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Mercoledì 13 Novembre 2019 20:27

Venezia, il sindaco leghista si appella agli italiani. Che faccia tosta



di Ch.Ci.



Venezia è finita sott’acqua. Di brutto. La marea è salita fino a 1.87 centimetri, poco più bassa della più alta del 1966 quando  si verificò una vera e propria alluvione. Quelli un po’ più bassi avrebbero dovuto nuotare invece che camminare e affogare. Le immagini si dicono spaventose, catastrofiche, con distruzioni inimmaginabili. Sarà. In fondo, lo si vede anche delle immagini, i veneziani sono abituati a camminare su ponti e tutti i negozi e i palazzi sono dotati di paratie, così come sono provvisti di stivali in ogni casa, con gran vantaggi dei venditori e dei produttori del genere. Gli aggettivi forti usati stridono per una città che notoriamente, con i cambiamenti climatici estremi cui stiamo andando incontro, è tra quelle destinate ad affondare, se non si mette mano a qualche difesa. Come Giacarta, Abu Dabi, Alessandria, Miami e via dicendo. Qui stanno innalzando argini, muri, barriere. A Venezia, dove la marea invade da sempre la città ed è una delle sue attrazioni turistiche, si è fatto poco e niente. Il Mose, il sistema di muri mobili sommersi che dovrebbero alzarsi in presenza di alta marea, è solo stato occasione di corruzione degli amministratori veneziani e nient’altro. Ora il sindaco leghista, Brugnaro e il presidente della Regione, Zaia, grandi difensori dell’autonomia del Nord <perché siamo più bravi ed efficienti> spargono lacrime di coccodrillo e chiedono aiuto non soltanto allo Stato, a Roma, (loro che vantano la propria ricchezza con orgoglio da bar) ma gli italiani, cioè al Sud che tanto schifano. Ma che faccia tosta.