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Venerdì 11 Marzo 2011 12:00

Per favore, l'unghia incarnita no

di Agnese Blondì

 

 

C'è la Giornata mondiale della pace e c'è quella della gioventù; c'è quella dei bambini e quella dell'acqua. Si celebrano in giorni stabiliti, ogni anno, il libro, il teatro, la Terra, l'Ambiente, i diritti umani, la Memoria dell'Olocausto, la lotta all'Aids. C'è anche la Giornata mondiale del gatto o quella della Lentezza o, ancora, degli Ufo, intesi come oggetti volanti non identificati. E c'è pure quella, vomitevole e scandalosa, dedicata ai pedofili.


Sono una valanga le iniziative che accomunano meritorie occasioni di approfondimento di grandi problemi dell'umanità alle più bizzarre ricorrenze. Tante, forse troppe.

 

A volte sono promosse semplicemente dalle associazioni culturali o sociali interessate, a volte hanno l'ufficialità istituzionale, con tanto di apposita legge – e finanziamento pubblico- nazionale o regionale, come la Giornata mondiale abruzzesi. In qualche caso non hanno proprio niente di davvero interessante per lo sviluppo e la salvezza del mondo, ma chi le promuove tenta con quel “mondiale” di ingigantire il tema che gigantesco non sarebbe.

 

A battere il record delle celebrazioni nazional-planetarie è certamente il mondo della medicina e più generalmente della sanità.  Ogni centimetro del corpo umano viene ricordato, analizzato, passato ai raggi X in giornate epocali nei quali l'allarme per le malattie, di ogni genere e grado, diventa quasi iettatorio.

 

L'elenco delle celebrazioni degli organi vitali dell'essere uomano è lungo. Si rendono tutti gli onori, in giorni appositi e separati,  per tutto l'anno e per molti anni, al cuore, (Giornata mondiale del cuore), polmoni (Giornata mondiale del pneumotorace), le arterie (Giornata mondiale pressione arteriosa) , ossa e legamenti vari (Giornata mondiale dell'osteoporosi) pelle e via dicendo, con il corollario di malattie eventuali, come, tra l'altro, il diabete, al quale viene dedicata  la sua bella celebrazione con una doverosa “giornata mondiale”.

 

Ogni componente corporale umana diventa per un giorno soggetto indiscusso di una ricorrenza, in un trionfo di  convegni, screening di massa e rapporti sanitari ricchi di dati e percentuali su questa o quella malattia. Corredate da immancabili interviste a presidenti di associazioni mediche e illustri professori universitari impegnati per l'occasione a spargere consigli talvolta di colossale banalità.

 

Nella Giornata mondiale della pulizia delle mani (c'è pure quella) la pressante prescrizione medica è stata quella  di lavarsi le mani per evitare infezioni. Ma guarda un po'. E' proprio quello che da generazioni genitori e maestre di tutto il mondo (anche nel Terzo, ormai) insegnano quotidianamente ai bambini fin dalla più tenera età. L'unica differenza è che gli educatori non fanno, normalmente, anche la pubblicità di prodotti disinfettanti da acquistare in farmacia, come è accaduto nel giorno dedicato al problema, inondato di spot specifici.

 

Qualche giorno fa, con squillo di trombe e ottima copertura mediatica, si è reso onore con una giornata mondiale anche al rene, con tanto di patrocinio della presidenza della Repubblica. <Potreste avere un rene ammalato senza saperlo. Fatevi visitare da un nefrologo>, è stato l'invito rivolto da ogni microfono o pagina stampata ai cittadini ignari, anche se, come recita il comunicato dell'associazione di categoria, i pazienti in dialisi sono cinquantamila, per lo più anziani e la grande mobilitazione degli specialisti è consistita nella misurazione della pressione e l'esame delle urine, esattamente quello che fa il medico della mutua.

 

Scartando l'ipotesi  dei malpensanti, secondo i quali queste giornate sono un modo di far crescere il business che ruota intorno alla salute e alla malattia, preferiamo sottolineare il merito che hanno (quelle serie) nel diffondere meglio la cultura del <meglio prevenire che curare>.  Esagerazione e abuso, tuttavia,  sono in agguato.

 

Come sottolineano gli esperti, creare allarmi esagerati e ingiustificati può portare a reazioni emotive – dall'angoscia all'indifferenza – dagli sbocchi controproducenti. Con il pericolo di vanificare ogni buona intenzione. Se si arrivasse a proclamare con squilli di tromba e alti patrocini istituzionali anche la Giornata mondiale dell'unghia incarnita, il rischio, poi, del ridicolo sarebbe davvero grosso.