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Lunedì 16 Marzo 2020 23:45

2.158 morti: e la gente canta dai balconi. Che umanità è questa?

 

 


di Ines Libondi

 

 

 

Risultato immagini per flash mob coronavirus Finalmente il Papa ha pregato per questi defunti Covid 19. Almeno ci ha pensato lui, colmando l’indifferenza generale verso queste vittime, arrivate a 2158, quasi 350 in un solo giorno. Una cifra enorme di povere persone, anziane e giovani (sempre di più si ammala e muore la fascia tra i 30 e i 50 anni) che vengono sepolte o cremate frettolosamente, senza l’ultimo saluto dei familiari, nascosti a tutti, senza funerali e senza estreme unzioni, quasi a ricordare i cadaveri buttati sui carri come sacchi della spazzatura ai tempi della peste di manzoniana memoria. Per loro, si assiste con orrore, i flash mob dai balconi per festeggiare cantando e suonando e applaudendo (sic!) una tragedia immane che continua giorno dopo giorno, senza sosta. Il trionfo del mors tua vita mea dal cinismo assoluto.

Se fosse affondata una nave e avesse fatto strage di tutti i passeggeri italiani sarebbe stato proclamato il lutto nazionale di settimane, interrotte le trasmissioni tv e radio frivole, lasciando spazio soltanto all’informazione full time e al ricordo dei morti. Nel rispetto della nostra cultura nazionale.


Invece, quasi fossimo diventati tutti parte dello show business yankee (the show must go on) e del <presto dimenticare per guardare avanti> si fa finta di non vedere la strage in atto, lasciata nel perfetto anonimato. Ad uccidere tanti essere umani è, uno a uno, “soltanto” un virus implacabile. Nessuno con cui prendersela, nessuna inchiesta (per ora, si spera), nessuna suspense, nessun giallo e mostri da sbattere in prima pagina, nessun risarcimento da richiedere (per ora).


Così nessuno di questi poveretti ha avuto un pensiero collettivo, nazionale. Mentre radio e tv, pur rispettando i protocolli che vietano gli assembramenti e dunque senza pubblico plaudente, continuano a invitare al divertimento, a non pensarci, a essere ottimisti, a invitare a fare baldoria dai balconi. Lasciando soli nel loro dolore i parenti che certo non andranno sul balcone a suonare la chitarra e a cantare l’Inno italiano.


Il contagio ha raggiunto le 23mila persone, in proporzione molti di più che in Cina proporzionalmente alla popolazione e tanti ne moriranno ancora. Tutti costoro sembrano non meritare considerazione. Esseri umani passati a miglior vita miseramente, attaccati a un respiratore, senza addii né conforto, diventati dei numeri buoni per le statistiche.


<Tutti vecchi e malati>, si dice continuamente nelle cronache nemmeno troppo velatamente. Come a dire: tanto dovevano morire, prima o poi. <Meglio a loro che a noi> è il sollecitato pensiero. Un <orrore>, così definito giustamente da Emanuele Macaluso in un’intervista a Repubblica, di cui si dovrà un giorno pur tener conto in questa ubriacatura di ottimismo della volontà e della felicità dei sopravvissuti (per ora). Lo si deve al briciolo di umanità che resta nella gente e ai tanti morti innocenti dimenticati.