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Venerdì 13 Novembre 2020 11:22

Italia a colori, contagi giù: a fine mese verifica e a gennaio il vaccino

 

 


di Gi.Pe.

 

 


Il lungomare di Napoli durante l'emergenza: l'acqua è cristallina - la  RepubblicaSi fa prima a dire quali sono le regioni che “non” hanno particolari restrizioni anti covid che a citare quelle che le hanno. A buona ragione. L’Italia non è tutta uguale e chi marcia con responsabilità non deve pagare per chi guida ubriaco. Quindi , come hanno già fatto tanti Paesi per i rapporti internazionali anti pandemia, anche qui si è scleta la strada dei colori. Bandito il verde (<il virus circola ovunque>, è la base di partenza di Conte) a restare in zona gialla (chiuse palestre, piscine, scuola aperta fino alle medie, ristoranti e bar chiusi dalle 18, coprifuoco dalle 22, spostamenti liberi intra e extra territorio) sono rimaste Veneto, Lazio, Sardegna, Friuli, Emilia Romagna, Marche, Campania (osservata speciale), Molise. Tutte le altre o sono arancioni (Trentino Alto Adige, Abruzzo, Umbria, Liguria, Basilicata, Toscana, Puglia, Sicilia) con bar, ristoranti, palestre e luoghi sociali in generale chiusi, divieto di circolazione tra i Comuni o addirittura rosse, come Lombardia, Piemonte, Val D’Aosta, Calabria con restrizioni da lockdown totale. La sensata resistenza del governo Conte a far pagare con il confinamento in casa obbligatorio anche chi cerca di proteggersi dal covid seguendo le indicazioni degli scienziati, guidata dall’esperienza coraggiosa, ma devastante, del marzo scorso e dalla paura di un arretramento economico non sopportabile, sembra avere suoi effetti.


I contagi calano, anche se lentamente. Le terapie intensive sono moltiplicate, così come i tracciamenti. Il 27 novembre prossimo si saprà se si potrà respirare un po’ (la curva dei contagi deve scendere a 1). Allora mancherà poco all’arrivo del vaccino,  annunciato e già in via di produzione. <Entro la fine di gennaio cominceremo le vaccinazioni>, ha annunciato il Commissario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri.


Anche la serietà di alcune regioni e alcuni sindaci dà i suoi frutti. Figure di amministratori onesti e intelligenti che, ben consce delle proprie possibilità e responsabilità, hanno preso provvedimenti più restrittivi delle direttive governative, di propria iniziativa, ben sapendo che la legge glielo consente. Non hanno cercato di lasciare il cerino in mano al governo come fanno i presidenti di Lombardia, Liguria, Calabria, Piemonte e Campania per accendere il fuoco che distruggerà la casa in modo da dire: è stato lui! noi non abbiamo fatto niente.


E niente hanno fatto, indubbiamente, se non lasciare marcire la situazione, lasciando dilagare il virus prima sottovalutandolo (<è poco più di un’influenza, quante storie, esagerati> e ora pretendendo misure che potrebbero benissimo prendere da sé, accusando il governo di inerzia e confusione. <Senti chi parla>, sbuffa esasperato il medico del pronto soccorso dell’ospedale Cotugno di Napoli, dove i ricoveri si sono moltiplicati per la mancanza di un piano sanitario regionale efficace e attento.


Lo hanno fatto con più serietà il presidente del Veneto, Luca Zaia (leghista, ma non troppo avariato) che ha, oltre alle chiusure del governo,  chiusi i negozi la domenica, anticipato le chiusure dei bar e vietata la circolazione in alcune piazze. Così in Emilia Romagna e Friuli, regioni confinanti.


E di fronte all’immobilismo del presidente della Campania, De Luca, il più furbacchione di tutti, che, in presenza di una situazione insostenibile negli ospedali e tra le strade super affollate, aspetta che sia il governo a istituirgli la zona rossa per cavargli le castagne dal fuoco, i sindaci del territorio hanno capito meglio di lui che non era il momento di scherzare. Ora il governo manderà l’esercito a fare un po’ d’ordine. E la zona gialla, almeno per Napoli e Caserta, dovrebbe trasformarsi presto almeno in arancione, se non rosso vivo.

 

 


A Giugliano, 130mila abitanti, per esempio: con i contagi che salgono ogni giorno di più, il Sindaco ha chiuso piazze e vietato persino di fumare e mangiare all’aperto, atti che comporterebbero l’assenza di mascherina sul volto. Il Sindaco di Napoli, in corsa per la rielezione l’anno prossimo con un suo candidato, ha chiuso il lungomare e tante piazze della movida, in attesa che il presidente De Luca, con calcolo esclusivamente elettorale, si decida a dichiarare zona rossa almeno la città.


Nonostante i 623 morti di ieri, frutto dei ricoveri più gravi di un paio di settimane fa, l’Italia ha superato il milione di infettati (in Francia quasi due), ma la percentuale di contagi  comincia a scendere lentamente dal precedente 17, 5 al 16%. Anche per l’effetto degli strumenti sanitari di lotta al virus messi in campo dal governo: 350mila tamponi al giorno (20mila a marzo), 100 milioni di mascherine distribuite ogni giorno in scuole, ospedali e studi medici (e quelli che dicono di non essere attrezzati mentono o è per colpa loro), oltre mille terapie intensive in più rispetto a marzo, con annessi e connessi. Più di 35mila medici e infermieri sono stati assunti e altri concorsi sono in corso.


Non stanno certo giocando lì, al Comitato tecnico scientifico e negli uffici del Commissario Arcuri. I dati che vengono elaborati dicono che si sta facendo il massimo, ma che tutto si scontra con l’incapacità delle Regioni che hanno esclusiva quasi completa sulla Sanità per Costituzione (in questo caso maledetta) a stare al passo con errori (per malafede politica) nella raccolta dei dati, incapacità di distribuire i mezzi necessari al personale sanitario, speculazione politica per coprire le proprie mancanza nonostante l’abbondanza di fondi e mezzi arrivati dalla protezione civile.


Ora a gennaio arriveranno un milione e settecentomila dosi di vaccino (grande business di Big Pharma, dalla statunitense Pfizer alla tedesca Biontech ad altre multinazionali farmaceutiche sparse in Occidente) sui 3,4 milioni previsti in generale entro la primavera e saranno disponibili per personale sanitario, Forze dell’Ordine e cittadini dalla salute più a rischio, come ha riferito con voce ferma il Commissario Domenico Arcuri nella sua ultima conferenza stampa di ieri. Si sta organizzando la distribuzione e ancora non è chiaro se ci saranno quote regionali o meno. Speriamo di no. Pare che il ministero pensi di affidarsi ai militari per la distribuzione secondo un piano in corso di definizione.


Una soluzione ragionevole dal momento che queste istituzioni regionali hanno dimostrato di essere una palla al piede dell’efficienza democratica, voraci consumatrici di fondi pubblici e centri di bassa battaglia politica sulla pelle della gente. Affidare alla sanità regionale la distribuzione e somministrazione del vaccino in fase di emergenza significherebbe solo favorire il caos e lo spreco.


Negli anni dello scandalo delle spese pazze dei consiglieri regionali e dei milioni di soldi pubblici rubati, invocammo (vedi archivio: parola chiave Regioni) l’abolizione delle Regioni come centri di potere istituzionale, la riforma dello sciagurato titolo V della Costituzione (voluta, per calcolo politico, da D’Alema quando credeva di avere il territorio in carico al Pci-Pds) e il ritorno della Sanità allo Stato centrale. Riproponiamo l’invocazione: che siano abolite e trasformate in assemblee consultive e di decentramento burocratico, senza poteri politico-decisionali. Andrebbe tutto molto meglio.