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Sabato 16 Novembre 2019 17:59

Marea a Venezia, il piagnisteo dei colpevoli. E i contribuenti pagano

 

 


di Ag.Bl.

 

 


Il fenomeno è connaturato alla natura stessa della città sorta su un isolotto tra i tanti in mezzo a una laguna. Dal tempo dei tempi Venezia si allaga e su questo ha persino costruito la sua fortuna turistica. Una fortuna che ha trasformato la città in un parco giochi per il mondo intero, un lunapark assediato da folle sciamanti e ingombranti che hanno reso invivibile la città per i suoi stessi nativi e residenti, fuggiti altrove nel 70 per cento dei casi a cercare un po’ di pace. All’acqua alta i veneziani sono abituati e hanno i loro sistemi di allarme per correre ai ripari in tempo utile. Questa volta è stata più alta del solito e palazzi, strade, negozi, tutti provvisti di assicurazione, si sono allagati di più del solito, mentre i venditori di stivali da pesca si sono arricchiti più del solito vendendo anche a 70 euro prodotti che ne valevano 10 o 20. Tutto qua. Nemmeno la tanto pianta basilica di San Marco, gioiello dell’umanità, pare non sia stata tanto danneggiata come sembrava dai funerei e interessati allarmi delle prime ore. Ebbene, grazie al circo mediatico che ha visto come una manna per le vendite e l’audience la marea veneziana, con gran faccia di bronzo sentiamo il presidente della Regione Veneto e il sindaco della città, leghisti della prima ora, fieri testimonial dell’autonomia fiscale da Roma, a danno del Sud pasticcione, chiedere allo Stato, a Roma, da cui vogliono separarsi, un miliardo di risarcimento danni. Inaudito.


A battere cassa sono gli stessi che hanno partecipato al banchetto del Mose (il forzista governatore del Veneto, con maggioranza leghista, Galan fu beccato con le tangenti in bocca) e hanno impedito che venisse completato quel sistema di barriere avviato nel 2013 e a oggi ancora al 90 per cento delle capacità e non collaudato. E’ costato fino ad ora 8 miliardi. E nessuno sa se è un’opera davvero utile. Lanciato nel 1988 da un consorzio di imprenditori è stato scelto scartando soluzioni molto più utili e meno costose solo per far girare soldi pubblici, finiti nelle tangenti. Responsabili di tutto questo: amministratori di Pd, Lega e Forza Italia.


Non diamogli una lira, signor presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Non li meritano, né il Comune di Venezia, tra i più ricchi d’Europa, grazie anche ai noli delle grandi navi che attraversano i canali in maniera spudorata (40 milioni) né i commercianti veneziani che armano un piagnisteo ingiustificato, visti i fatturati turistici da capogiro.


Che si vaglino bene i veri bisogni dei più deboli, ma non si usino i soldi degli italiani per aiutare chi falsa la realtà ad arte, magari sottraendoli a voci di bilancio che, al contrario, sostengono una manovra finalmente rivoluzionaria sul fronte della visione futura del Paese, in favore dell’Ambiente, con meno tasse e con un welfare sostanzioso a favore della classe piccola e media, impoverita con la grande crisi del 2008 e dai provvedimenti successivi per salvare solo i grandi patrimoni, a danno del benessere della popolazione.


Per ora sono stati stanziati nell’immediato già 20 milioni con l’indicazione di erogare 5mila euro per i danni più lievi e 20mila per i più gravi. Che ci si fermi là, ben controllando che non ci siano milioni di euro depositati in banca, che le tasse siano state tutte pagate, che non ci siano anche assicurazioni private che liquidano sostanziosi risarcimenti. Per il resto, tirino fuori i soldi i veneziani e i loro governanti leghisti per cui hanno votato.