PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Dicembre 2020 11:38

“V day” in tutta Europa: tra squilli di trombe via alle vaccinazioni

 

 


di Rocky

 


Il vaccino arrivato allo Spallanzani di Roma, domenica 27 il Vax dayE’ il gran giorno del vaccino anticovid. In tutta Europa, all’unisono, si inizieranno con squillo di trombe e riprese tv da grandi eventi le vaccinazioni con il siero della casa farmaceutica statunitense Pfitzer in associazione con la tedesca Biontech (fondata da immigrati turchi). In una bolgia di telecamere e fotografi, con le celle frigorifere contenenti le boccette di siero antivirus portate quasi in trionfo dai medici, in Italia sono già arrivate diecimila dosi, dei quasi due milioni che arriveranno entro la fine di Gennaio 2021, scortate e custodite come armi militari segrete e la prima a riceverne una sarà un’infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma, nemmeno a dirlo. In fondo quel centro specializzato in malattie infettive è eccellenza europea ed è stato lì che è stato isolato il coronavirus in Italia dopo il ricovero di due turisti cinesi. Poi, via via, saranno vaccinati medici, infermieri, ultra ottantenni delle case di riposo, i malati a rischio. Le persone tra i 50 e i 70 anni ancora in buona salute hanno ancora da aspettare. E tanto,  La faccenda sarà lunga. C’è poco da festeggiare.

Prima che si arrivi a immunizzare, almeno nelle intenzioni, il 70 per cento della popolazione, percentuale necessaria ad avere la protezione di massa dalla malattia, ci vorranno sei mesi e più. E anche i vaccinati non saranno al sicuro subito. Dopo la prima iniezione il vaccino comincerà a fare effetto dopo una settimana, in attesa del richiamo necessario di un secondo trattamento. Ci vorrà ancora del tempo prima di potersi togliere le mascherine e girare liberi di andare dove si vuole, di stringere mani e darsi a baci e abbracci.


Tutta la pompa magna messa in campo per l’inizio delle vaccinazioni suona dunque un po’ eccessiva. Anche se il movente del delitto di retorica sopra le righe nasce da buone intenzioni. L’entusiasmo per <la luce che si intravede nella notte buia della pandemia> (parola di commissario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri) è certamente diffuso e viene espresso con orgoglio, del tutto giustificato, dalle istituzioni che hanno faticato non poco per tenere sotto controllo una situazione drammatica che, grazie al vaccino, può trovare finalmente soluzione positiva. Non certo per gli oltre settantamila italiani morti finora (finora)  per una malattia che continua a essere potenzialmente letale per tutti, se contratta.


Un entusiasmo che, inoltre, fa salire in tanti l’ansia di non farcela in tempo. A parte i no-vax che continuano, in questo caso senza ragione, la loro opposizione a qualunque vaccino ipotizzando ancora il gran complotto mondiale ordito soltanto per poter vendere in vaccino o impaurire le popolazioni da tenere sotto controllo, la paura di non poter ottenere subito la vaccinazione e di affrontare ancora lunghi mesi nell’angoscia da contagio è molto diffusa. Sobillare aspettative troppo alte di salvezza con un eccesso di soddisfazione per l’arrivo del vaccino potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, portando delusioni ancor più pericolose. Per ora, sia chiaro, è ancora soltanto una speranza.


L’efficienza del governo e del Comitato tecnico scientifico, per non dire del Commissario Arcuri, un gigante di manager della sanità, è fuori discussione, ma vaccinare 40 milioni di persone per ottenere l’immunità di gregge è impresa lunga e difficile non solo per la quantità di personale qualificato da impegnare, ma per il numero di dosi che le case produttrici (finora almeno tre) saranno in grado di sfornare.


Meglio abbassare i toni trionfalistici dei media, allora, tener duro e sperare che l’enorme impresa si concluda presto. Se questo 2020 sarà ricordato come l’anno più brutto, il prossimo 2021 sarà quello più bello, liberatorio. Felice 2021, dunque.