PDF Stampa E-mail
Domenica 17 Ottobre 2021 11:06

Alitalia (per fortuna) non c’è più, al suo posto decolla Ita. Buon volo

 

 

 

 


Ita Airways, i nuovi aerei: livrea azzurra e tricolore. Ma per ora resta il  marchio Alitalia | Sky TG24La compagnia aerea di bandiera italiana, Alitalia, a bilancio dello Stato con perdite di 13 miliardi, dopo 74 di esistenza di successi di immagine e esperienza di volo, con 28mila dipendenti e centinaia di aerei in dotazione per raggiungere ogni angolo di mono,nonché divoratrice di soldi dei contribuenti, dispensatrice di miliardi di privilegi in viaggi gratis a dipendenti, politici, sindacalisti, top manager, sprecona in lussi come le divise firmate per migliaia di hostess e personale di volo e di terra da costosi stilisti (vedi l’ultima genialata dell’era Montezemolo che ha spremuto milioni e milioni agli arabi di Ethiad, ultimi, allarmati, finanziatori per le divise Armani e altre amenità) o i voli in regali delle Millemiglia, non esiste più. Il 14 ottobre ultimo volo arrivato alle 22.30 a Fiumicino. Poi, finalmente, addio.

Mandata in fallimento da tutto il managment che non ha pagato nessun fìo per le cattive gestioni ma soltanto ingoiato milioni di stipendi e benefits, ha dovuto chiudere per mancanza di fondi, alla fine, persino per pagare gli stipendi, a meno che lo Stato non mettesse mano alla tasca, continuando a perpetrare lo scandalo della sua esistenza aziendale. Solo grazie all’Unione europea è stato possibile e meno male che c’è la Ue.


La nuova compagna di bandiera nazionale si chiama Ita (bel nome che richiama comunque Alitalia e decisamente il nostro Paese), manterrà il marchio e i colori Alitalia (comprato all’ultimo momento per 90 milioni di euro), avrà soltanto ottomila dipendenti con stipendi (soprattutto dei piloti) decurtati fino al 50% (altri cinquemila forse soltanto nel 2025) e 53 aerei, ha inaugurato il suo primo volo con un Milano- Bari ieri, 15 ottobre. Tutto più spartano e risparmi oso, per fortuna, con l’intento di tenere a bada i conti entrando anche nel segmento dei low-cost.


A terra vengono lasciati circa 15mila lavoratori delle cui sorti si sa poco o nulla. Di certo saranno accompagnati un numero congruo di anni da cassa integrazione e assegni di disoccupazione, sempre carico dei contribuenti. Sarà pure finita l’avventura di Alitalia, ma i suoci costi sembrano continuare a vievere ancora a lungo. Viva Ita. Almeno per ora.