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Venerdì 30 Ottobre 2020 18:50

Niente aiuti pubblici agli evasori. E ai negazionisti cure a pagamento




di Chiara Circe




Cori contro Salvini alla manifestazione dei ristoratoriDopo il coprifuoco, che non è bastato a fermare il virus, la Francia va in lockdown come annunciato ieri dal presidente Emmanuel Macron. Data l’impennata della curva dei contagi, arrivati ieri a 75mila in un giorno solo e l’entrata in sofferenza degli ospedali che non sanno più dove mettere i malati e con quali mezzi curarli, la decisione è stata drastica e ovvia: tutti fermi e tutti a casa per un mese, fino al 1 Dicembre. La Germania sta per decidere qualcosa di simile, shoccata dagli stessi problemi. Nel frattempo ha chiuso bar, ristoranti, cinema e via dicendo, arrendendosi alla realtà. Così hanno fatto il Belgio, i Paesi dell’Est, la Spagna, mentre l’Olanda, la più indifferente, ci sta pensando seriamente, vista  l’infezione, com’era ovvio, girare al ritmo di venticinquemila ammalati al giorno. Dopo aver fatto gli splendidi, sottovalutando il problema mentre l’Italia, ferma, contava i morti di covid a migliaia, oggi tutta l’Europa è costretta a fare i conti con le stesse misure drastiche (copiandole) prese dal governo italiano nei mesi passati. Inevitabile pensare: noi italiani vi avevamo avvertito e avete fatto finta di niente, continuando la vita allegra e producendo come se nulla fosse, sperando di rubare fette di mercato alle aziende italiane. Gli è andata male, invece. Questo virus non guarda in faccia a nessuno e oggi anche loro devono fare i conti con ospedali sovraffollati, morti e pil in calo (-13% la media Ue, per ora) e con le proteste di chi perde lavoro e incassi. Come in Italia, dove, invece, per evitare di tornare in lockdown e buttare a mare i mesi passati in quarantena,, si tenta di arginare la inevitabile, preoccupante, risalita dei contagi (solo ieri altri 25mila, quasi 150 morti, per ora) dopo un’estate da irresponsabili, chiudendo alle 18 solo i luoghi di “piacere”, dove l’ammucchiamento è certo. Tutto il resto è aperto. Decisione razionalmente obbligata, altro che chiacchiere. Che costerà ai contribuenti, quelli che le tasse le pagano già detratte dagli stipendi e i salari, altri cinque miliardi. Ben spesi? Dipende. Dagli evasori fiscali che in Italia, proprio nei settori del commercio e dell’industria, prosperano con un fatturato, si calcola, di cento miliardi all’anno.


Il piano di scienziati (esperti veri, non gli anestesisti alla Zangrillo improvvisati virologi per fede politica di un’opposizione sterile) e governo Conte era pronto già alla fine dell’agosto scorso. Aperto tutto in estate per far lavorare e divertire, ben sapendo che il virus circolava ancora alla grande, con limiti e regole salvavita ben precisi, si è assistito a diffusi comportamenti irresponsabili. In discoteche, ristoranti, bar e stabilimenti balneari la gente si è ammassata, senza mascherina, senza controlli né richiami alla responsabilità da parte dei gestori, infettandosi gli uni e gli altri, mentre gli esercenti facevano finta di non vedere, impegnati a godere degli incassi straordinari che hanno coperto quasi interamente le perdite del lockdown a detta degli stessi rappresentanti di categoria.


Ovvio che, tempo un paio di settimane di incubazione, con la fine delle ferie e il ritorno al lavoro e a scuola, il numero di  contagi è risalito. E in maniera drammatica, visto che le persone hanno continuato a “distrarsi” con una socialità modaiola (dalle cene eleganti nei circoli mondani alla pizzata con i colleghi) fuori luogo e senza senso.


Il provvedimento di chiudere solo un settore economico, quelli del divertimento e dello sport, che non producono niente di essenziale per la sopravvivenza in un’epidemia micidiale come questa, è stato obbligato e razionale. Per evitare di fermare le fabbriche e chiudere in casa tutti, meglio fermare lo scempio del divertimento intorno alle tovaglie o in piedi, a gruppi, vicini vicini, con una bottiglia di birra in mano.


Tutti gli avvertimenti pressanti di cautelare se stessi e gli altri, di stare composti e distanziati con la mascherina ben messa fin sotto gli occhi, erano stati ignorati dai più. Alla fine è toccato togliere di mano il giocattolo pericoloso a questi bambinoni dei cittadini che giocano con la vita e la morte. Il movente è stato quello di arrivare a una sorta di lockdown “volontario”.


Non avendo dove andare a sciamare, le folle dell’aperitivo e della cena al ristorante (con corredo di cinema o teatro) saranno costrette a starsene a casa, almeno la sera. Con la raccomandazione di evitare anche in casa riunioni conviviali e inviti limitandosi a frequentare la cerchia familiare o di conoscenti fidati a accorti. Obiettivo: spingere la gente a muoversi poco, senza imporlo per legge. Meno gente in giro, in autobus, nei bar, nei ristoranti e via dicendo meno rischi di contagio, è stata la conclusione.


Tanti hanno capito e approvato. Sono quelli (molti medici e scienziati) che invocavano addirittura un lockdown totale obbligato. Tantissimi, purtroppo, meno intelligenti e avveduti, no. O meglio, molti tra gli protestatari hanno capito benissimo, ma, fedeli alla linea del tanto peggio tanto meglio dell’opposizione, soffiano sul fuoco giocando col fuoco della violenza e della malafede.


Soprattutto, ovvio, quelli che hanno dovuto chiudere l’attività del tutto, come cinema e teatri (alla Scala e al San Carlo decine di contagiati tra gli addetti ai lavori, di altri non si sa) , che hanno inscenato proteste di piazza ingiustificate e strumentali. Un decreto di “ristoro” delle perdite degli incassi serali (va ripetuto che di giorno sono tutti aperti) è stato, infatti, approvato e reso operativo dopo due giorni dalla decisione dell’ultimo decreto della presidenza del Consiglio. Sul piatto 5 miliardi e 300 milioni di euro per circa 300mila imprese di settore.


Nelle tasche di ristoratori, partite iva, lavoratori dello spettacolo, piccoli imprenditori e filiera alimentare collegata finiranno entro il 15 novembre dai 5mila euro ai bar e ai ristoranti con perdite superiori al 20% ai 114 mila euro per gli alberghi (non una miseria) come contributo a fondo perduto, fermo restando la cassa integrazione ai dipendenti e il blocco dei licenziamenti fino alla fine di gennaio del 2021. Per non dire poi dell’esenzione dalla seconda rata dell’Imu e di tasse varie (che poi sarebbero quelle del 2019, assente la pandemia).


Danni limitatissimi, dunque, per le attività , a fronte del vantaggio valido anche per osti e baristi di salvare la pelle con più probabilità. Non una miseria. Chi ha avuto già i contributi del governo del decreto di aprile, inoltre, non deve nemmeno fare domanda: troverà i soldi direttamente sul proprio conto corrente. Glieli erogherà l’Agenzia delle Entrate. Ottima pensata.


Per evitare le truffe dei furbetti dell’evasione fiscale, che sono poi quelli che scendono in piazza negando l’emergenza e l’esistenza stessa del virus mortale dietro la spinta dei vari Salvini, Meloni e fascisti vari, il governo ha ben pensato di distribuire i contributi attraverso gli uffici fiscali, sulla base delle dichiarazioni dei redditi di queste categorie.


Chi sarà stato onesto avrà ogni sostegno, con il plauso dei contribuenti (purtroppo una minoranza che sostiene tutto) che ci mettono anche i propri soldi. Chi, invece, è ignoto all’Agenzia delle Entrate o ha sempre dichiarato pochi euro di incasso, nascondendo i soldi alle Cayman, riceverà poco e niente. Giusto. Giustissimo.


Tanto è stata buona la pensata che  decine di “furbetti” terrorizzati sono corsi a registrare imprese dai bilanci inesistenti (o falsamente poverissimi) presso li uffici fiscali per ottenere i contributi non avendo mai versato un euro di tasse. Sono stati bloccati fissando il limite di comunicazione dell’attività d’impresa al giorno prima della firma del decreto. Ben fatto.


Questi evasori sono gli stessi che pur di spillare quattrini allo Stato, cioè ai cittadini contribuenti, senza aver mai contribuito loro al mantenimento dei servizi pubblici sono in buona parte gli stessi che poi, non glielo si augura, se si ammalano corrono a farsi curare in ospedale, fregandosene altamente del fatto che non hanno mai sborsato un soldo per la sanità pubblica.


Sono gli stessi che, avendo la coscienza sporca, vomitano insulti e violenze nelle piazze contro le chiusure . Insieme a quanti, strumentalizzati e aizzati da opposizioni che manipolano la povera gente e speculano sulle frustrazioni individuali e di gruppo con false notizie e allarmismi, negano l’evidenza dell’epidemia fantasticando su dittature sanitarie via virus inventato per opprimere la libertà dei popoli.


Ebbene questi signori e tutti gli evasori fiscali che “chiaggnen e fotton” (come elegantemente motteggiano a Napoli per definire chi, ipocritamente, piange miseria e intanto rubacchia e incassa a destra e a manca arricchendosi e godendosela), vanno smascherati e costretti a pagare. Se si ammalano e corrono in ospedale per farsi curare devono presentarsi con la carta di credito in mano. O meglio ancora: con la dichiarazione dei redditi vistata dall’Agenzia delle Entrate in bocca. Solo in questo caso potranno essere salvati.


Crudeltà? Come quella di pretendere di usare i servizi pubblici senza pagare le tasse, forse? O di negare per ignoranza e inciviltà la situazione  che uccide migliaia di persone? Ma con quali soldi pensano questi signori funzionino ospedali, scuole e via dicendo se non con quelle pagate…dagli altri. Gli onesti contribuenti ai quali si chiede anche di dare aiuti e sostegni a costoro. Basta così, pandemia o non pandemia. Il governo tenga duro. Gli aiuti vadano solo a chi li merita.