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Venerdì 27 Settembre 2019 20:24

DjFabo, Cappato <non punibile>. Suicidio assistito, non eutanasia

 

 



LRisultati immagini per dj faboa Corte Costituzionale salva Marco Cappato dal reato di induzione al suicidio nel caso Dj Fabo, un giovane artista rimasto tetraplegico e cieco e che aveva esplicitamente chiesto, capace di intendere e di volere di aiutarlo a porre fine alle sue sofferenze, impossibilitato com’era a tagliarsi da solo la gola o a bere un veleno. Il radicale Cappato decise di rispondere alla sua richiesta di aiuto e, accompagnato in una clinica svizzera, aveva fatto da “braccio” all’infelice premendo il pulsante che gli avrebbe permesso l’iniezione da sonno profondo con la successiva dolce morte. Un atto difficile da sopportare.

 

 

Eppure, impegnato politicamente sul fronte dell’eutanasia, Cappato tornò e si autodenunciò per creare “il caso” che potesse costringere la politica ad approvare una legge in materia. Dopo quattro anni di processo la Corte, cui era ricorso il giudice, ha ieri deciso che Cappato non è punibile, avendo assistito nel suo suicidio una vittima cosciente di quello che faceva, non sopportando più l’accanimento terapeutico che lo teneva in una vita di sofferenza atroce. Lo prevede la legge e il fatto di aver aiutato qualcuno a porre in essere un’azione della quale il malato era pienamente consapevole non può essere considerato reato. Niente a che vedere, dunque, con aver aperto la strada all’eutanasia, come il mondo cattolico e i più conservatori vogliono far credere.


La decisione della Corte riguarda, in sostanza, un caso specifico e molto circoscritto che non ha niente a che fare con l’eutanasia decisa magari all’insaputa del malato, in coma o meno, non in grado di esprimersi né di decidere della propria sorte, per ragioni egoistiche dei familiari che non sopportano di vederlo soffrire.


Una legge che consenta di staccare la spina in mancanza di precise richieste del malato o di certezza scientifica della morte clinica non ci sarà mai. Il suicidio assistito è, invece, nel silenzio delle stanze di casa o delle cliniche, pratica non tanto rara. Il merito di Cappato, se di merito si può parlare, è quello di aver tentato di salvare dalle pene giudiziarie i non pochi familiari che hanno, con estremo dolore, ceduto al gesto pietoso invocato dal congiunto disperato e determinato. Questo è tutto, se così si può dire. E non è poco. Ma da qui a vedere la strada spianata all’eutanasia ce ne corre.