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Mercoledì 25 Novembre 2020 17:07

Liti familiari e omicidi suicidi, aumenta la violenza nel 2020

 

 

 

 

 


cadavere scientifica carabinieri - TelenordUna donna uccisa ogni tre giorni durante il confinamento causato dai primi mesi di pandemia. Questi sono i dati che nella giornata contro la violenza sulle donne vengono diffusi dal ministero della Giustizia che, però, non dà in contemporanea i dati generali di assassinii tout court, compresi i bambini uccisi da padri o madri. Il politically correct vuole che si esaltino solo le donne uccise da uomini. Soltanto alcuni coraggiosi analisti sottolineano come con il lockdown, costretti a casa h24, si siano acuite le tensioni familiari e le liti, durante le quali sono le donne a soccombere come vittime di ira incontrollata o di depressione grave per problemi di disagio economico o deboli psicologie personali. Tragedie familiari si chiamavano una volta.

 

 

Di più: coraggiosamente si sottolinea come nella metà dei casi di questi cosiddetti “femminicidi” si tratta di omicidi-suicidi, tra coppie di anziani soli e disgraziati o di padri disperati mentali, in cui, cioè, si suicida anche l’omicida, con un certo grado di incertezza su chi abbia ammazzato chi. Episodi in cui il marito, poveraccio al pari, uccide la moglie invalida grave e poi pone fine anche alla sua vita, quasi in un impeto di eutanasia di coppia.


Questo non per ignorare la gravità della forza bruta vendicatrice di tanti uomini che ammazzano una moglie o una ex per gelosia o per un animalesco senso di lesa maestà quando vengono rifiutati, dopo magari aver inseguito illusioni infrante di dominio maschile o di vita insieme “andata a male”, vittime essi stessi di quelli che considerano tradimenti di chissà cosa. No.


Questo soltanto per cercare di distinguere meglio tra propaganda e realtà. Tra militanza intellettuale e onestà intellettuale. Tra umanità di parte (solo i morti di sesso femminile meritano compassione) e compassione umana per i drammi dell’anima di ogni genere. Insomma, per capire meglio le ragioni profonde, vere, di ogni singola tragedia. Se evitassimo di strillare solo in difesa di alcune vittime e non contro la cultura della violenza in generale, maschile o femminile che sia (tante sono le donne votate al male), rischieremmo davvero grosso. Di questo passo finiremmo dritti dritti a invocare la pena di morte. Solo per i maschi, ovviamente. Un disastro.


Mai avremmo pensato che ci toccasse dar ragione a Vittorio Feltri. Eppure succede.