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Giovedì 12 Novembre 2020 13:12

Autostrade, arrestato ad Castellucci. Tremano i Benetton

 

 



di Alessandro Fieramonte

 

 


Incidente viadotto acqualonga avellino - Dago fotogalleryEra ora. Ci sono voluti oltre due anni per raccogliere prove e testimonianze e sono arrivati i primi, attesi, inevitabili arresti eccellenti della società Autostrade dei fratelli Benettonsulle sotto accusa per le responsabilità del crollo del Ponte Morandi di Genova (oggi diventato, il nuovissimo Ponte San Giorgio). In una costola dell’inchiesta sul ponte della morte è finito in manette con accuse gravissime per attentato alla sicurezza dei trasporti e frode nella fornitura di servizi, l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi) Giovanni Castellucci con altri 5 top manager della società. Questo ramo delle indagini della Procura di Genova che ha portato agli arresti riguarda l’allestimento di paratie fono assorbenti che, a sentire le intercettazioni <inadatte e attaccate con il vinavil>, non furono sostituite per risparmiare sulla manutenzione. I sei arrestati, ai vertici della società, ne erano stati messi al corrente e avevano avallato, se non indicato, la situazione. Figuriamoci, dunque, se non potevano sapere le condizioni del Ponte, ben più grave. Di jersey marci, invece, si trattò nel caso di un’altra tragedia, quella sull’autostrada di Avellino che vide cadere da un viadotto un bus con 40 persone a bordo. Tutti morti.


<Una giornata importante per noi, anche se si tratta di una questione che non ci tocca direttamente >, hanno commentato al Comitato di difesa delle vittime del tragico ponte, riuniti da quel 16 agosto 2018 nel dolore e nella richiesta di giustizia. Comprensibile notazione.


Fin dalle ore successive al collasso della struttura del ponte Morandi era evidente lo stato di degrado e il vecchiume di tutto l’impianto, lasciato per anni senza adeguata manutenzione. Lasciato, cioè, marcire dalla Società Autostrade per aumentare i propri profitti miliardari evitando gli interventi.


Finora erano finiti sotto accusa i livelli minimi dei vertici della società, prevalentemente tecnici. Tuttavia era altrettanto chiaro che, data la struttura aziendale e considerando che quei risultati di bilancio con spese bassissime sulla manutenzione e alti profitti dai pedaggi finiscono certamente nell’analisi dei top manager e dell’amministratore delegato, l’amministratore delegato della società Castellucci dovesse sapesse delle enormi responsabilità del crollo e della strage.


E come pensare che di quella mancanza di manutenzione non ne fossero al corrente, avallandone i comportamenti, gli stessi titolari di Autostrade, attraverso la holding Atlantia, i fratelli Benetton?


L’ex amministratore della Società Castellucci si dimise pochi mesi dopo la tragedia, credendo,  forse di scansare le domande scomode dei magistrati che avevano aperto l’inchiesta con gran dispiego di periti del ramo. Si potrebbe dire che, chissà, è “stato dimesso” dai Benetton nel tentativo di allontanare da sé il collaboratore più esposto, più informato sulle loro direttive e dunque più pericoloso per la loro posizione. Dimesso con tutti gli onori, per carità.


Una buonuscita da 5 milioni di euro e addirittura il mantenimento della macchina aziendale con autista, oltre all’assunzione a carico della società Autostrade delle spese legali, sono un ottimo strumento per “ottenere” il silenzio di chiunque o quantomeno la disponibilità a negare agli inquirenti di aver informato del comportamento dei tecnici (obbedienti alla catena di comando) e dei mancati investimenti in manutenzione i Benetton.


Ora, però, che Castellucci è stato arrestato i conti potrebbero non tornare più per gli ex “magliari” della gran casa di moda di abbigliamento sportivo, tra gli imprenditori più liquidi del mondo, grazie ai pedaggi degli automobilisti. Una cosa è essere indagato, una cosa è finire in galera. Con dipietresca memoria (la strategia degli inquirenti di Genova ricorda le tecniche per far confessare i tangentisti facendogli passare qualche giorno a San Vittore o a Regina Coeli) i magistrati, sia pure su una costola dell’inchiesta su Autostrade,  potrebbero avere in pugno finalmente il Don Abbondio della strage.


Chissà cosa sarà disposto a dire ora, in cella senza auto aziendale e senza autista, il signor Castellucci pur di alleviare la sua posizione. Collaborerà chiamando in causa i veri colpevoli, ai livelli massimi? Si vedrà. Certo la faccenda non può finire con lui. Ora i Benetton tremano, ma le vittime innocenti del Ponte Morandi e le loro famiglie hanno diritto a una vera giustizia.