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Domenica 01 Dicembre 2019 10:34

Block fryday vs Black fryday, il consumismo che distrugge la Terra

 


 

di Rocky

 


 

Risultati immagini per manifestazioni clima no black friday

La marea di giovani che scendono in piazza per difendere il pianeta ed esortare tutta la comunità umana a non sprecare le risorse della madre terra è un bel vedere. Greta Tunberg, la giovane svedese che ha dato il via con il suo impegno di strada, ormai non c’entra più niente. Tanti ragazzi prima di lei e dopo di lei sono impegnati a partecipare alla vita pubblica con una battaglia etica, sociale ed economica insieme (l’inquinamento porta alle catastrofi ambientali che costano ai popoli migliaia di miliardi) vitale per l’umanità al di là delle beghe politiche contingenti. Ancora di più valida per aver accostato alla battaglia ambientale quella più che necessaria al consumismo sfrenato che, in nome del dio danaro e di una fatua vanità, distrae le coscienze (a vantaggio esclusivo degli affari degli affaristi) e porta alla distruzione dell’equilibrio della Natura.

 

<Block friday> è stato uno degli slogan più gettonati delle manifestazioni che in tutto il mondo lo scorso venerdì hanno portato in piazza milioni di ragazzi perbene. In spregio a quell’americanata (con tutto il rispetto per gli americani) di <Black friday> che dagli States è dilagato in tutto il mondo e che soltanto a New York ha fruttato sette miliardi di dollari d’affari.

 

Una manipolazione commerciale ben congegnata che, con un ritocco dei prezzi al rialzo dei prodotti in vendita a inizio stagione, fa credere di ottenere sconti sostanziosi che sconti non sono, ma hanno la particolarità di far correre i consumatori agli acquisti, tanti acquisti, con l’idea di fare un affare che affare, per chi compra, non è.

 

Questo non vuol dire che i giovani ambientalisti abbiano un’avversione ideologica al consumismo. Tutt’altro. Il ragionamento è del tutto razionale e riguarda lo spreco di risorse naturali necessarie a ottenere ciascun prodotto di consumo, necessario o meno, alla vita di questi tempi.

 

Se si pensa soltanto allo spreco di acqua per produrre in agricoltura quantità di cibo esagerate a beneficio del mondo sviluppato (mentre quello povero muore di fame) che sta prosciugando fiumi e laghi, con l’incubo di prossime siccità, la difesa dell’ambiente è per forza di cose strettamente legata a un minor consumo di prodotti. O quantomeno a un consumo più rallentato e dilatato nel tempo di quel surplus di cibo, abbigliamento, tecnologie di cui disponiamo e che utilizziamo in modo eccessivo e bulimico.

 

Per produrre un solo chilo di carne bovina sono necessari oltre quindicimila litri di acqua (!), mentre per un solo chilo di pane vengono usati, nella filiera completa dal campo di grano alla pagnotta, più di sedicimila litri(!). Circa diecimila per una tazzina di caffè e altrettanti per le componenti di un solo cellulare. Quanto potrà durare? Ancora poco. Già nel 2030 a causa della penuria d’acqua le migrazioni umane saranno imponenti (si calcola in 27 milioni dall’Africa all’Asia Orientale) e per avere acqua si intensificheranno le guerre. <Per l’acqua ci saranno i prossimi conflitti>, ha ammonito anche il Papa durante la sua visita in Giappone.

 

L’accostamento della difesa del pianeta all’eccesso di consumo è dunque doveroso e razionale. Addirittura scientifico. Dire <devo comprare vestiti, dei mie soldi faccio quel che voglio, questo è un Paese libero>, come ha fatto la signora di New York inviperita per aver trovato il centro commerciale chiuso causa manifestazione ambientalista e anticonsumistica, è ormai una vera sciocchezza da ignoranti.

 

E’ necessario rinunciare un tantino a queste libertà se si vuole salvare il pianeta così come è oggi. E che l’abbiano capito questi giovani combattenti è una fortuna. Saranno loro a mettere a posto le cose. Almeno si spera.