Stampa
Lunedì 03 Febbraio 2020 17:41

Che iattura, inizia il Festival di Sanremo. Meglio cambiare canale

 

 


di Rocky

 

 


Risultato immagini per foto festival di sanremoMentre il mondo è minacciato da un virus di polmonite letale, da un ambiente sempre più degradato e pericolosamente sofferente, da guerre e crisi politiche, sociali ed economiche in ogni dove, come una tassa che tartassa è arrivato il Festival di Sanremo. La settantesima edizione.  Grande affare per discografici, cantanti, giornalisti, critici musicali, vecchie glorie riesumate che vedono rinverdire un po’ di entrate Siae con la messa in onda delle loro canzoni dimenticate: tutti chiusi nel loro circoletto a parlare e straparlare di cose di cui alla gente comune importa poco e niente. Dai critici musicali ben pagati, il festival della canzone italiana ammorberà l’aria dei telespettatori e radio ascoltatori Rai per giorni e giorni. Meno male che ci sono centinaia di canali tv alternativi (benedetta la concorrenza) dove rifugiarsi, a piacere, per scansare questa iattura.


Decine e decine di milioni di euro che, si spera, verranno recuperati dalla pubblicità martellante, vengono spesi per pagare una faraonica macchina da show, messa in campo a uso e consumo delle case discografiche, le beneficiarie ultime, con i propri artisti, di questo can can musicale ed affaristico. Un faraonico spot pubblicitario di manipolazione delle menti, che sta occupando ogni spazio della comunicazione pubblica di cui l’umanità potrebbe fare volentieri a meno. “Boicottate Sanremo” è l’appello di tanti che non esitiamo a fare nostro.


Così, dai Tg ai Gr e perfino agli Onda Verde, tutto viene asservito a questo evento una volta seguito da milioni di italiani più per ammirare le toilette delle dive della canzone che per ascoltare musica nuova (cosa che si può fare benissimo in radio senza tanti fronzoli), oggi per guardare qualche coscia nuda e un po’ di battute sceme. Delle canzoni, giustamente, importa niente a nessuno, tanto di solito sono brutte, si sentono male e non si vede intimamente ragione di star a guardare uno, o più, che cantano quando si potrebbero semplicemente “ascoltare”, se proprio se ne sente il bisogno.


Dieci conduttori (e altrettanti cachet milionari), tra cui un solo uomo, Amadeus, simpatico maitre de “I soliti ignoti”. Le altre tutte donne, bionde, del mondo dello spettacolo, una “moglie di” (Valentino Rossi, modella dal mento molto lungo e appuntito), ma soprattutto due giornaliste del Tg1. Già, l’informazione della Rai si è talmente fusa con lo spettacolo da non mascherarlo nemmeno più dietro la doverosa patina di indipendenza. Il Tg1 sembra completamente nelle mani della Rete e delle sue regole.


Lunghi collegamenti con la baldoria festivaliera, con i vari Fiorello o Mollica (ma quello davvero fa il giornalista?) che rubano minuti alle notizie, dialoghi autoreferenziali tra giornalisti e cabarettisti festivalieri con scambi di saluti a mostrare quanto siano amiconi, esaltazioni sbracate del fatuo nulla, giornaliste  soubrette pronte a sfilare sul palcoscenico come dive: ecco cosa ci offre ogni giorno l’informazione Rai, per meglio dire, l’informazione del Tg1.


Quale obiettività potrà mai più garantire così quel telegiornale? Nessuna. Intervenga l’Ordine dei giornalisti e chiedo chiarimenti. Ne va dell’autorevolezza della professione, sempre più degradata e asservita al business. O bisognerà arrivare a boicottare anche il TG1?