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Venerdì 25 Settembre 2020 11:42

M5S, trionfo dei Sì. Ma i giornali vedono solo le regionali (perse)



di El. Re.



Di Battista vuole riprendersi il Movimento 5 Stelle: c'è chi dice noAll’indomani dell’ultima tornata elettorale dello scorso 20 settembre che ha accoppiato il referendum sul taglio dei parlamentari al rinnovo di sei consigli regionali (Liguria, Toscana, Campania, Puglia, Marche, Veneto) il dibattito sul risultato ha riempito gli spazi dell’informazione, oscurando perfino l’aumento pericolosissimo dei contagi (al ritmo di oltre 1700 al giorno, con il ritorno dei ricoverati in terapia intensiva) da sars cov 2, il temibile coronavirus. Tutto perché i grandi industriali e finanzieri, con le forze politiche che li tutelano, speravano di abbattere il governo Pd-M5S presieduto da Conte per tornare a fare i propri comodi a danno della gente comune e dei più deboli. La campagna di propaganda attraverso i loro giornali (dal Corriere della Sera a La Repubblica, passando per quelli di propaganda per il Centro-Destra targato Lega, tipo Il Giornale o la Verità) aveva puntato tutto sul No al taglio dei parlamentari (da 995 a 600, tra Camera e Senato) nonostante la riforma costituzionale fosse stata approvata dal 95% del Parlamento. Delle regionali sembrava non importare niente a nessuno. Si straparlava di dubbi e allarmi per la tenuta della democrazia, si schieravano per il No perfino i direttori di giornali e tanti opinionisti e costituzionalisti politicizzati, nella speranza che la vittoria del Sì depotenziasse il governo e desse una vittoria trionfante ai 5Stelle che di questa riforma essenziale per l’efficienza democratica sono i promotori e paladini. Ebbene, il Sì e il Movimento 5Stelle hanno vinto a stragrande maggioranza, con un voto davvero storico, un successo trionfale per Di Maio e compagni, che cambia il volto della democrazia parlamentare (aprendo le porte anche alla nuova legge elettorale) eppure sui grandi giornali si parla d’altro. Ma guarda un po’.

 


 

Alla vittoria referendaria del Movimento sono state dedicate, sui giornali (a parte Il Fatto Quotidiano) e nei talk politici poche ore. Poi, arrivati i risultati delle regionali (finito 3 a 3 tra Centro Destra e Centro sinistra, con molte conferme e una sola novità, le Marche finite a Fratelli d’Italia) è stato il delirio: la vittoria dei Sì ai referendum è scomparsa, per dare spazio totale ai presidenti delle Regioni, vecchi e nuovi, agli scenari politici, alle analisi del voto: se aveva vinto Salvini o Meloni, se Forza Italia è definitivamente morta e sepolta e Berlusconi finito e via cazzeggiando. Del Movimento 5Stelle, poi, oscurando completamente il successo incassato con l’affermazione del Sì con circa il 70%, si cavalca ogni discussione interna.


Che nel voto regionale i “grillini” facciano sempre una figura minima è storia. Prima e dopo il grande successo delle politiche sono sempre andati male e abbiamo più volte spiegato come, a nostro giudizio, per il tipo di formazione che esprime il Movimento, il voto locale, prettamente “clientelare” per chi già governa o ha governato, non può per propria natura (il rigore, l’onestà, la trasparenza) pescare più di tanto. Un esempio per tutti: la Campania dove, alle politiche i 5Stelle hanno raccolto tantissimi voti (e anche sui referendum) a discapito del Pd, mentre, alle regionali successive, grazie alla sapiente politica da sceneggiata clientelare (la politica politicante dei favori) del governatore De Luca, il loro crollo diventa inevitabile.


Che, però, alla vittoria del Sì, tutta “grillina”, si associasse una percentuale di voti regionali molto, molto bassa, è un problema che fa restare uno sconcertante amaro in bocca. Qualcosa devono cambiare nell’organizzazione, nella strategia e nella comunicazione sul territorio, leadership o meno. Se poi  ci si mette l’ex parlamentare Di Battista a fare le pulci alla situazione (lui che se ne sta da due anni a far niente) con il commento <il peggior risultato della storia>, la cattivissima frittata è servita a favor di “giornaloni” dei potentati. E il successo sul taglio dei parlamentari? Se lo è dimenticato anche lui.


La discussione post – voto del Movimento diventa così l’osso su cui si lanciano i cani della grande informazione per sparare titoli tipo <i grillini sono scomparsi> o <la resa dei conti nel Movimento>, <i grillini non esistono più> e via azzannando. Bravo Di Battista. Da urlatore della politica non è male. Da abile amministratore che riesca a guidare il cambiamento verso una politica migliore (perché in fondo i 5Stelle a quello dovrebbero servire), invece, fa un po’ pena. Pare.