PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Dicembre 2019 21:25

Inps, dove la legge non vale per le orfane di “femminicidio”

 

  

di Giacinta Pezzana

 

 

L’ideologia sta contaminando pesantemente le istituzioni. Ha fatto molto clamore il caso di due ragazzine orfane di madre e di padre alle quali l’Inps ha chiesto (e poi ritrattato) un risarcimento di oltre centomila euro dopo che avevano percepito (evidentemente illegalmente) l’indennità di malattia di un uomo, fidanzato della madre, uccisa dall’ex- marito. <Un atto dovuto>, ha spiegato il presidente dell’Inps, facendo riferimento al fatto che le due ragazzine non avevano nessuna legittimità ad ottenere quei soldi dall’Inps. Affrettandosi, però, il presidente, a spiegare che non avrebbe mai dato seguito all’ingiunzione. Per giusta e umana comprensione da parte dell’istituto delle difficoltà delle ragazze rimaste sole e senza mezzi, orfane di madre (e di padre, ma questo non vale)? Per impossibilità oggettiva, dunque, di recuperare il credito, come previsto anche dal fisco?Niente di tutto quanto rientra nella normale procedura di bilancio, legale, dell’Istituto. Perché?, direbbe il popolo bue. Perché a loro sì e a mio figlio orfano di padre per malattia, per incidente stradale, per omicidio, no? Perché non a tutti i ragazzi orfani, di padre o di madre, o di entrambi, che siano? <Oibò!, perché è un femminicidio>, è la risposta. La mamma è stata ammazzata da un uomo e allora vale di più.

Se l’avesse ammazzata una donna, o un trans, un omosessuale, non ci si sarebbe fatto caso. Peggio: di tutti quei figli minori che restano orfani per altre disgrazie non ce ne curiamo più di tanto. Ma visto che la mamma è vittima di un uomo, morto anche lui, suicida, della legge ce ne possiamo fregare. <Si rischia la barbarie istituzionale>, ha il coraggio di ammettere, ma sottovoce, un professore di diritto che vuole restare anonimo. E al razzismo di genere. Valutazioni più ampie e documentate sull’argomento si possono trovare nell’ archivio di questo Post alla voce femminicidio.

 

Nessuno ha mai raccontato né approfondito la dinamica di quella tragedia, come di tutte quelle che vengono sbrigativamente definite”femminicidio” solo perché a morire è la donna. Che anche il padre sia morto, come in questo caso, non conta nulla. Si sceglie, orgogliosamente, di “sputare” addosso al cadavere di sesso maschile come se non fosse nemmeno un essere umano, padre fino a quel momento esemplare, fuori di testa per quelle che riteneva soprusi dell’ex moglie, ben felice, lei, della nuova storia d’amore con un altro uomo, ferito nella furia omicida dell’assassino suicida. Il morto maschio non merita nessuna pietà.  

Che umanità è questa?, ci si chiede nella più assoluta clandestinità. E che legge è questa, se, può essere ignorata di fronte a una levata di scudi ideologica, addirittura condivisa e annunciata persino dalla più alta carica dello Stato. <Anche mia sorella maggiore fu uccisa dal marito, vittima di femminicidio>, spiega il presidente dell’Inps a sua completa adesione sudditanza all’ideologia neo-femminista. Avviando così una nuova fase delle regole e delle leggi dell’istituto: la deroga per motivi personali del presidente.