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Mercoledì 04 Marzo 2020 21:11

Ora la Cina, ovvio, blocca gli italiani “untori”. Perché protestare?

 

 

 

Risultato immagine per foto terapia intensiva coronavirusAll’apparire dell’epidemia in Cina, nei limiti dei tempi utili a capire meglio la situazione, furono bloccati subito i voli da e per il Dragone.  Misura precauzionale obbligata, anche se in tanti italiani rientrarono da Pechino in via indiretta, con scali intermedi ancora “sani”. Oggi che il coronavirus in Cina va a calare dopo le diaconali misure di sicurezza che hanno messo in auto quarantena un miliardo e mezzo di persone (molti, va da sé sono sfuggiti) il contagio si fa globale. Per l’Europa i focolai sono due: Codogno nel Lodigiano (cintura milanese) e il Padovano, con strascichi in Emilia Romagna. Italia, insomma e anche in Europa il 99 per cento dei contagiati sono italiani provenienti da quei luoghi o stranieri di ritorno da Lombardia o Veneto. E ora è la Cina a tenerli alla larga.La domanda è: perché l’Italia, che ha messo, giustamente, in quarantena la Cina bloccandone voli e merci, protesta perché la Cina e gli altri Paesi lo fanno con l’Italia con uguale prudenza? Questo nazionalismo da due pesi e due misure, dalla supponenza fuori luogo, guasta alquanto il lavoro peraltro impeccabile del governo. Un po’ di umiltà in questi casi, non sarebbe male. Tanto per salvare in serenità, con la dovuta obiettività e rassegnazione, la cooperazione internazionale. Forse.