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Martedì 15 Ottobre 2019 19:56

Siria, giravolta Usa. Ora Assad è buono e difende i curdi dai turch

 


di Rocky

 


Trump se ne va dal Kurdistan e abbandona i curdi al loro destino: essere massacrati dalla Turchia dei genocidi, Sarà Assad, ex arci-nemico di curdi e Usa alleati, non più <diavolo<> dittatore, ad aiutarli. E’ la geopolitica, bellezza. La politica del business planetario che come un magma oleoso copre e scopre territori e popolazioni da avere come amici, da sfruttare o da eliminare con qualche colpo ben assestato da bombe e armamenti. Con danni umani di eserciti e popoli digeriti facendo spallucce. Una politica di cui si fanno protagonisti quasi assoluti gli Stati Uniti, la potenza dal più alto indice di produzione delle armi, che produce l’abituale paradosso propagandistico con il quale i governi e i leader del Medio Oriente, in particolare, sono di volta in volta additati come buoni o cattivi e, dunque, meritevoli di essere attaccati e distrutti. Avendo già pronti personaggi più morbidi verso le convenienze della Casa Bianca da far sedere sulle poltrone di questo o quel governo.


Ieri era l’Iraq (laddove Saddam era prima un presidente laico e moderno, poi il nemico numero uno del mondo), poi la Siria, finita nel mirino di Trump come <Paese canaglia>. Prima, in senso nemmeno tanto lontano, Bashar Al Assad, presidente regolarmente eletto, era un presidente amico, poi, quando ha mostrato la sua indipendenza facendo accordi economici e petroliferi con la Russia (vedi archivio) diventato il diavolo in persona, l’uomo che massacra il suo popolo con le armi chimiche (accuse mai provate).


Oggi tutto è stato dimenticato.  Diventata per Trump la guerra ai terroristi <inutile> , sconfitti anche grazie ad Assad, l’esercito di Trump può permettersi di abbandonare il campo e gli stessi curdi del Kurdistan, al confine tra Siria e Turchia, in balìa del feroce Erdogan. Hanno combattuto Daech, ma anche sostenuto i ribelli siriani anti Aassad armati dagli Usa. Ora Trump li abbandona da un giorno all’altro e la saga dei voltafaccia è compiuta. Il Grande gioco è paradossale. E mentre gli Stati “giocano”  la gente muore sotto le bombe.


Paradosso per paradosso è ora proprio l’esercito di Assad, fino a ieri nemico giurato e combattuto sia dai curdi che dagli Usa, a difendere questa popolazione che vive, non foss’altro per questo, in territorio siriano, accolta sul confine con la Turchia dopo la diaspora e le persecuzioni patite per mano dei turchi.


Il capovolgimento di fronte della Casa bianca è, dunque, completo. E chi se ne frega se i curdi, per la verità alquanto turbolenti e tendenti a mettersi sul mercato al primo offerente (come i presunti ribelli democratici siriani)  è finita così in balìa delle vendette del dittatore islamista di Istanbul, Erdogan che li vede come il fumo negli occhi da sempre. Per non dire che uno degli effetti prodotti alla fine è proprio la liberazione di tanti terroristi imprigionati nelle carceri curde di città, in fuga dai bombardamenti della Turchia. Che Erdogan volesse proprio questo?


Trump ora corre ai ripari, visto il risultato pessimo della sua alzata di testa. Fa telefonate infuriate all’alleato (nella Nato) turco,  per bloccare la guerra ai curdi intrapresa in questi giorni che ha già prodotto un migliaio di morti. Ora Trump minaccia sanzioni miliardarie commerciali alla Turchia se non la chiude lì. Forse potrà sortire qualche effetto positivo. Resta che il guaio è stato fatto.


Così, mentre l’Europa ci pensa su, anche l’Italia ha fatto le sue mosse, eticamente più azzeccate. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha firmato il decreto che vieta la vendita di armi (non poche) alla Turchia. Una mossa che evoca una critica di fondo alla guerra, a tutte le guerre, nel rispetto della nostra Costituzione. Per i pacifisti di tutto il mondo è un bel segnale.