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Giovedì 27 Febbraio 2020 21:50

Coronavirus, spunta l’ipotesi di sabotaggio politico

 

 

 


Risultato immagini per foto fontana con mascherinaDelle due l’una. O il contagio si è diffuso per negligenza dei medici (da sanzionare comunque) o si tratta di un vero e proprio sabotaggio politico di parte leghista, da cinici e incoscienti, andato oltre le intenzioni. Entrambe le ipotesi sembrano possibili, visto come è andata la vicenda coronavirus. L’ipotesi della consapevole trascuratezza dei Governatori leghisti della Lombardia e del Veneto con cui hanno trattato l’emergenza nazionale proclamata dal governo a fine gennaio causa coronavirus, con i dovuti protocolli e la chiusura dei collegamenti con la Cina, non trasmettendo l’allarme adeguato ai propri ospedali, sabotando di fatto l’azione di prevenzione del governo, gira insistentemente negli ambienti istituzionali. Perché il comportamento dell’ospedale di Codogno nei confronti del primo malato di coronavirus tutto italiano (i cinesi non c’entrano niente) nato e cresciuto nell’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, che ha colpito un giovane di 38 anni tuttora in terapia intensiva, tutta la sua famiglia, tanti dei suoi rapporti sociali, gli stessi medici che lo hanno curato senza precauzioni e rimandato a casa con una devastante polmonite (<non ha voluto ricoverarsi>, si difendono con argomenti peggiori delle accuse dall’ospedale) sembra a tutti incredibile. Tanto che sta prendendo l’attenzione perfino delle Procure di Milano e Padova, dove è stata aperta un’inchiesta per il focolaio dei Colli Euganei, direttamente collegato a quello del Lodigiano. Mentre medici sotto inchiesta (all’ospedale di Codogno e a quello di Vo’ nel Padovano sono già arrivati i Carabinieri e i Nas) e autorità praticano il classico scaricabarile accusandosi l’un l’altro.

 

L’ipotesi del sabotaggio politico sta devastando i rapporti politici. E il presidente del Consiglio che per primo (dopo che già questo Post aveva stigmatizzato la figuraccia del sistema sanitario lombardo – veneto) ha esternato i suoi dubbi sull’efficienza di quegli ospedali basandosi sui fatti concreti e sul mancato rispetto dei protocolli nazionali in stato d’emergenza, non merita certo le contumelie da coda di paglia del governatore Fontana alle prese (doppia figuraccia) con il virus tra i suoi stessi dipendenti. Ora fa il pentito e perfino lui si è messo in auto-quarantena.


Fontana e Zaia, i governatori delle due Regioni infette, farebbero bene a non offendersi se qualcuno, razionalmente, dubita del loro operato e di quello della loro Sanità. Dovrebbero semplicemente ammettere, in caso si accerti loro mancanze e se hanno una coscienza, che qualcosa non ha funzionato e chiedere scusa a tutta l’Italia e agli italiani, colpiti da tanti danni dentro e fuori i confini nazionali. I cittadini del Nord, ma purtroppo non solo, hanno tutto il diritto di sapere la verità.