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Venerdì 11 Ottobre 2019 08:15

Meno parlamentari, più efficienza e risparmi. La riforma è legge

 

 


di Agnese Blondì

 


Se pure fossero “appena” 100 milioni di risparmi all’anno sul miliardo e mezzo di spesa attuale, (500 milioni in meno sull’intera legislatura) non sarebbero davvero da buttare via, così come sono messe le casse dello Stato italiano. Il taglio dei parlamentari da 950 a 600 (400 alla Camera e 200 al Senato) approvato definitivamente ieri dalla Camera in quarta lettura – e quasi all’unanimità – porterà, dalla prossima legislatura, comunque dei benefici anche in termini politici, oltre che economici, con risparmi (di stipendi, uffici, collaboratori, assistenzialismi vari per i deputati assenteisti e improduttivi) utili ad aiutare gli italiani in difficoltà. Per il governo, con il Pd riconvertito dopo l’alleanza con i 5Stelle, è un ulteriore punto a favore nello sforzo di rendere il Paese più efficiente, anche in termini di minori lungaggini nel lavoro legislativo. Con gruppi di lavoro, le Commissioni, più snelli e le aule meno ingolfate di eletti spesso utili soltanto a schiacciare un bottone e prendere per questo migliaia di euro di stipendio al mese, l’iter delle leggi sarà certamente più celere. Almeno si spera.


Era uno dei cavalli di battaglia dei 5Stelle questo passaggio della riduzione dei parlamentari, ma, soprattutto, dei dieci milioni di italiani che anche per questo li hanno votati. Sono riusciti a convincere, da isolati che erano (a parte qualche strillo dell’estrema destra che invocava la stessa misura, ma con un’idea dittatoriale del problema) tutte le forze politiche, anche le più riluttanti come le formazioni piccole e piccolissime (guidate da antichi leader democristiani come Pierferdinando Casini) che si vedevano scomparire con l’asciugarsi delle poltrone. Infatti a votare contro sono stati i “quattro gatti” dei Radicali che, con numeri così ridotti di seggi potrebbero restare fuori dal Parlamento e chiedere il favore di “migrare” verso altri partiti.


Perfino Forza Italia, ormai ridotta al 6/7%, si è trovata d’accordo votando a favore, preoccupata di fare una figuraccia con il sentimento popolare maggioritario che vede con favore la riduzione di quelli che considera i tanti mangiapane (e caviale) a ufo, a spese dei contribuenti. Non male come successo politico di quegli <ignoranti>, <incapaci>, <incompetenti>, <stupidi> rappresentanti 5Stelle (per l’80% fior fior di professionisti)  come ancora qualche testa quadrata di militanti Pd definisce i rappresentanti del Movimento.


Sulla legge di riforma costituzionale, che non era riuscita nemmeno a quel panzer (a parole) di Matteo Renzi, potrebbe soltanto pendere l’alea del referendum popolare previsto nel caso in cui la maggioranza parlamentare che l’ha approvata non fosse sufficiente. Non lo sarebbe, a rigor di norma, dati i voti contrari precedenti all’ultima lettura di questo scorso 8 Ottobre. Tuttavia la maggioranza schiacciante di quest’ultima votazione fa scartare questa ipotesi. Chi si rimangerebbe il <sì> appena dato? Giusto i Radicali, appunto, che intendono proporre l’abrogazione della legge con referendum.


Dato per scontato, dunque, che il referendum non ci sarà – e che se ci sarà sarebbe una conferma – gli italiani saranno finalmente in grado di non sprecare soldi pubblici in poltrone buone soltanto a essere scaldate dai furbetti di turno o da lobbisti sotto mentite spoglie. Certo, ci sarà un problema di rappresentanza, visto che con un numero di parlamentari più ridotto, restando così la legge elettorale, ogni deputato andrà a rappresentare almeno 15omila elettori. Troppi. Con una riforma dei collegi si può correggere questa stortura, soprattutto al Senato.


Con meno onorevoli e senatori, inoltre, sarà più facile avere una legge elettorale proporzionale che sia rappresentanza politica più aderente alla realtà rispetto alla confusione del maggioritario, ma meno adatta all’ingresso in Parlamento di partitini del 2/3% che prendono in ostaggio il Paese su provvedimenti che saranno sgraditi a pochi eppure utili alla maggioranza dei cittadini. Questa riforma in sostanza rende un buon servizio a una gestione più trasparente, operosa e efficiente della cosa pubblica sotto vari aspetti. Ben fatto.