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Giovedì 28 Ottobre 2021 00:00

Uragano a Catania, Onu: catastrofe vicina. Sì a lockdown per clima

 

 

 

 


Cosa è successo oggi a Catania: il medicane su Sicilia e Calabria<Europa primo Continente sulla buona strada per arrivare a fermare i gas serra entro il 2050>. Sono le ultime parole di Ursula Von der Lyen presidente della Commissione Ue arrivata a Roma per il G20. Parole soltanto auspicabili, purtroppo. Basta vedere che cosa sta succedendo in Sicilia (Catania) e Calabria, sul versante ionico, per capire che per ora si resta alle promesse, ma che la catastrofe climatica è a portata di pochi anni. Cicloni e addirittura uragani nel Mediterraneo (quello in atto battezzato Apollo) non si sono mai visti. Eppure proprio come il succedersi di questi eventi estremi negli Stati Uniti, finora apparsi come specifici per quelle terre e lontani, sono arrivati qui, in Italia, come se si fosse ai Tropici. L’allarme del resto lo ha lanciato ancora una volta due giorni fa sempre l’Onu, in vista della Cop 26 di Glasgow sul clima. Dopo i lockdown (che si è fatto soltanto in alcuni Paesi) le emissioni sono addirittura raddoppiate e con questa situazione altro che rientrare nel 1,5 di emissioni.

Stando così le cose (industrie inquinanti, timidezze sulle fonti rinnovabili, uso troppo alto dell’energia fossile, produzione eccessiva di rifiuti e plastiche),  dice l’Onu, nel 2050 il riscaldamento del pianeta raggiungerà i 4-5 gradi Celsius. La fine del mondo, in sostanza. Quella nel quale l’essere umano possa sopravvivere. <La catastrofe è molto più vicina, potrebbe arrivare nei prossimi anni>, dicono.


E’ da subito che bisogna fermare le emissioni per sperare che l’umanità se la cavi, che le generazioni che hanno oggi da 0 a 40 anni,  se la cavino e il pianeta torni per loro benigno 2050 Il 2050 è un traguardo troppo lontano, ormai..


Siccità, alluvioni, uragani, innalzamento dei mari sono un dato di fatto già ora. Mentre i Paesi più ricchi continuano la propria crassa vita, sono alla fine i poveri del mondo a subirne già le conseguenze. La siccità è già insopportabile nel Nord Africa dove l’acqua è razionata. Se si continuasse con questi provvedimenti ridicoli ci sarebbero, oltretutto, inevitabilmente, giustamente, ondate migratorie inimmaginabili.


Si vedrà se a questa Cop26 di Glasgow che diventa cruciale cosa decideranno di fare i paesi ricchi del mondo, a cominciare dai grandi inquinatori, Cina, Usa, India (in quest’ordine). Se si pensa che la Cina (con la Russia) prevede di fermare il suo sviluppo economico inquinante soltanto nel 2060, possono venire i brividi.


E’ vero. La Cina ha da sfamare e far vivere dignitosamente un miliardo e mezzo di persone e ha cominciato a inquinare soltanto dagli anni ‘50/’60, quasi cento anni dopo la rivoluzione industriale di Usa e Gran Bretagna ed Europa. Per questo pretende di pareggiare i conti e che siano gli inquinatori più “antichi” a dovere fermarsi. Un ragionamento del tutto comprensibile, ma ormai non è più tempo di tali contese.


La situazione è talmente allarmante, e in Sicilia forse lo hanno capito, da pensare a una sola soluzione possibile: fermare tutto, adesso. Usare tecnolgie e fonti rinnovabili per ogni cosa e far respirare la Terra e poi riprendere con più coscienza e rispetto.  Bisognerebbe, cioè, prendere contro le emissioni di gas serra le stese misure prese contro il Covid.


Tutti fermi per una settimana al mese, con l’aiuto dello Stato che dovrebbe tassare i grandi ricchi di più per sostenere la popolazione. I provvedimenti tampone cui pensano i Paesi ricchi per difendere i propri stili di vita e produttivi non serviranno a niente. La Cop 26 parte sabato. Si vedrà. Intanto meglio farsi un bunker.