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Mercoledì 04 Dicembre 2019 19:23

Conte “il bello” incubo di Salvini, ma sul Mes perde ancora la partita

 

 

di Agnese Blondì

 

 

L’accusa al premier Giuseppe Conte, gridata al mondo nel suo solito modo da chiacchierone da bar, era addirittura di <alto tradimento>.  Senza mezzi termini Matteo Salvini, senatore e leader della Lega, aveva sostenuto che, di nascosto ai suoi ministri del governo Conte 1 (5Stelle-Lega) e al Paese sul quale si sarebbero scatenati gli effetti nefasti per risparmi e conti correnti, spinto dall’interesse personale di <mantenimento della poltrona> il presidente del Consiglio avesse firmato l’accordo per un provvedimento Ue che si chiama in italiano Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e in inglese European Stability Mechanism (Esm),  organizzazione finanziaria nata nel 2012 dopo il disastro della Grecia, che, nella sua riforma voluta proprio per le storture dell’epoca che aveva affamato Atene,  avrebbe fatto fallire gli italiani e rubato i soldi dai conti correnti. E’ stato sbugiardato su tutta la linea dal premier, dal carattere “fumantino” pugliese e incavolato nero per le <falsità> diffuse, con una comunicazione pubblica, prima alla Camera, poi al Senato, con una sfilza e inattaccabile documentazione (a disposizione negli atti parlamentari) di riunioni, discussioni, consultazioni (se ne sono contate ben 27) con tutto il governo e con tutti i ministri compresi quelli della Lega che hanno sempre condiviso ogni passaggio dell’iter politico. Fino all’ultima riunione del 12 Giugno 2018 quando, ancora una volta, i ministri della Lega e i suoi deputati avevano dato via libera e condiviso i passaggi in corso sulle nuove regole da dare a questa organizzazione finanziaria comune europea, una sorta di assicurazione per salvare i bilanci degli Stati europei, con prestiti dal fondo comune, in caso di attacco dalle speculazioni finanziarie. Peggio.

Dato per scontato l’accordo già concluso sia da Bruxelles che dal premier si è saputo che nemmeno l’accordo è già concluso e che ci saranno ancora mesi di discussione prima di decidere. Quante bugie da questo Salvini. Ha una tale paura (politica, s’intende) di Conte, ritenuto persona seria e affidabile in Italia e all’estero e dei buoni risultati del suo governo (ultimi dati Istat dicono che gli italiani stanno meglio, che, grazie al Reddito, l’indice di povertà è sceso del 60% e i posti di lavoro saliti del 40) che cerca in ogni modo di colpirlo per toglierlo di mezzo (politicamente, s’intende).

 

Con Conte alla guida del governo, tanto elegante e borghese, onesto, rigoroso, affascinante e simpatico, hai voglia a inventare nefandezze per colpirlo. Nella gara tra lo zoticone e il principe il popolo, tornato con la pancia piena, alla fine potrebbe decidere che lo zoticone può andare a farsi benedire.    

 

Ancora una volta, dunque, la sua  bagarre politica è stata scatenata sul nulla, a sentire i fatti riportati da Conte, soltanto per una sconsiderata propaganda contro il governo (ad uso e consumo delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna), questa sì <dannosa per il Paese> e per i risparmiatori. Grazie a queste notizie false e al polverone sollevato gli effetti sui mercati sono stati immediati, lo spread è salito di 30 punti in poche ore e i soliti speculatori ne hanno approfittato (<invece di querelare Salvini per le accuse infamanti – ha esortato il senatore a vita Mario Monti-  lo si indaghi per aggiotaggio>) per fare un po’ di soldi, complice la Lega, sulle spalle dei contribuenti italiani.

 

Quella di cui si discute in sede Ue è una riforma del Mes utile proprio a non commettere più gli errori compiuti con la crisi della Grecia alla quale Ue e Fondo monetario internazionale avevano tolto l’ossigeno per respirare pur di consentire il pagamento del debito contratto con le banche tedesche “necessario” a realizzare una serie di investimenti pubblici faraonici del tutto improduttivi e sbagliati, a cominciare dalle Olimpiadi del 2008 costate allo Stato greco quasi 25 miliardi che non sono mai rientrati.

 

Allora il fondo, istituito con il versamento di soldi degli Stati membri (l’Italia pagò una quarantina di miliardi), veniva gestito da rappresentanti, per lo più tedeschi e francesi,  della Commissione Ue (la famigerata troika) e dal Fondo monetario internazionale, gestito senza pietà dalla francese Cristine Lagarde, oggi pentita della strage (metaforica) compiuta in Grecia con i sacrifici ineguagliabili e depressivi imposti alla popolazione pur di far rientrare i creditori dei loro prestiti. Grazie, forse, al suo pentimento siede oggi sulla poltrona di governatore della Banca centrale europea e ha giurato che <seguirà le politiche di Mario Draghi>, l’ex governatore, l’italiano che ha salvato comprando titoli italiani a più non posso i bilanci di Roma, Lisbona, Madrid e via dicendo.

 

Anche l’allarme sulla costituzione di questo organismo europeo finanziario, con un capitale di oltre 700 miliardi da prestare agli Stati membri in difficoltà e su loro richiesta, non ha ragione di essere più di tanto. Intanto a gestirlo saranno degli amministratori nominati dai governi che vi partecipano, poi niente Fmi, ma Bce e Commissari della Ue che avranno le direttive dai consigli dei ministri dei Paesi aderenti. Niente burocrati, dunque, né troike affama-popoli.

 

Come ogni consesso che cerchi un accordo protettivo ciascuno mette un po’ di quello che può: il più ricco, la Germania, dovrebbe dare il 30%  la Francia il 27, l’Italia il 17 e così via, giù giù fino a al 2% di Cipro. Per stabilire chi tra gli Stati sia in difficoltà e se abbia diritto a questo sostegno comune, nonché di quanti soldi abbia necessità, c’è la Commissione congiunta tra Unione europea e Banca centrale europea. Certo, se uno Stato va in bancarotta perché spende e spande oltre le proprie possibilità per avere aiuto deve mettere la testa a posto e correggere le proprie spese. Avrà così la possibilità di ristrutturare il debito e pagando magari meno del dovuto.

 

E’ questa una delle parti dell’accordo in discussione più controversa, dato il debito pubblico italiano abbastanza grande (132 miliardi) e destinato a salire ancora se si dovessero versare, per partecipare al fondo salva-Stati, i 120 miliardi assegnati al BelPaese. Lo stesso discorso vale per che cosa si intenda per ristrutturazione e quali provvedimenti di austerità potrebbe imporre al nostro Paese pur di abbassare il debito pubblico. E’ tutto ancora in discussione, ma una delle clausole citate nella riforma in atto riguarda proprio anche l’Italia che, come Paese “azionista” verrebbe escluso da quest’obbligo di ristrutturazione.

 

Su queste e altre clausole tecnico- politiche hanno dubbi anche i 5Stelle che, però, sono impegnati a spingere per un buon accordo piuttosto che avversarlo in toto, prendendo chilometri di distanza dalla propaganda personale e un po’ buffonesca del loro ex alleato leghista.

 

<Il Mes è una garanzia proprio per i risparmiatori italiani>, ha scandito in Aula il capogruppo del Pd al Senato Graziano del Rio smontando una a una, dal suo punto di vista. Con lui tanti economisti indipendenti (da Giampaolo Galli a Paolo Massese) stupiti per il clamore armato su uno strumento ritenuto di buon auspicio, una buona occasione di riforma per mettere al sicuro, con questa assicurazione Salva-Stati, i soldi degli italiani. Del resto, come tanti giornalisti corrispondenti esteri hanno confermato, siamo gli unici a fare questa discussione polemica. In nessun Paese europeo, nemmeno nella disastrata Grecia, ne parlano tanto. Loro, per fortuna, non hanno un Borghi e un Salvini tra i propri residenti.

 

Gli allarmi complottisti (spinti da leghisti senza scrupoli) che vogliono l’Italia nel mirino dei poteri finanziari di pochi  (francesi, tedeschi e americani?) che vorrebbero fare una boccone della nostra economia per togliere di mezzo, con il fondo finanziario europeo, un pericoloso concorrente globale fanno in questo caso un po’ sorridere. L’Italia è già stata “divorata” nelle sue eccellenze produttive (dal lusso all’alimentare) dalle multinazionali straniere e non ci sarebbe certo bisogno del fondo-salva Stati per distruggere la ricchezza italiana. Prosit.