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Domenica 04 Ottobre 2020 16:38

Record contagi, Trump malato. In Italia navi e porti senza controllo



di El. Re.



Sbarchi da Grecia e Croazia: i passeggeri potranno tornare a casa Nessun  tampone in porto | Cronache AnconaAlla fine pure il presidente Usa Donald Trump, 74 anni, alfiere di chi sosteneva che questo coronavirus era poco più di una semplice influenza, è finito in ospedale per il contagio. Dopo essere risultato positivo al tampone (con la moglie Melania (che invece è in isolamento a casa con tosse e forti mal di testa) è stato ricoverato e, al momento in cui scriviamo, non sono note le reali condizioni di salute del “grande menefreghista” mondiale che ha portato il suo Paese a diventare il più grande lazzaretto del pianeta. Un’inevitabile situazione nel quadro di una seconda ondata di contagi nel mondo e in Italia (qui quasi 3mila oggi), malati e ricoveri in terapia intensiva (con +23 morti) che, secondo alcuni, potrebbe superare la prima fase. Colpa delle scuole riaperte, dei ristoranti e bar sempre più affollati, dei mezzi pubblici sovraccarichi, dei tanti, troppi,  che ancora (incoscienti) girano senza mascherine e stanno vicini vicini? Tutto può essere. Epperò: chi controlla i viaggiatori, stranieri e non, che arrivano in Italia dal mare? Chi controlla le navi da trasporto e i suoi viaggiatori che sbarcano nei porti italiani? Per esperienza diretta possiamo dire: nessuno. Così i <controlli a tappeto delle Asl> nelle Asl di cui parlano i giornali locali appare come una fake news.


Qualcosa si fa negli aeroporti o alle fronti eredi terra, ma anche qui ci sono testimonianze che raccontano di essere passati ai controlli di ingresso in Italia del tutto ignorati, sia dalla Francia (sabato scorso folla di francesi al mercato di Ventimiglia entrati senza ostacoli di sorta) che dalla Grecia (uno su due scansa i varchi sanitari) o dai Paesi Nord Africani come la Tunisia, da dove arrivano migliaia di persone alla settimana tra turisti e autotrasportatori o commercianti con le proprie famigliole. Tutti sbarcano senza controlli, nemmeno la misurazione della temperatura.


Se per l’ingresso nel Paese Nord Africano è necessario avere un tampone negativo, per tornare in Italia basta un’autocertificazione in cui ci si impegna a restare in isolamento fiduciario per 14 giorni, così come prescrivono le regole fissate dalla Farnesina. Una buona cosa, sulla carta, ma del tutto aleatoria nella pratica.


Allo sbarco a Civitavecchia questa documentazione (che prevede peraltro una ventina di casi di esonero, compresi quelli per gli autotrasportatori) non la guarda nessuno. Né la polizia di frontiera, che controlla soltanto i passaporti, né le autorità doganali, preoccupate soltanto di controllare merci e cose. La necessaria registrazione dei domicili indicati per l’auto isolamento e dei recapiti telefonici utili alle Asl per le informazioni sanitarie, poi, non avviene del tutto.


Di più: tanto è fuori controllo l’ingresso per mare su suolo italiano di migliaia di viaggiatori di svariate nazionalità che non è applicata nemmeno la classica, ormai, misurazione della temperatura degli sbarcati, come al contrario fanno schiere di medici a chi sbarca al porto di Tunisi.


E’ cosi che, settimana dopo settimana, dai porti si riversano in Italia migliaia di persone, in maggioranza commercianti e lavoratori tunisini con famiglie al seguito  che si disperdono in tutto il Paese e in Europa senza alcun controllo sanitario, potenziali portatori, chissà, di contagio da covid.


Se poi si considera che queste persone provengono da un Paese dove l’assembramento, senza mascherina, è lo stile di vita quotidiano (banche e uffici pubblici a parte) il rischio di diffusione dell’infezione sembra abbastanza alto e potrebbe essere uno dei motivi di continuo rialzo dei contagi. In primo luogo nel Lazio.


Una leggerezza, quella dell’assenza dei controlli sanitari e della registrazione delle autocertificazioni, che diventa vera e propria irresponsabilità da parte delle autorità portuali di Civitavecchia in presenza dell’altissimo rischio di contagio presente sulle navi. Almeno viaggiando sulla Grimaldi Lines degli omonimi fratelli napoletani.


A bordo della motonave Catania della Grimaldi Lines, tratta molto frequentata da passeggeri e autotrasportatori per il collegamento “veloce” con la Tunisia (tra le 17 e le 20 ore, appena, al massimo in favorevoli condizioni meteo) nessuna regola di minimo buon senso anti covid viene rispettata e fatta rispettare dai responsabili dell’equipaggio.


A parte qualche adesivo sparso qua e là e uno o due raccomandazioni diffuse per altoparlante in italiano e inglese (come è noto i tunisini sono francofoni) , sono inesistenti sia i controlli negli spai comuni interni sia gli “inviti” di legge a indossare la mascherina e tenersi distanziati. Anzi, tali norme sono ignorate perfino dall’equipaggio che scorrazza a destra e a manca, nei corridoi come nell’area cabine, con le mascherine sul collo o abbassate sul mento, anche al self service o alla reception. Tutto svolto a una temperatura vicina ai 10 gradi, sparata dalla climatizzazione di bordo, molto favorevole a qualunque virus.


E’ così che anche tra i passeggeri regna la più assoluta anarchia, nella più totale impunità. A indossare la mascherina e tenersi a distanza su 200 persone, sono una appena una ventina (per lo più italiani): tutti gli altri, sparsi ovunque sdraiati per terra, sui divani o sotto e sopra i tavoli del salone comune o nei corridoi a mo’ di campo profughi, si assembrano ovunque, senza mascherina e senza precauzioni di sorta.


Sui ponti esterni, poi, è anche peggio. Si possono vedere persone che tossiscono in faccia al vicino mentre gli parlano o che starnutiscono sulle mani, usate poi, senza lavarle o disinfettarle, per afferrare le maniglie delle pesanti porte di ingresso o uscita. Altro che Cina.


Sono le navi a essere uno dei cluster più pericolosi. E non quelle da crociera. Chi controlla il trasporto marittimo, commerciale e passeggeri dei porti italiani? Chi controlla gli sbarchi? Potrebbero essere una delle cause più importanti di aumento dei contagi, eppure le autorità comunali e regionali (e le Prefetture) sembrano su questo problema del tutto ignare o indifferenti.


Si spera che l’origine di tanta “delittuosa” superficialità non nasca da un consapevole “lasciar fare”  per non disturbare il “manovratore” (la Grimaldi Lines che al porto di Civitavecchia ha il suo potere) o per evitare noie al settore commerciale e marittimo già duramente colpito dal lockdown.


In entrambi i casi si tratterebbe di una catastrofica politica per la salute pubblica. Hanno voglia a raccomandarsi di tenere comportamenti corretti per evitare il virus da parte degli scienziati del Comitato tecnico scientifico del governo. Se poi le autorità comunali e regionali, con le Prefetture, chiudono gli occhi e le orecchie di fronte a evidenti fonti di diffusione del contagio, non c’è scampo. Nonostante gli sforzi del governo, finiremo come gli Usa di Trump. A far finta che in fondo il covid, che porta a una polmonite mortale, sia un’influenza e niente più. Ma bravi.