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Venerdì 24 Gennaio 2020 19:09

Movimento 5Stelle, Di Maio non ci sta e si dimette da capo politico

 

 

 

 

Luigi Di Maio, 33 anni, arrivato, in pochi anni di militanza politica nel Movimento 5 Stelle, ai vertici dello Stato, oggi ministro degli Esteri del governo Pd-5Stelle presieduto da Giuseppe Conte, si è dimesso da capo politico del Movimento divenuto, anche grazie a lui, il primo partito del Parlamento. Era stato eletto tale tre anni fa, a furor di militanti.

 

Il ragazzo ha tempra e volontà (gran lavoratore, sgobbando tra politica e ministero fino a 24 ore al giorno, talvolta) e come tutti i personaggi forti e onesti ha suscitato molte invidie e gelosie nel popolino, soprattutto, degli eletti pentastellati, afflitti in gran parte da egocentrismo vanaglorioso.

 

Molti di loro, saliti sul carro della popolarità “grillina” per mettere in mostra se stessi e non per contribuire a fare buone leggi in favore del bene comune in tutta umiltà (in primis quel De Falco “furbastro” del caso Schettino-Costa Concordia) , non hanno esitato a creare problemi ad ogni decisione del leader, tanto per mettersi in mostra, lasciando il Movimento e sedendosi sulle poltrone del gruppo Misto. 

 

Lo hanno fatto in quindici, circa, adducendo contestazioni mai espresse nelle riunioni, ma ben pubblicizzate con i giornalisti, in perfetta autopromozione. Nessuno ha mai pensato di tornarsene a casa, però. Tutti hanno preferito cambiare poltrona e continuare a intascare lo stipendio da parlamentare, senza l’obbligo di autotassarsi in favore delle piccole e medie imprese, secondo la regola del Movimento approvata per farsi eleggere e poi smentita alla prima convenienza. Di Maio, alla fine, non ha più retto a questa saga di bassa “lega”  e ha gridato il suo <non ci sto>. E ha fatto bene.

 

Nel suo bagaglio, da ministro dello Sviluppo economico, tante leggi in favore dei diritti dei lavoratori, contro il precariato dilagante, che hanno portato all’aumento del 111 per cento dei contratti a tempo determinato,  dicono i dati più recenti dell’Istat.  Anche l’occupazione è salita al 59%, ai livelli record degli anni ’70 del secolo scorso.

 

Grazie a lui i più poveri possono fare una spesa decente per dar da mangiare alla famiglia con il reddito di Cittadinanza.  E , ultimo ma non meno importante, tra l’altro, la legge sul taglio dei parlamentari inutili e la riduzione degli assegni esorbitanti e  dei vitalizi per i pensionati d’oro. <Sarà per questo - ha ipotizzato - che la Lega ha fatto cadere il governo sperando in elezioni anticipate>.

 

Rimane, per fortuna ministro degli Esteri, garantendo così al governo la sua tenuta, con senso di responsabilità verso le istituzioni. impegnato a cucire la tela dei rapporti internazionali a favore della pace in Libia e in Medio Oriente. Tanto da guadagnarsi il commento benevolo di Angela Merkel che nel salutarlo all’ultima conferenza europea sulla Libia gli ha rivolto un <Mi hanno parlato molto bene di lei>. Una persona seria e rigorosa, la conclusione.

 

<Non mollerò>, è stata la conclusione di Di Maio a chi gli chiedeva di non lasciare la guida del Movimento. Vorrà riproporsi agli Stati generali dei 5Stelle (quello che gli altri partiti chiamano Congresso) convocati a Febbraio per discutere sul futuro? Si vedrà. Intanto a reggere il Movimento è stato chiamato Vito Crimi, il senatore che si mise in luce tra i primi con la sua intransigenza sui princìpi del gruppo.

 

Che Crimi “reggerà” fino a sostituire Di Maio nella leadership pare improbabile. Altri nomi sembrano più adatti, a cominciare dal sempre verde Di Battista. Sarà l’occasione per una rifondazione della vita a 5Stelle in crisi per i voti mancati a tutte le elezioni regionali? Si vedrà.