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Lunedì 02 Novembre 2020 21:39

Satira e islam, la libertà di espressione può offendere la fede?

 



di Alessandro Fieramonte

 

 

 

Il ricatto di Erdogan all'Ue: "Se ci ostacolate, vi mandiamo i profughi" |  L'HuffPostLa libertà di espressione è sacra e va difesa e onorata. Questo ha detto e ha fatto il presidente della Repubblica francese Emanuel Macron all’indomani degli attacchi terroristici di giovani, esaltati, musulmani contro vittime francesi. Prima un professore di storia di un liceo di Parigi, che durante una lezione sull’islam aveva osato (chissà perché) mostrare la vignetta che derideva Maometto pubblicata da un giornale satirico francese che già aveva scatenato la violenta vendetta dell’Isis con un attacco al giornale (che preferiamo non citare) e a supermercato facendo 13 morti. Poi tre poveri cittadini francesi nella Cattedrale di Nizza, dove erano a pregare, uccisi a coltellate da un giovane tunisino di 24 anni in “risposta”, pare, alla provocatoria ripubblicazione da parte dello stesso giornale satirico di quella stessa vignetta ritenuta offensiva per Allah, il nome di Dio dato dal Corano.  Macron ha fatto un bel gesto onorando il professore “martire” di quella libertà di espressione legge fondamentale dei Paesi democratici. E lo ha fatto contrapponendosi al dittatore turco Erdogan che, pur condannando la violenza, sobilla i musulmani ergendosi a difensore dell’islam e accusando Macron di orchestrare volutamente una campagna di odio contro la loro religione per biechi motivi politici contro la Turchia. Chi ha ragione?


Forse entrambi pescano in due verità. E’ vero che Macron sta studiando un progetto di legge che impedirebbe la libera pratica della religione islamica. Con la difesa della libertà di espressione, in sostanza, starebbe coprendo il <bieco> disegno di colpire la libertà di culto, altro fondamentale comandamento delle libertà civili di tutti i Paesi democratici del mondo. Anche se si tratta del “ruvido” islam. Perfino la Turchia, che democratica non è, tutela per esempio la religione cattolica, così come molti Paesi musulmani.


Tuttavia un certo elemento di provocazione non ufficiale da parte di molti settori della cultura francese non è fantasia da illiberale presidente turco. Non certo il povero professore ammazzato da uno studente di 18 anni di religione musulmana dopo aver cercato di spiegare la violenza fanatica dell’Isis che nel 2016, prendendo a scusante la vignetta su Maometto, aveva attaccato la redazione del giornale che l’aveva pubblicata in prima pagina e un negozio ebraico uccidendo 13 persone. In un debole studente dalla mente fragile soltanto questo atto ha scatenato la violenza estrema.


A sconcertare di più, però, è l’atto dello stesso giornale satirico che, con arroganza di cui i francesi fanno vanto, ha pubblicato di nuovo il disegno, in segno di sfida all’omicidio del professore, restando sordo a tutte le proteste pacifiche ricevute per la “fissazione” alquanto razzista di sfottere l’islam nella persona del profeta Maometto, che per gli islamici, notoriamente poco inclini all’humor, sarebbe come il Gesù Cristo dei cattolici (preso in giro una sola volta dai vignettisti e mai più dopo il richiamo del Vaticano e dei cattolici francesi).  Niente giustifica la violenza, ma se scatena la rabbia di un pazzo con chi bisogna prendersela?


Puntuale è arrivata la risposta violenta a quella che è stata considerata una provocazione in nome della libertà di espressione per mano di un altro giovane squilibrato e altre tre vittime innocenti sono rimaste sul terreno.


Al contrario, sceso il giornale una sola volta sul terreno della presa in giro del Redentore, non ci hanno provato mai più dopo un seccato richiamo del Vaticano e delle numerose, nazionali, congregazioni cattoliche.


Tuttavia il punto più generale, profondo e dirimente è un altro. E cioè che anche la libertà di espressione, come nel concetto stesso di libertà, si deve fermare (lo ha ricordato recentemente il presidente italiano Mattarella a proposito di chi nega la pandemia e pretende il diritto di non prendere precauzioni invocando la libertà)  laddove inizia il rispetto per gli altri e delle loro opinioni o, peggio ancora, credi religiosi.


Come ha ricordato, con gran senso della profondità del pensiero religioso cattolico, lo stesso arcivescovo di Tolosa. E come è fissato perfino nelle leggi civili che vietano perfino di prendere qualcuno a parolacce e che puniscono il reato di blasfemia.


Per questo ha buon gioco il mondo musulmano a invocare rispetto anche per il loro credo con le proteste pacifiche, ma arrabbiate, che si sono scatenate in tutto il mondo musulmano e ottiene tanto ascolto un dittatore come Erdogan che strumentalizza, a sua volta, a suo vantaggio la rivolta dei fedeli islamici più fanatici.


Si tratta di una questione di buon senso e di civiltà che troppi settori retrivi del cosiddetto mondo democratico non si rassegnano ad accettare. E chi gli dà retta come Macron non rende certo un buon servizio alla pace.