PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Dicembre 2020 18:23

Ue, sì unanime al recovery plan. Così Conte “mangerà il panettone”

 

 


di Elisabetta Regina

 

 


Migranti, Conte a Bruxelles: "Cambiamento sarà radicale" - Corriere.itE’ andata anche questa volta e anche questa volta le opposizioni, che spargevano in giro pessimismo sulla reale  concretezza del recovery fund approvato a luglio scorso, sono state smentite. Il governo italiano, guidato da Giuseppe Conte, ha ottenuto l’accordo al Consiglio europeo per sbloccare i 209 miliardi (su un bilancio di 1.300 miliardi Ue) di aiuti per la crisi economica causata dal Covid. I veti di Polonia e Ungheria sono stati superati, come ben prevedibile, visto che anche loro beneficeranno dei fondi e in caso di mancata approvazione del bilancio straordinario per aiutare i Paesi europei in crisi profonda (Germania compresa) i cosiddetti “sovranisti”, con leggi inopportunamente autoritarie per il consesso Ue, avrebbero perso finanziamenti di cui hanno, come tutti, un gran bisogno. I loro popoli non avrebbero capito questa mossa insensata e così anche i Parlamenti nazionali, cui spetta ora l’approvazione definitiva, diranno molto probabilmente sì.

<E’ stato un successo storico, per la prima volta arriveranno tanti soldi per sistemare l’Italia. Non credo che potremmo vederli, comunque, prima di Febbraio 2021>, ha spiegato il presidente Conte. E ha richiamato tutti, maggioranza e opposizioni, a contribuire con serietà ai progetti in campo che sono in via di selezione e verranno presentati a Bruxelles a Gennaio prossimo. <<Questa volta non possiamo perdere questa opportunità. Anche se storicamente l’Italia ha un primato negativo di incapacità a spendere i contributi della Ue>.


Questo mentre, tanto per darsi importanza e cercare di sfangare qualche prebenda in più per sé e per i suoi, Matteo Renzi dichiarava a El Paìs spagnolo di essere pronto a far cadere il governo se Conte non farà <marcia indietro>. Roso dall’invidia per le capacità di mediazione e risultato del governo attuale, pretende di mettere bocca, con i suoi, nei progetti da attuare (<migliaia di cantieri>, spiega Conte) per portare acqua e soldi ai poteri economici e finanziari, non necessariamente produttivi se non alle tasche di pochi eletti, che lo hanno portato al potere.


Per fortuna è stato il segretario del Pd a stroncare le sue velleità dicendogli : <non c’è nessuna marcia indietro da fare>. E, occhio, sembra un’affermazione corretta. Il nodo sarebbe la governance dei progetti, chi, cioè, dovrebbe gestire e coordinare i finanziamenti e i lavori, portando a buon fine il tutto, con un’Italia rinnovata negli obiettivi e nei metodi di lavoro e spesa.


Le linee guida sono tracciate e approvate dal Parlamento: infrastrutture e industrializzazione green, edilizia di difesa e messa in sicurezza del territorio e dell’ambiente (è stato anche concluso l’accordo Ue per ridurre del 30% le emissioni entro il 2030 e del 55% entro il 2050), innovazione, cultura, ricerca, scuola e ricerca, digitalizzazione del Paese. Linee che vanno applicate nel concreto, finanziando con i soldi pubblici tutta la produzione e i servizi giusti e utili alla collettività, senza furberie politico-industriale di accaparramento di soldi pubblici delle solite amebe di Stato, modello Alitalia o Autostrade, per intendersi.


Per questo il governo ha pensato a un coordinamento statale per questi investimenti pubblici, come ha fatto la Germania, affidandolo al ministero dell’Economia (Roberto Gualtieri) e a quello dello Sviluppo economico (Luigi Patuanelli) che avranno la responsabilità politica degli interventi.


Operativamente saranno alti funzionari dello Stato, affiancati da sei manager esperti di aziende ad ogni livello, a fare da punto di riferimento (la task force) per l’attuazione pratica dei progetti finanziati. Niente di complicato e neppure faraonico. Starà a loro avere la governance dei progetti di investimento pubblico, sotto l’occhio sempre vigile della presidenza del Consiglio e del Parlamento.


Purtroppo questo schema per governare tale enorme cambiamento del paese, che dovrebbe portare a un’equa e meglio distribuita ripresa economica e benessere sociale, viene visto come troppo trasparente e onesto per la vecchia logica politica di favorire gli amici degli amici, ben interpretata da Renzi e compagni. La battaglia contro la governance e il ricatto di far cadere il governo <se non fa marcia indietro> ha il solo scopo di evitare che vengano gestiti bene senza che loro ne possano sbandierare qualche merito.


Al contrario il sistema pensato sarebbe completamente sganciato dalla logica di partito per usare esclusivamente a favore del bene comune questa gran massa di fondi che andranno ad unirsi ai fondi europei già operativi di cui finora, causa incertezze e incompetenze di Regioni e Comuni, sono stati utilizzati soltanto al 40%.  <Sentiremo sindaci, associazioni, sindacati e ogni istituzione di base per concordare i progetti e portarli a conclusione>.


Non dovrà più accadere, ha sottolineato ancora Conte nella conferenza stampa da Bruxelles dopo l’accordo raggiunto <che si perdano preziosi soldi europei. Non ce lo possiamo permettere. Il Recovery plan sarà l’occasione anche di dimostrare che l’Italia è capace di portare a buon fine grandi cose>.


Non ci sarà spazio, dunque, per spartizioni di basso conio dei fondi da parte dei partiti e dei loro interessi di bottega o di privilegio “rubando” soldi pubblici. Il pressing delle opposizioni (da Forza Italia alla Lega, con Salvini che ora sembra genuflettersi davanti a Conte pur di strappare qualcosa da esibire ai propri elettori) e del partitino di Renzi è così presto spiegato: entrare nella gestione delle risorse e mettere le mani su una fetta di torta a favore delle proprie lobby di riferimento.


Il governo non intende stare a questo gioco ed ecco che si cerca di screditarlo e di “fragilizzarlo” (<Conte non mangerà il panettone>, sono le voci che vengono fatte girare tra le quinte) per costringerlo alla resa. Non sembra però che il ricatto funzioni, al momento.


<Per i contributi seri siamo disponibile per ogni confronto. La mia porta è sempre aperta al dialogo>, chiosa Conte con l’aria di chi pensa: ma non pensiate di fare i vostri interessi di partito con me e con il mio governo. <Nessuno deve fare marcia indietro>, ha ribattuto a Renzi il segretario del Pd Nicola Zingaretti.


Come a dire: Renzi, facci lavorare e non rompere le scatole. Ha fatto così un gran piacere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, irritato per queste sortite, non può direttamente mandare a quel Paese il Pierino di Firenze. <Se cade questo governo ci saranno soltanto le elezioni>, trapela dal Quirinale.


Una minaccia da “contro-ricatto” di grande presa sui parlamentari (a cominciare da quelli di Renzi, molto attaccati al proprio stipendio) che potrebbe mettere a tacere questi sconsiderati che giocano sulla pelle del Paese in un momento di emergenza come questo. Conte, più realisticamente parlando, il panettone lo mangerà, lo gusterà, eccome. E meno male. Il Natale per gli italiani sarà molto più sereno.