PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Novembre 2021 22:04

Clima, Johnson a Glasgow batte Draghi. Cop26 più seria del G20

 

 


di Alessandro Fieramonte

 


Photographs of the People's Palace in Glasgow Green including the Winter  Gardens and Doulton FountainTra i residui di fuliggine fuliggine della città mineraria e operaia di Glasgow in Scozia, città grigia con poco di artistico da vedere, tanto poco turistica, si discute seriamente di clima, sotto l’egida mondiale dell’Onu, non di pochi paesi ricchi e industriali, si fa sul serio. Forestazione massiccia e riduzioni dell’uso di metano i primi accordi reali. Rispetto al G20 di Roma, passerella quasi offensiva, dei capi di Stato e di governo di appena 20 paesi (su 195), sia pure detentori del grosso dell’economia planetaria, la Gran Bretagna di Boris Johnson fa la figura di chi lavora davvero al servizio dei popoli. Niente a che vedere con la fuffa e fatuità del G20 di Roma.

Colta l’occasione di parlarsi in segreto esclusivamente sulle relazioni commerciali, a Roma non si è arrivati a niente di utile e di concreto (a parte un accordo sulla minimum tax per le multinazionali del web, al 15% anche nei paesi dove si fanno utili commerciali e non soltanto nelle residenze fiscali favorevoli) per l’ambiente, unico, vero, grande problema per l’umanità, oggi.


Hanno passato due giorni tra ricevimenti, pranzi, cene e gite turistiche a Roma, a spese dei contribuenti (cinquemila agenti mobilitati soltanto per lo shopping delle first lady, per andare a visitare monumenti, gettare monetine nella Fontana, smog a gogo nella città blindata per le 55 auto e furgoni rombanti e blindati soltanto dietro a Biden) con gran sollazzo di albergatori e ristoratori, di intere famiglie al seguito, in favor di telecamere. Ottima tecnica dei venditori di pentole, marketing ben studiato di pura promozione turistica.


Un marketing che continua anche oggi, durante la Cop26 in corso in Scozia, con la servile propaganda governativa, stile Minculpop del Ventennio, di radio e tv in cui si denigra il lavoro della Cop26 (<niente di definitivo, c’è molto scetticismo>, riferisce la governativa Simona Sala direttrice del GR di Radiodue) per far risaltare quello che si è osannato (senza prove) durante il “miracoloso” G20 di Draghi.


Al contrario le cose vere sono venute fuori proprio a Glasgow dove il premier indiano Modi, abbagliato a Roma dal tour, ha detto pubblicamente quanto aveva riferito, su richiesta, in assoluto segreto a Draghi, per non guastare la festa del villaggio turistico <Italia dei draghi>. E cioè che, essendo l’India tra i Paesi (con Russia e Cina, che non si sono fatti vedere proprio, impegnati come sono per fermare le emissioni nel 2060) che non intendono rispettare i tempi di zero emissioni al 2050, ma andare avanti con la CO2 fino al 2070. Fuori tempo massimo, cioè. Anche se, non per loro.


Gli indiani di Dehli sono gli ultimi ad aver inquinato l’aria, essendo l’India un Paese in via di Sviluppo ed è comprensibile (non dal pianeta) che, avendo cominciato a inquinare molto dopo gli altri Paesi industrializzati, vogliano completare l’impresa e mettersi in pari.


Intanto a Glasgow si lavora e basta per fermare i devastanti cambiamenti climatici. Cento miliardi arriveranno dalle fondazioni private dei grandi miliardari (da Rockfeller a Bezos) per aiutare i paesi poveri a dotarsi di energie rinnovabili per lo sviluppo. E ancora 20 miliardi, per ora (<troppo pochi> dice Greenpeace) saranno investiti dai governi (Usa e Ue in testa) per incentivare le ri-forestazioni e per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030.