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Giovedì 12 Settembre 2019 05:17

Pd e 5Stelle: chi ha avut’ avut’, chi ha dat’ ha dat’, così Conte va

 


di Elisabetta Regina

 


Risultati immagini per foto ministri governo conte 2La necessità di tenere (civilmente, doverosamente, costituzionalmente) lontano dal bene pubblico quel pericoloso agitatore di Matteo Salvini farà durare questo governo Conte (bis) entrato ufficialmente in carica ieri con il voto al Senato (169 sì, 133 no) almeno fino alle elezioni del presidente della Repubblica nel 2022 (e sarà molto difficile possa essere Romano Prodi, visto che è inviso ai pentastellati ma anche da una buona fetta di democratici). Poi gli amici (per obbligo) / nemici (per visioni della politica opposte) Pd e Movimento 5Stelle potranno pure separarsi e andare alle elezioni nel 2023 da un  punto di forza con un Salvini depotenziato all’opposizione. Di più: se davvero inaugureranno una stagione di buon governo  (sotto l’elenco dei ministri, da luci e ombre) dove la valutazione di ogni azione amministrativa sarà trasparente, onesta e volta al vantaggio dei più e non di pochi (potenti) allora, chissà, i dem più “ sani”, liberi dalla pattuglia di Renzi e compagni, potrebbero addirittura andare al voto in alleanza con i 5Stelle che dell’”altra politica” (e non già antipolitica) sono i più fieri interpreti.

 

L’avvio, con la squadra dei ministri non promette proprio meraviglie per <il popolo>. Sopratutti ha lasciato di stucco la poltrona delle Infrastrutture alla renzianissima De Micheli, quella che Marco Travaglio ha definito <madame Turtelen> in evocazione della sua origine emiliana un po’ terra terra. La neo-ministra si sente già tanto potente da dare la linea (di Renzi) sulla Concessione autostradale ai Benetton (potenti finanziatori dei partiti della Prima Repubblica, Pd compreso) puntualizzando che nel programma c’è scritto solo <revisione>, non revoca. Pessimo inizio. E perché far entrare l’incompetente (ma renzianissimo) Guerini alla Difesa lasciando fuori l’ottima (e competente) ministra Trenta?


Con questioni in ballo delicatissime come la Tav, la Gronda di Genova (altro regalo alle lobby del cemento con i soldi pubblici) e, in primis, la questione delle concessioni ad Autostrade (i Benetton) che i 5Stelle, doverosamente, continuano a voler revocare, mentre la ministra ha già cercato di annacquare, non sarà facile per Di Maio e compagni tenere il punto. Il braccio di ferro tra i due alleati per forza costituzionale diventerà estenuante. Reggeranno? Non si può dire.


Cos’ come dare a Teresa Bellanova, altra renziana della prima ora, è sembrato un altro rospo difficile da digerire. E non certo per come si veste (male, ma è un suo diritto).


La signora si è distinta proprio nel governo presieduto dal Matteo “bomba”  come sottosegretario allo Sviluppo, ma delle occasioni di profitto dei “padroni” a tutto danno dei lavoratori, orgogliosa interprete di quel Job’s Act che annullava l’articolo 18 e legittimava i licenziamenti collettivi mandando in rovina decine di migliaia di famiglie. Unico vanto, la sua licenza media come unico titolo di studio, lei che era cresciuta facendo la bracciante nelle terre di Puglia. Almeno non si potrà più dire che è Di Maio quello ignorante con il suo “semplice” diploma.


Anche il ritorno di Franceschini al ministero dei Beni Culturali è sconcertante. Fautore dell’alleanza Pd 5Stelle ha preteso, ovvio, il suo ritorno al governo e proprio in quel ruolo che i più illuminati tra gli esperti del settore come “catastrofico”. Basti citare Vittorio Emiliani, presidente di Italia Nostra, che, con orrore, invocando la sinistra e i pentastellati a svegliarsi, riassume il giudizio su Franceschini come colui che<vuole trasformare i musei in macchine da soldi> e vuole sfasciare tutela e territori.


A Conte, dunque l’arduo compito di fare sintesi corretta da <difensore del popolo> tra le diverse spinte. Per ora sembra che 5Stelle e Pd cantino quella deliziosa canzone napoletana che dice: <Chi ha avut’ ha avut’ ha avut’…..scurdamm’c’ o’ passat’> archiviando le ostilità e cercando di tenersi uniti “a sinistra” (con Leu, molti ministri sono dalemiani) per “fare cose” come abbassare le tasse ai più poveri, sostenere i disoccupati con il reddito di cittadinanza, colorare la politica industriale di “verde” e digitale.

 

Anche per  Zingaretti e Di Maio non sarà facile. L’uno a richiamare i “propri” ministri alla sobrietà e collegialità” delle voci in omaggio al programma e sensibilità tra alleati, così come invocato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Evitando si suscitare reazioni indispettite che l’altro, Di Maio, divenuto ministro degli Esteri, farebbe fatica a trattenere.

 

 

Di seguito l’elenco dei nuovi 22 ministri di cui 9 alla prima esperienza. Sperando bene

Rapporti con il Parlamento

Federico D’Incà

Innovazione tecnologica e Digitalizzazione

Paola Pisano

Pubblica Amministrazione

Fabiana Dadone

Affari regionali e autonomie

Francesco Boccia

Sud e coesione territoriale

Giuseppe Luciano Calogero Provenzano

Politiche giovanili e Sport

Vincenzo Spadafora

Pari Opportunità e Famiglia

Elena Bonetti

Affari europei

Vincenzo Amendola

Ministeri con portafoglio

Affari Esteri e Cooperazione internazionale

Luigi Di Maio

Interno

Luciana Lamorgese

Giustizia

Alfonso Bonafede

Difesa

Lorenzo Guerini

Economia e Finanze

Roberto Gualtieri

Sviluppo economico

Stefano Patuanelli

Politiche agricole alimentari, forestali e turismo

Teresa Bellanova

Ambiente, tutela del territorio e del mare

Sergio Costa

Infrastrutture e trasporti

Paola De Micheli

Lavoro e politiche sociali

Nunzia Catalfo

Istruzione, Università e ricerca

Lorenzo Fioramonti

Beni e attività culturali e turismo

Dario Franceschini

Salute

Roberto Speranza