in attesa) ma non di salvare vite umane che hanno diritto alla vita e all’asilo, come tutti.  Si darebbe, invece, soltanto conto agli italiani e gli speculatori politici della Lega che rifiutano i migranti pensando di non poter permettersi di accogliere tanti stranieri (secondo la logica del “mors tua vita mea”) visti i problemi economici dell’Italia. Non capendo minimamente di cosa si stia parlando e rifiutando di immaginarsi in quelle situazioni. Dimentichi delle migrazioni interne ed esterne cui furono costretti anche gli italiani (o gli ebrei) prima, durante e dopo la guerra.

Non resta che un’unica via che sia davvero efficace e l’abbiamo scritto proprio all’indomani di quell’Ottobre 2013 dopo l’ennesima strage davanti Lampedusa, la più grave, fino a ieri: andare a prenderli con una vasta operazione umanitaria (di cui soltanto oggi qualcuno finalmente parla) decisa dalle Nazioni Unite, attraverso le proprie Agenzie che già operano in questi territori in fiamme.

Un corridoio umanitario che porti navi e aerei sulle coste libiche dove si affollano i migranti, facendo lì la cernita dei richiedenti asilo, di chi ha il diritto sacrosanto di rifugiato, fargli pagare un normale biglietto di viaggio, perfino, ma poi imbarcarli civilmente e portarli con tutte le carte in regola verso la pace e la salvezza dalle persecuzioni anche religiose. Distribuendoli dove vanno distribuiti, in piena equità europea (va applicata una legge di asilo comune, superando gli accordi di Dublino che prevedono l’obbligo di asilo al paese di approdo) e occidentale. Tantissimi, infatti, tentano di raggiungere l’America e il Canada, dove già risiedono connazionali e parenti.

Renzi è stato presidente del Consiglio europeo per sei mesi e non si sa cosa ne abbia fatto della sua pur temporanea autorità. Ora è tempo di agire, facendo anche a meno di lui, impegnando i Parlamenti (è previsto un consiglio europeo straordinario sul tema) a sollecitare chi potrebbe (l’Onu) a intervenire. A copertura legale dei mezzi militari, armati fino ai denti, che dovrebbero permettere la buona riuscita del corridoi umanitario contro gli attacchi di tutti i banditi e i terroristi che governano la Libia e che su questi eventi lucrano.

Non si tratterebbe di andare a fare la guerra in Libia che sarebbe impossibile condurre senza impantanarsi come e peggio dell’Afganistan. Si tratterebbe soltanto di difendere dalle grinfie dei grandi trafficanti masse di umanità che da questi vengono schiavizzati e sfruttati. Il grande business del Mediterraneo è oggi proprio quello delle vite umane, sulle quali grandi boss della malavita fanno fatturati da capogiro. Superiore al traffico di droga, come valuta con soddisfazione in una famigerata telefonata un funzionario dello Stato al servizio della cricca delle Cooperative di Mafia capitale. Dai 60 milioni ai dieci miliardi di euro, si calcola.

Un corridoio umanitario come quello immaginato (che perfino la Lega Nord comincia ad auspicare) salverebbe vite umane e stroncherebbe questo ignobile business, organizzato in Libia, sì -grazie al pizzo versato ai terroristi islamici -, ma anche fuori dalla Libia, Italia compresa, come ha testimoniato uno di questi schiavisti . Toglierebbe, insomma, realmente il terreno sotto i piedi a questi criminali che, come la droga insegna, speculano sulle mancate risposte di legalità da parte delle istituzioni.

Sarebbe questo finalmente un modo per non dover piangere più – ancora, e ancora e ancora – quelle lacrime di coccodrillo di cui abbiamo scritto in tempi passati e fare davvero qualcosa di risolutivo. “Mai più” è l’impegno che ogni anno si ripete ricordando le vittime dell’Olocausto. Così è stato, per loro.  Si prenda come impegno solenne anche per questa umanità mediorientale, vittima della stessa tragica sorte.

© 2015 | A.L.

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