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Venerdì 28 Agosto 2020 06:17

L’ estate sta finendo, il covid non molla. Solo la scuola fa ben sperare



Giacinta Pezzana

 

 

Risultato immagine per foto azzolina

L’estate va a finire nell’incertezza del futuro. Dal punto di vista sanitario, s’intende. E anche dell’occupazione. Mentre i contagi e gli ammalati salgono, infatti - grazie alla leggerezza colpevole dei modaioli e arrivisti, giovani e anziani che siano - come insegna Briatore - e la loro salute, anche da guariti, rimarrà comunque danneggiata, l’occupazione riceve un colpo estremo con quasi mezzo milione di occupati in meno. Per fortuna il rimbalzo, sia pure tendenziale dell’industria segna ad agosto un +13% (a fronte, certo, del -24% rispetto all’anno precedente) fa ben sperare. I turisti stanno riempiendo le grandi città d’arte con movida e le spiagge sono state affollate da frotte di turisti, italiani, ma pur sempre turisti che hanno riempito bar, ristoranti, b&b, alberghi e via dicendo.

 

 

Roma, Napoli, Venezia e borghi turistici di mare e montagna, hanno rivisto in questo agosto caldissimo molti vacanzieri europei, dall’Irlanda alla Germania, rimpolpare le casse degli imprenditori italiani del settore (quanti evasori? tanti) che hanno smesso di lamentarsi tanto per sfangare un po’ di bonus (magari con conti milionari nascosti all’estero) dai soldi dei contribuenti che le tasse le pagano anche per loro. In generale la produzione ha ripreso vigore, in attesa che possano riprendere con vigore le grandi opere pubbliche di sistemazione del territorio di cui il Paese ha davvero bisogno grazie ai 209 miliardi del ricovery fund europeo. Cosa succederà finita la stagione resta, però, nel vago delle previsioni.


L’unica certezza, invece, la dà proprio la scuola, altro che balle sparse dal solito urlatore Salvini, uomo senza argomenti che nega perfino l’evidenza: la scuola riapre il 1 settembre per i corsi di recupero, il 14 per tutti, con banchetti nuovi, senza rotelle, checché ne dica la Destra (e che ci sarebbe stato di male?), 80mila dipendenti tra insegnanti e personale in più già in via d’assunzione per concorso, le mascherine da indossare quando si sta troppo vicini in entrata, in uscita, nella ricreazione, ma se seduti al banco, distanziati, no.


Niente di così spaziale, ma la conoscenza del mondo scolastico e tanto buon senso da parte di docenti, presidi, personale e strutture ministeriali, sembrano assicurare la vivibilità e l’apprendimento nel massimo della sicurezza sanitaria possibile. In Europa molti ragazzi sono già a scuola, dati i calendari differenti da sempre da quelli dell’Italia e la maggior parte dei Paesi sembra copiare i protocolli italiani, come la Francia, non foss’altro perché le soluzioni ragionevoli sono simili dovunque. Spicca per confusione, a sorpresa, la Germania che, a due settimane dalla riapertura, ha già dovuto richiudere subito molte scuole per diffusione di contagio. Nessuno si è sognato di chiedere le dimissioni del ministro tedesco. Forse vorrà chiederlo Salvini. Strano che non abbia sottolineato l’inefficienza dell’odiata (per manifesta superiorità) della Germania targata Merkel.


L’Italia si prepara a fare meglio, proprio per evitare di dover richiudere le scuole, circostanza d’emergenza cui non si vuole arrivare. Per questo un contagio in una classe, interesserà soltanto quella, così prevede il protocollo. Il personale egli studenti verranno messi sotto osservazione e l’aula sanificata. Ma le scuole non verranno chiuse. Nonostante le bugie che continua a propagandare la Destra, da Meloni in poi.


Bufala gigantesca continua a essere la storia del plexiglas che il ministero (men che meno le scuole) hanno mai preso in considerazione. Eppure Salvini, complice un sistema giornalistico che diffonde acriticamente le sue falsità senza contraddittorio, (mentre fanno i contestatori solo ai 5Stelle, tanto odiati dagli editori-cummenda)  continua a propagandarla come se fosse vera.


Le scuole e i loro dirigenti sono molto più responsabili e seri di quello che va blaterando l’opposizione della Lega e compari. Hanno ben capito come comportarsi e in buona parte anche i ragazzi: se qualcuno avrà sintomi sospetti verrà accompagnato in un’aula vuota lasciata apposta per isolare il ragazzo o il docente per il tempo necessario a chiamare i genitori o parenti, far arrivare il medico per la visita,  indirizzare in isolamento o in ospedale l’eventuale sospetto ammalato. Più chiaro di così. Anche i banchi stanno arrivando (e non hanno rotelle) e le aule sufficienti. Le polemiche sono davvero fuori dal mondo.


Alla ministra Azzolina, che viene attaccata proprio perché è tra i pochi competenti in materia scolastica su piazza, (altro che dimissioni), va rimproverata una sola cosa: dare ascolto a questioni stupide come quelle di chi dovrebbe misurare la febbre ai ragazzi.


Una sciocchezza colossale, della quale si fa fiero alfiere una macchietta (per sua scelta strategica dichiarata) come Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania il quale ha allestito questa sceneggiata per farsi un po’ di pubblicità, visto che è in campagna elettorale. <La temperatura la deve misurarla la scuola non le famiglie!>, ha tuonato, per deresponsabilizzare (e farsi votare) le famiglie campane che, come le fa apparire De Luca, tanta voglia di faticare non ne hanno.


E’una gran fatica, certo, mettere un termometro a uno studente prima che esca di casa. Come se non fosse normale che una mamma o un papà, covid o meno, si preoccupino di non mandare a scuola la prole se ha la febbre. Ma che polemica è?Ovvio che non si fa uscire di casa il figlio se ha la febbre. Se poi sono adolescenti, o addirittura diciottenni, saranno pure in grado di mettersi un termometro sotto le ascelle! Davvero è la ministra che deve dimettersi?