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Domenica 27 Dicembre 2020 11:32

Natale in “rosso”, <controlli a tappeto forze dell’Ordine>. Ma dove?

 


di Gi.Pe.

 


Roma e il Natale in lockdown: città vuota e lunare tra controlli e  iniziative di solidarietàStiamo vivendo un Natale “ritirato”, dominato dalla paura del contagio e ben regolato da norme per evitare il dilagare ancora di più di una pandemia da covid 19, un virus cattivissimo che ha fatto sinora oltre settantamila morti e lascia anche nei cosiddetti guariti, gravi menomazioni nell’organismo. Per arginare i contagi che vanno avanti al ritmo di migliaia al giorno, con le terapie intensive degli ospedali ancora troppo piene, il governo italiano, al pari di tutti i governi del mondo (in realtà anticipando tutti i governi del mondo) ha disposto una sorta di lockdown per le festività natalizie chiudendo quasi tutto e qualificando tutto il Paese come zona rossa. Per legge tutti dovrebbero stare chiusi in casa, limitando i propri spostamenti alla spesa e ad altre necessità (le sigarette, i giornali, una passeggiatina, andare a trovare la mamma sola o a Messa), salvo alcune deroghe per i giorni del Santo Natale, come ad esempio andare in visita augurale ad amici e parenti, anche fuori città, nella stessa regione, ma non verso i capoluoghi, purché due persone al massimo. Controlli severissimi sono stati annunciati dal ministero dell’Interno che ha schierato <settantamila uomini> per fare controlli severi di rispetto delle norme antiassembramento. Abbiamo verificato, con risultati sconcertanti.


Alle 13.15 del giorno di Natale si parte, in coppia, armati di autocertificazione, dalla centrale via Nomentana a Roma per raggiungere un’altra coppia di amici a Fregene, nota stazione balneare del Comune di Fiumicino, a circa 25 chilometri dalla Capitale. Si è in perfetta regola: nessuno può raggiungere la città capoluogo, ma si può uscire per andare in piccoli comuni limitrofi nel raggio di 30 chilometri.


Il percorso prevede di attraversare la città, da Villa Borghese a Piazza del Popolo, il Lungotevere, il Vaticano, il quartiere Aurelio per prendere la consolare Aurelia che porta a Nord lungo il mare. Si scorre senza problemi, il traffico è scarso, di  pattuglie di Forze dell’Ordine nemmeno l’ombra. Si arriva a destinazione dopo aver viaggiato per circa 45 minuti senza averne avvistata nemmeno una.


Così al ritorno. Intorno alle 17 si fa il percorso al contrario per rientrare a casa. Questa volta si cambia strada, facendo un’altra strada di collegamento con la periferia Nord, la Portuense e sbucando a Trastevere all’altezza di Testaccio. Il traffico è più sostenuto. Anche questa volta si percorre tutto il Lungotevere e di nuovo, costeggiando Piazza del Popolo, su su fino a riprendere via Nomentana fino a casa. Pattuglie delle Forze dell’Ordine al lavoro per controllare il rispetto delle regole? Neanche una. Niente di niente, tutto libero, tutto “fuori controllo”. Ma dove sono i <settantamila uomini> del ministro Lamorgese? In 60 chilometri macinati dentro e fuori la città, in orari ben diversi, non se ne sono visti.


Quando si arriva a casa si resta a bocca aperta nel vedere le immagini dei Tg con i blocchi della Polizia o dei Carabinieri: tutte in centro, a Piazza Venezia. Così come, ci dicono, a piazza del Duomo a Milano o a piazza del Plebiscito a Napoli. Svoltato l’angolo, nelle zone paracentrali e in periferia delle grandi città, le pattuglie anti covid per i <controlli severi> annunciati dalla ministra Lamorgese  non le ha viste nessuno.


Sospetto atroce:  che siano organizzate a favor di telecamere? Che gli annunci di <severi controlli> siano soltanto astute minacce esternate per impaurire i bambini-cittadini, senza alcuna vera conseguenza? Il pensiero malvagio viene. E non è bello.