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Venerdì 24 Aprile 2020 16:08

Con la pandemia la Terra respira. Durerà? Allarme per la fase2

 

 


di Rocky

 

 


In tempi di infezione a Firenze anche le anatre vanno in farmaciaGrazie alla pandemia che uccide uomini e donne la Terra respira. E’ duro dirlo, ma è così e bisognerebbe essere ciechi e ottusi per non vederlo, sentirlo nel profondo dell’anima. E’ in atto un paradosso tragico che tutti possono toccare con mano. Gli animali più teneri e indifesi si riprendono i propri spazi perfino nelle città, dove girano gioiosi e indisturbati cervi, anatroccoli, istrici e “bambi”. Gli uccellini cantano a squarciagola in una primavera tersa e temperata anche nelle aree più cementificate e brulle. L’aria è pulita perfino nei Paesi più inquinati del mondo, come la Cina, niente rumori, spariti i gas tossici dei tubi di scappamento delle auto, ridotti a poco e niente i rifiuti degli esseri umani ciecamente, finora, occupati a produrre e consumare oltre il necessario. Basta guardare i cassonetti semivuoti dei nostri quartieri, soprattutto quelli dedicati allo smaltimento della plastica soffocante, per rendersi conto di quanto bene alla madre Terra stia facendo questa assenza forzata del più crudele e devastante dei suoi abitanti. <Si sta proprio bene>, confessano alcuni. E ora che la fase 2 si avvicina con un (quasi) “liberi tutti” un nuovo allarme corre tra le genti: la ripresa dell’ inquinamento e la corsa verso altre distruzioni del pianeta. L’occasione che ci è stata “offerta” per riflettere sul passato e il futuro potrebbe andare del tutto perduta.


Il ritiro dell’essere umano da strade, città, monti, valli, fiumi, cieli e mare a causa di un virus di origine naturale, fino a prova provata contraria, sta facendo tanto bene al Creato. E’ indubbio. Secondo il Papa quello che accade con la pandemia è frutto di una punizione. Sembra davvero che la Terra, martoriata da una parte dei suoi figli, stanca di soffrire, abbia emesso dalle sue viscere un urlo di vendetta, cattivo, rabbioso e con uno scossone, con il più piccolo dei suoi prodotti, un virus, si sia scrollata di dosso i suoi più feroci parassiti per riprendere a respirare e riposare.


L’immagine suggestiva di Papa Francesco è forte. <La pandemia è una reazione del Creato di Dio contro le distruzioni dell’uomo per inseguire interessi economici superflui e dannosi>, ha scandito in una delle riunioni con i cardinali a Casa Santa Marta. <Dio perdona i nostri peccati, la Terra no, non perdona>, il suo messaggio ai fedeli.


Per chi non ha fede dell’Eterno, l’analisi potrà sembrare soltanto poetica, frutto di intrigante fantasia “di bottega”. Eppure non c’è bisogno di essere religiosi praticanti e ferventi, per essere colpiti  dalla verità di fatto che incrocia, nelle sue linee essenziali, l’interpretazione di fede del Papa.


E’ un fatto che sono le offese all’ambiente che contribuiscono a queste diffusioni batteriologiche mortali. Non sono pochi gli studi scientifici, infatti, che collegano l’inquinamento dell’aria mefitica da gas mortali e la diffusione nell’ambiente di rifiuti di origine chimico-industriale portino la natura sulla strada obbligata della creazione di batteri sempre più pericolosi e mortali per l’uomo.


L’inquinamento soffocante dell’ambiente naturale, in sostanza, riprodurrebbe le condizioni favorevoli ai virus per svilupparsi, riproducendo l’atmosfera adatta a diffondersi prodotta dalla mancanza di igiene degli ambienti e della persona dei secoli passati in cui terribili epidemie di peste, colera, vaiolo, tifo si diffondevano soprattutto per la sporcizia diffusa negli ambienti umani e la vicinanza eccessiva agli animali ricchi di germi e batteri. La sopravvivenza di sistemi primitivi di vita e alimentazione (i pipistrelli e altri animali selvatici nei mercati cinesi e non solo) hanno fatto il resto.


A guardare quello che accade il coronavirus sembra proprio il prodotto di questa globale indifferenza per gli effetti malefici che un essere umano distratto e egoista può produrre, uccidendo la vita che ci circonda e, in ultimo, se stesso. Tutto in nome di un progresso economico sempre più accelerato, ma tanto effimero da crollare sotto i primi colpi di una invisibile creaturina.


Ecco perché la giornata dedicata alla Terra e la ripresa delle manifestazioni ambientaliste, sia pure via web, dei Friday for future vengono salutate con favore da quanti, scienziati e gente comune, hanno a cuore la salvezza del pianeta. Si teme che, sconfitto il male del coronavirus, la ripresa delle attività umane potrebbe essere una peste che infliggerebbe un altro colpo, si teme definitivo, alla Natura e alla stessa sopravvivenza della specie umana. Il rimedio della ripresa dell’economia potrebbe essere peggiore del male.


Punizione del divino Creato o meno, la fase due e quelle successive tiene così con il fiato sospeso gli ambientalisti e gli scienziati di tutto il mondo. Sospirando di sollievo per la “pulizia” del territorio e dell’aria che la clausura umana ha prodotto, pur guardandosi bene dal gioirne apertamente ringraziando l’epidemia, tengono il fiato sospeso davanti alla ripresa delle attività. Le conseguenze di nuovi comportamenti dannosi per l’ambiente naturale potrebbero non avere più appelli e portare alla distruzione stessa dell’umanità.


Le autorità, i governi finora virtuosi e ogni singolo cittadino del mondo, è la preoccupazione, potrebbe farsi prendere da una ubriacatura da “liberazione” da soffocare di nuovo il respiro della Terra e offuscare ogni sforzo di tutela dell’ambiente e del territorio che pur si stava timidamente avviando. Sarebbe un errore madornale.


La Terra, tanto per dirla con il Papa, non <perdona mai>. Non cogliere l’occasione che la pandemia ci ha costretto a subire così tragicamente sarebbe un’offesa troppo grande per la potenza del Creato. La vendetta sull’uomo potrebbe essere catastrofica e finale.