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Martedì 13 Agosto 2019 13:37

Sfiducia a Conte, Salvini bocciato. Pd e 5Stelle pronti al Conte-bis

 

 

di El.Re.

 

Il Senato ha bocciato Salvini. La sua mozione di votare la sfiducia al presidente Conte è stata respinta con perdite da una maggioranza Movimento 5Stelle, Pd, Leu e gruppo misto. Il prossimo appuntamento sarà con le comunicazioni del premier Conte al Senato il 20 agosto. Poi si vedrà. La crisi di governo è per ora soltanto teorica e le elezioni di cui si riempie la bocca il leghista al momento sono sempre più lontane. Una nuova maggioranza, perfino con il Pd, (che si rifiutò nell’era Renzi un anno fa di fare un governo con Di Maio)  potrebbe nascere portando il presidente della Repubblica a mandare in Parlamento un nuovo governo con una nuova maggioranza. Le procedure parlamentari e costituzionali, con le scadenze finanziarie, non consentono il voto subito sbandierato da Salvini. Soprattutto se la Camera votasse la settimana prossima il voto per il taglio dei parlamentari che il capo leghista ha buttato sul tavolo come possibile per, forse, ingraziarsi i favori dei 5Stelle che quel taglio vogliono fortemente. La legge è costituzionale e per gestire il percorso di attuazione ci vogliono almeno 5 mesi. Con quale governo? Salvini sconfitto, dunque, su tutta la linea. Anche se dovesse dire <ho scherzato, andiamo avanti con Conte> (la mozione di sfiducia sembra finita nel dimenticatoio) farebbe una figura di m…mera inaffidabilità colossale.

 

 

 

Gliel’hanno servita su un piatto d’argento, la scusa. Votando (doverosamente) No alla Tav in Parlamento hanno fatto cascare Salvini in una trappola ben costruita, costringendolo ad assumersi la responsabilità di una crisi di governo sgradita alla maggioranza degli italiani. Il leghista era ormai diventato insopportabile ai 5Stelle di Luigi Di Maio e non solo. Gettata la maschera dell’arruffapopolo di bassa “lega”, secondo gli oppositori, dimostrando di essere attaccato soltanto ai propri interessi elettorali e traditore delle speranze popolari, il ministro dell’Interno (senza dimettersi, che stranezza) ha presentato in Parlamento una mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte, garante finora del buon esito di tanti provvedimenti a favore di una crescita economica riequilibrata verso i più deboli, i lavoratori e le piccole e medie imprese. Invoca il voto subito, il <barbaro> Salvini, come lo ha definito Beppe Grillo. Conta, il leghista, sui sondaggi che lo danno in ascesa irresistibile, grazie alla costante campagna elettorale (dai contenuti spesso bugiardi a tutto danno dei suoi alleati 5Stelle) praticata dalla poltrona di governo. Ha fatto, però, i conti senza gli osti della democrazia: dal Parlamento (dove l’astuto Giuseppe Conte ha correttamente rinviato la palla della crisi e la maggioranza è penta stellata), al presidente della Repubblica a tutta l’opposizione, ora guidata da 5Stelle e Pd. Il Movimento non vede l’ora di punirlo, cucinandolo a puntino per <la pugnalata alle spalle al popolo italiano>, parola di Di Maio.

Ha fretta Salvini di andare a votare al massimo a Ottobre, per incassare (crede) una barca di voti che gli consentano di prendere il potere assoluto con i suoi “compagni” tradizionali della destra moderata e affaristica (Berlusconi) e quella più estrema che vorrebbe sparare sui barconi dei migranti (Meloni).

Di Maio lo ha lasciato fare, inizialmente, senza troppo reagire. Tanti erano quelli tra i suoi che chiedevano di rivolgere all’alleato almeno un <buffone> di fronte alle assurde accuse di essere quelli del <no> a tutto, visti tanti provvedimenti utili al calo della disoccupazione, al reddito di cittadinanza e quota cento che tanto respiro hanno dato ai più economicamente disgraziati, alle buone infrastrutture a favore del Sud e al miglioramento dei conti voluti dai pentastellati.

Evidentemente il leader di Pomigliano d’Arco aspettava il momento buono per mandarlo al diavolo e quello del voto sulla Tav, bandiera 5Stelle (e non solo), era perfetto. Ora tutto il mondo della “buona politica” non vede l’ora di approfittare dell’azzardo di Salvini per  riportarlo alla dimensione minoritaria della sua rappresentanza politica.

Pur di approfittare di questa occasione d’oro per fermare la deriva <di destra> che Salvini rappresenta (con Meloni e Berlusconi) perfino Matteo Renzi scende a miti pretese e lancia segnali di accordi con i 5Stelle. Tutto si svolgerà in Parlamento, mentre nelle mani del presidente Mattarella resta la palla della convocazione delle elezioni, per niente scontate.

Sono due le mozioni che il Senato (la riunione dei capigruppo non ha avuto l’unanimità) dovrà discutere , la sfiducia a Conte della Lega e quella a Salvini del Pd. E le date, sui quali si sta combattendo, sono importanti perché è l’approvazione dell’una o dell’altra a determinare il segno che prenderà la crisi. La Lega avrebbe voluto discutere la propria addirittura il 14 agosto (giorno della memoria del crollo del Ponte Morandi a Genova) per accelerare sulle elezioni ma la tela di ragno che stanno costruendo intorno a lui fa capire che anche in aula questa idea (nessun parlamentare ha voglia di uscire dopo un solo anno di lavoro)  non avrebbe la maggioranza.

L’alleanza inedita (ma più naturale) del Movimento assieme al Pd di Zingaretti (con Leu) che vuole sfiduciare proprio Salvini aveva i numeri per rimandare al mittente la mossa leghista di far dimettere Conte e potrebbe essere Salvini probabilmente a dover tornare a casa e non Conte. Tutto dunque è ancora aperto.

In nome della “responsabilità” (nei confronti dei mercati, innanzitutto, che stavano dando fiducia proprio a questo governo della crescita nella trasparenza e onestà) il Pd di Zingaretti punta a servire al presidente della Repubblica una maggioranza alternativa utile a evitare le elezioni e salvare con un patto rinnovato la legislatura. In ballo ci sono tanti provvedimenti buoni in sospeso, dal contratto della scuola al finanziamento delle buone opere pubbliche. Sarà il Presidente a decidere ed è difficile pensare che non punti a un Conte-bis, molto stimato al Colle.

Perfino Renzi vuole infilarsi in questo gioco, ben sapendo che lui mirerebbe, però, solo a salvare i conti della finanziaria per litigare meglio con i penta stellati e rientrare nel gioco che conta) fino a Leu che vorrebbe finalmente praticare politiche di sinistra, sia pure con i “grillini”. Un progetto di governo dei responsabili che vede perfino Forza Italia, pur di avere un aggancio di potere, “riflessiva”. Difficile che ci stia Di Maio che guarda, correttamente, solo al Pd di Zingaretti, maggioritario. E’ vero: la maggioranza dei parlamentari Pd è renziana ma di fronte all’idea di evitare le elezioni potrebbero rapidamente saltare sul carro del segretario.

L’azzardo di Salvini potrebbe dunque alla fine restare l’ennesima sceneggiata del <barbaro> tanto per fare ammuina e tenere a galla se stesso. Difficile pensare che non abbia messo nel conto che, se il Centro Destra si compatta (con una buona dose di diffidenza reciproca) dietro di lui, contro si sarebbe compattata tutta la sinistra democratica, dai 5Stelle in poi. Forse anche il <Capitano> della Lega ha calcolato che, fatta la voce grossa per farsi propaganda, avrebbe potuto rientrare, sconfitto, al suo posto da 17 per cento.