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Mercoledì 02 Ottobre 2019 20:50

La Cina celebra 70 anni di crescita, a Hong Kong rivolte più violente

 

 


di Al.Fi.

 

 


La Cina celebra i settant’anni della Repubblica popolare comunista. Tanto tempo è passato da quando Mao Tze Dong proclamò,nel 1949, la vittoria nella guerra della popolazione cinese oppressa e affamata contro le forze nazionaliste al servizio delle potenze capitalistiche occidentali. Con una politica altrettanto illiberale (laddove è stato sacrificato l’individuo all’ordine sociale) Mao e il Partito comunista cinese sono riusciti a governare nel corso di questi anni un miliardo e mezzo di persone sparse in un territorio immenso e poverissimo per portarle, via via, a un benessere generalizzato: assicurando cibo, istruzione, servizi e dignità per tutti. Fino a questi ultimi decenni, quando, con riforme altrettanto rivoluzionarie come quelle della prima fase socialista, sono stati introdotti elementi di capitalismo sociale con possibilità di sviluppo per la libera impresa individuale e il libero mercato grazie alle quali si è concessa la possibilità di arricchimento visibile ormai in tutto il mondo. Industrializzazione, commercio con l’estero, speculazione finanziaria statale (con l’acquisto di titoli di Stati esteri, a cominciare dagli Usa), ammodernamento dei servizi, investimenti statali nella ricerca e nelle tecnologie di altissimo livello, espansione degli investimenti statali e privati in tutto il mondo  hanno completato il quadro della grande potenza economica (e non solo) che è oggi la Cina, il vero, grande rivale della potenza Nord Americana. Non stupisce dunque se, con le rivolte violente dei giovani in atto a Hong Kong (ex colonia britannica su territorio cinese, tornata dieci anni fa all’ovile con accordo politico) per ottenere democrazia politica, Pechino sospetti che siano sollecitate e provocate dai soliti agenti stranieri (dalla Cia all’MI6, si intende) delle potenze capitalistiche che mal sopportano la concorrenza economica del ex Paese dei Mandarini.

 

 

Nel giorno stesso della parata militare e civile delle celebrazioni <dell’orgoglio cinese> (ben meritato) la violenza scatenata dalle proteste per l’introduzione della libertà individuale e politica a Hong Kong, porta cinese sul mondo globale finanziario e commerciale e unica città cinese dalle forti disparità sociali, ha sortito l’effetto voluto di attrarre l’attenzione mondiale sugli scontri, oscurando del tutto il compleanno che si festeggiava a Pechino, occasione per vantare le conquiste della Repubblica popolare. La foto del poliziotto che spara a un ragazzino in procinto di colpirlo con un bastone da baseball si sovrappone alle migliaia di cinesi festanti, militari e non, che sfilano sulla piazza Tin AnMen di Pechino davanti alle autorità e alla popolazione con uno sfoggio straordinario di potenza militare.


Le manifestazioni pacifiche e violentissime al tempo stesso (sono stati usati contro la polizia perfino acidi corrosivi) di giovani e non che chiedono garanzie di democrazia individuale e politica, saggiate da decenni di governo britannico, sembrano non fermarsi e ripropongono niente di più e niente di meno i tanti scontri di protesta che si svolgono nelle capitali di ogni parte del mondo. Sarà alla fine il governo di Pechino costretto a far intervenire l’esercito per ripristinare l’ordine? Potrebbe succedere, ma sarebbe un vero problema. La Cina sarebbe costretta così a cadere “nella trappola” di venir additata dalle forze Occidentali come potenza tirannica e come tale “da salvare” con chissà quali interventi. Non sia mai.