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Domenica 25 Aprile 2021 20:10

Nascita e morte (forse) della SuperLega del calcio in fallimento

 

 

 

di Al.Fi.

 

 

 

Risultato immagine per foto andrea agnelliAppena annunciata era già morta. Dodici presidenti di grandi club di calcio, da Andrea Agnelli della Juventus a Josè Perez del Real Madrid agli americani del Milan ai cinesi dell’Inter, il 16 Aprile scorso fanno sapere al mondo intero dello sport e non solo che avrebbero fondato un nuovo torneo di Coppa al quale avrebbero partecipato soltanto le loro squadre. Un campionato europeo dei più forti, titoli alla mano, stufi, pare, di giocare con dichiarate scartine e perdere pure, magari (vedi la sconfitta della Juve con il Porto). Questo perché convinti di poter attrarre più tifosi, spremerli meglio e soprattutto gestire in proprio le convenienze e i diritti tv. Essendo oberate di debiti (la Juventus è esposta per oltre 400 milioni, il Real per 600 e via così) il tentativo aveva un senso economico abbastanza interessante. Non avevano fatti conti con le altre società e i tifosi che hanno visto subito l’impoverimento della Champions e delle Coppe europee private delle squadre più forti, dal Liverpool al Manchester al Tottenham, tra le squadre inglesi aderenti al progetto.

 

Una mobilitazione generale, più che altro sobillata dai vertici delle attuali organizzazioni calcistiche che hanno visto perdere il loro potere sulle società più importanti, ha impedito il progetto di cui peraltro non sono noti nemmeno i particolari. Se, per esempio, queste supersquadre avrebbero continuato a giocare nei tornei attuali o se ne sarebbero uscite per fare soltanto il proprio. Se invece la Supercoppa si sarebbe aggiunta alle altre che, comunque, sarebbe rimasta a corto di spettatori e abbonamenti tv da racimolare in tutto il mondo.

 

In ogni caso, considerate le proteste “populiste” soprattutto dei tifosi delle squadre “minori” sui quali si sono “buttati” i politici in cerca di consensi(perfino il premier inglese Boris Johnson ) nello spazio di due giorni la SuperLega è morta: tutte le squadre inglesi, l’Inter e, pare, anche il Milan, si sono ritirate, lasciando sole Juve e Real, con uno strascico di polemiche, liti, rancori tra ex amici davvero fuori luogo.

 

In fondo il calcio è mercato, fatturati, soldi, tanti soldi, competizione tra società che lucrano sullo sport, grandi o piccole che siano. La retorica dello Sport come valore educativo è rimasta tale, senza più nessun riscontro nella realtà. In tutti gli sport si gioca e ci si sfida per soldi e potere. Perfino il dilettantismo tanto sbandierato nei Giochi Olimpici nascondo interessiu economici sia per gli atleti che per le società che li allenano.

 

La differenza sta solo nella capacità di amministrare i proventi delle società di calcio, questo caso. Alcune sono gestite meglio (vedi l’Atalanta) altre peggio, vedi la Juventus che, con i debiti che ha in un mondo normale dovrebbe portare i libri in Tribunale e dichiarare fallimento. E’ il risultato di  calciatori e allenatori strapagati anche quando non rendono e di scelte calcistiche povere di titoli nazionali e internazionali.

 

La morte subitanea del progetto, alla fine, fa sospettare che sia forse una morte soltanto apparente. Troppo repentinamente e senza nemmeno tante spiegazioni Andrea Agnelli ha comunicato il “non luogo a procedere” dell’idea. Una resa alle proteste davvero strana che potrebbe essere pura tattica. Lanciato il balon d’essay  tanto per vedere l’effetto che fa (per ora pessimo) gli ideatori potrebbero aver ritirato il progetto per ripresentarlo sotto altre forme. Dopo aver fatto un lavoro migliore di coinvolgimento, non abbastanza convincente per ora. Domani chissà.