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Lunedì 03 Maggio 2021 20:21

Brigatisti arrestati in Francia, una recita: neanche un’ora di galera

 

 

di Ch.Ci.

 

 

 

Risultato immagine per foto pietrostefaniCon grande squillo di trombe il governo Draghi, nella persona del ministro della Giustizia Marta Cartabia, è stato annunciato l’arresto di dodici terroristi delle Brigate Rosse ormai anziani. Erano da oltre trent’anni comodamente rifugiati in Francia, dove svolgevano normale vita di società grazie alla politica di protezione che i cugini francesi praticano dagli anni ’60 nei confronti di “rifugiati politici” che non abbiano commesso delitti di sangue (e tra loro ci sono invece assassini condannati in via definitiva) e a quella di tanti intellettuali di sinistra. I commenti si sono sprecati, il vanto per il successo ottenuto grazie ai “buoni rapporti” con il presidente francese Macron di Draghi è stato il leit motiv dei dibattiti per giorni, con gran pratica di sceneggiata del fare “ammuina” sia da parte di Macron sia da parte di Draghi. Già, perché al momento nessuno di loro è finito davvero in galera e probabilmente, nelle mani del diritto e dei Tribunali francesi, non ci finiranno mai. Grazie al diritto locale, alla prescrizione e alle malattie.

 

Tra costoro c’è in fatti quel Pietrostefani che fu condannato all’ergastolo con Luca Sofri e Antonio Marino per l’uccisione del commissario Pietro Calabresi ritenuto dai tre, membri del gruppo Lotta Continua, responsabile della morte per “suicidio” dalla finestra di Giuseppe Pinelli arrestato con l’accusa, infondata, di aver messo le bombe alla Banca nazionale dell’Agricoltura con relativa strage. Mentre Sofri e Marino, affrontarono la condanna con relativa prigione, lui, Pietrostefani scappò in Francia e lì rimase a vivere e lavorare, libero. Fino a qualche giorno fa, quando la “sceneggiata” degli arresti ha coinvolto anche lui.

 

<Sono molto malato>, diceva ieri come oggi per riempire di carte bollate le cancellerie di Francia. Come ieri anche oggi la sua “scusa” ha funzionato e funzionerà, soprattutto per fare passare un po’ di tempo e infilarsi nella protezione totale della prescrizione. Così tutti gli altri, con ricorsi di varia natura per contrastare l’estradizione in Italia e scontare chi l’ergastolo chi decine di anni di prigionia.

 

Tutti sono stati rilasciati dopo poche ore dall’arresto e hanno avviato le proprie cause legali contro il provvedimento della polizia francese su richiesta di quella italiana per l’estradizione. Prima di due, tre, anni la faccenda non si risolverà. Tutto ora è nelle mani degli avvocati. Campa cavallo che l’erba cresce, dice il proverbio. Di qui ad allora tutto potrà succedere. Anche che la faccenda finisca nel nulla. Intanto, però, la sceneggiata è stata rappresentata e il governo ha ricevuto i suoi applausi. La realtà, però, è un’altra cosa.