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Domenica 19 Luglio 2020 06:31

Via i Benetton, le autostrade diventano statali. <Ora giù i pedaggi>

 


di Elisabetta Regina

 



Autostrade, 20 miliardi per la revoca della concessione ad ...Dubbi ce ne erano pochi. Che i Benetton dovessero essere cacciati dalla gestione di Autostrade dopo il crollo colpevole del ponte Morandi di Genova e 43 morti innocenti era conclusione d’obbligo e questo Post lo aveva scritto all’indomani della tragedia. Così doveva essere e così è stato: giusto. Il governo Conte segna un bel colpo.


Le responsabilità di mancata manutenzione di tutta la rete viaria della società Autostrade, concessionaria per volere di governi subalterni ai grandi poteri economici e disinteressati all’interesse pubblico, sono apparse subito evidenti. E l’ex ministro 5Stelle delle Infrastrutture Danilo Toninelli è stato meritoriamente il primo, con l’allora ministro 5Stelle dello Sviluppo Luigi Di Maio, a dichiarare senza esitazione che ai Benetton andava revocata la concessione. Subito. Saranno i vari Salvini e Renzi (finanziati dai Benetton) ad annacquare la linea dritta invocata dai 5Stelle e dai parenti delle vittime, a proteggere i padroni di Atlantia, la holding capofila di Autostrade per l’Italia (Aspi) con vari distinguo, preoccupazioni legali, allarmismi occupazionali e via cantando.


Scuse che nascondevano solo una cosa: salvare i Benetton e il loro sostegno economico alla politica di squallidi politicanti. Ci è voluto il governo Pd (libero da Renzi)-5Stelle, presieduto da un Giuseppe Conte più che determinato a perseguire l’interesse pubblico, platealmente contrario a lasciar correre con piccole sanzioni una tale tragica “ruberia” dei soldi dei cittadini da parte di un privato, per arrivare a fare la cosa giusta: chi sbaglia (e che sbaglio) deve pagare e in modo proporzionato al danno.


Quelle 43 vittime, morte da innocenti per l’indifferenza di chi , pur incassando miliardi di pedaggi e di finanziamenti statali (vedi articoli precedenti), spendeva pochi spiccioli per la sicurezza delle strade, sono state il danno più grande immaginabile. Non poteva finire a tarallucci e vino, come pensavano i Benetton.


Non è stata una revoca completa, quella messa in atto dal governo Conte, ma ci manca poco. I Benetton sono stati letteralmente fatti fuori dalla gestione di Aspi, tornata finalmente sotto il controllo pubblico attraverso Anas e Cassa Depositi e prestiti. Tutti i settemila dipendenti della Società autostrade diventeranno dipendenti pubblici.


Costretti a un accordo senza vie di uscita, ridotti a un misero 10 per cento nell’azionariato, estromessi del tutto dalla gestione, dovranno uscire definitivamente, mettendo anche quella quota sul mercato, entro 12 mesi. Inoltre dovranno pagare miliardi di risarcimenti ai parenti delle vittime. La revoca definitiva, quella che avrebbe creato probabilmente seri strascichi legali, arriverebbe alla fine nel caso non rispettassero i patti.


<Una grande vittoria di Conte>, ha esultato perfino il segretario del Pd Zingaretti e una grande soddisfazione dei cittadini italiani costretti sotto il giogo di pedaggi in continuo aumento, a tutto beneficio di un privato che credeva di poter fare quello che voleva, anche fare una strage cavandosela con pochi spiccioli di risarcimenti.


Quello di Conte è stato <un segnale forte> a tutta l’Europa, ha convenuto il presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli. <Ha dimostrato che l’Italia è cambiata, che il governo è in grado di essere rigoroso nel mantenimento degli impegni. Un segnale di fiducia>. L’azione di trasparenza è rigore da parte di Conte è indubbia. <Ora giù pedaggi e un grande piano di sicurezza>, guarda oltre Di Maio, secondo il quale <con il ritorno alla gestione pubblica e alla cacciata dei Benetton si è fatto solo un primo passo>.


Rosi di livore per il colpo segnato da Conte, come il covid,anche le bugie e le mistificazioni della coppia Salvioni (Salvini Meloni) hanno trovato modo di dilagare in questa occasione. <Appena fatto l’accordo i Benetton hanno guadagnato in Borsa! >, ha sottolineato Salvini (mentre Meloni ha fatto spallucce intristita dalla mancanza della parola <revoca>) denunciando, in malafede, che Conte avrebbe fatto un favore ai Benetton.


I fatti dicono il contrario. Alla vigilia della decisione del governo (con Renzi, legato alla famiglia per i soldi presi a favore della sua fondazione, messo in un angolo) di estromettere da Aspi il gruppo di Treviso, il titolo Atlantia, la holding che controlla le società dei Benetton, perdeva il 25%. Nel giorno dell’annuncio dell’uscita il rimbalzo positivo è stato del 15% , con una perdita comunque, del 10%. Come si spiega? Ha ragione Salvini? Per niente. Si tratta di una banale regola dei mercati che qualunque diplomato ragioniere saprebbe spiegare.


<I Benetton, attraverso Atlantia, controllano una miriade di società e finanziarie, a cominciare dal tessile- spiega Massimo Bruni, economista della Columbia – Ed è del tutto naturale che, in fase di incertezza sulla vicenda di Autostrade, i mercati fossero sfiduciati e tendessero a liberarsi del titolo. Una volta arrivata la decisione su Autostrade, però, sia pure sfavorevole, gli investitori hanno preso fiato e ripreso fiducia nella holding finalmente liberata da una grana che avrebbe pesato a lungo sull’andamento del gruppo. Ecco perché Atlantia, sia pure buttata fuori dalla gestione di Autostrade, è tornata ad avere un certo appeal per gli investitori>. Bel colpo Salvini.