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Mercoledì 13 Gennaio 2021 15:08

<E’ un violento>, Trump fuori pure dai social. E ora fa l’agnellino

 

 

di Ch.Ci.

 

 

 

Risultato immagine per foto trumpSarebbe stato meglio arrestarlo senza troppi riguardi. Ma tant’è. Mercoledì la Camera dei Rappresentanti del Congresso Usa, a maggioranza democratica, voterà per l’impeachment del presidente (ancora per pochi giorni) perdente Donald Trump. Scontato il voto a favore per la messa sotto accusa di un inaffidabile, debole di mente, ma furbissimo, capo della Casa Bianca. Trump ha dimostrato di essere un vero pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo intero, è il succo della richiesta di impeachment, che, però, seguirà il suo corso, con il passaggio al Senato, soltanto dopo che si sarà insediato il nuovo presidente eletto Joe Biden, il 20 gennaio prossimo. E allora è il momento per The Donald, che al giuramento del nuovo Presidente non andrà, di fare l’agnellino per correre ai ripari, ora che vede un futuro alquanto incerto, vuoi per l’impeachment vuoi per i procuratori del fisco che lo aspettano sul piede di guerra per vederlo in Tribunale appena tornerà un privato cittadino, si dà da fare per calmare le acque intorno a sé. Troppo tardi. Anche se soltanto dopo la sua decadenza da presidente, l’impeachment passerà. Se non verrà trascinato in Tribunale da privato cittadino con le stesse accuse, subito dopo l’uscita dalla Casa Bianca. Nemmeno il tentativo di “scappare” in Scozia, nel suo resort da miliardari, gli è riuscito. La richiesta di atterrare del suo aereo militare proprio il giorno prima il giuramento di Biden è stata respinta senza pietà dalle autorità di Edimburgo: <causa pandemia>.

Impaurito da una più che probabile condanna del Parlamento (anche il Senato è adesso a maggioranza Dem) Trump cerca, allora, di mettere qualche pezza al suo inqualificabile comportamento da eversivo, ammorbidendo le cose, stravolgendo ancora una volta la realtà, condannando le violenze, dopo una settimana dai suoi incitamenti, dei suoi sostenitori, ma chiamandoli comunque a raccolta per il giorno del giuramento del nuovo Presidente.

 

Tanto è impaurito dalla forza della legge messa in moto da Democratici e da molta parte dei suoi stessi Repubblicani (in testa il suo vice Pence) che si spertica in dichiarazioni di pace e di distanza dalle violenze dei suoi seguaci (che hanno fatto cinque morti) fino ad ora approvate compiaciuto. E, niente di peggio per lui, è pure costretto a servirsi degli odiatissimi media, per parlare al suo popolo: che smacco.

 

I social più importanti, infatti, hanno bloccato i messaggi del (ancora per poco) presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ben fatto. Uno che istiga i suoi fan a manifestazioni dure contro le istituzioni perché, come un bambino dispettoso,  hanno decretato che aveva inevitabilmente perso le elezioni democratiche, va espulso dal civile consesso delle libere opinioni. La legge è uguale per tutti.

 

Ora, dunque, che Tweet, Facebook, Istagram o chissà cos’altro del vasto mondo della comunicazione via internet lo hanno espulso dai loro server per sempre, non può che tornare ai cari, vecchi, comunicati stampa gestiti dai giornalisti di network televisivi e giornali. Un vero tormento per lui che ha sistematicamente “schifato” i giornalisti per la loro indipendenza preferendo chattare con quei personaggi della Destra più scatenata, razzista e violenta vìs à vìs, via twitter.

 

Nonostante il buon senso delle aziende di comunicazione on line che hanno dei regolamenti ferrei su alcuni parametri (verità, non violenza e correttezza civile delle opinioni espresse sui social) in tanti “sofisti” stanno obiettando sulla legittimità dei social di oscurare le “opinioni” di qualcuno, censurando la libertà di espressione. E addirittura del presidente degli Stati Uniti. Come se fossero opinioni civili quelle che Trump ha espresso finora. E non solleticamenti dei comportamenti più violenti e odiosi degli esseri umani.

 

Un dibattito senza senso. Come se, in nome della libertà di opinione, i social fossero obbligati a diffondere liberamente, le opinioni di pedofili, criminali nell’atto di organizzare una rapina, mafiosi nel pieno di un summit, bulli, persecutori, stolker, fascisti, nazisti, terroristi, stupratori e chi ne ha più ne metta. Che sciocchezza. Mettere sotto accusa le aziende dei social che fanno il proprio dovere civile e non l’autore dei messaggi di odio. Per una volta che Zuckeberg ne fa una buona.

 

Ovvio che i tweet di Trump e, dunque, il loro autore, vengono oscurati per l’istigazione all’odio e alla violenza verso i nemici con linguaggi razzisti e fascisti. Devono farlo. Altrimenti è inutile gridare allo scandalo, poi, se qualche ragazzino viene spinto al suicidio o aggredito a causa dei messaggi pubblicati sui social. O stracciarsi le vesti se lasciano girare messaggi di violenza armata dei terroristi. Il rigore civile deve valere per tutti o per nessuno. Meglio per tutti. Compreso Trump “belli capelli”. Per fortuna fra una settimana se ne va.