PDF Stampa E-mail
Mercoledì 29 Aprile 2020 21:33

Covid, senza cautela 150mila malati gravi. E’ questo che si vuole?

 

 


di Agnese Blondì

 

 


Coronavirus, quanti posti di terapia intensiva a Catania? - QdSLa notizia è sconvolgente. I dati scientifici (non soltanto italiani) dicono che se non si procedesse con la cautela del governo Conte entro i primi giorni di giugno i posti occupati in terapia intensiva diventerebbero 150mila. Con un virus ringalluzzito e potenzialmente più feroce sarebbe il genocidio. Altro che i tre milioni di contagiati nel mondo e i 350mila morti che diventeranno presto almeno mezzo milione. L’Italia soltanto, resa interamente zona rossa, ne denuncerebbe oltre centomila che al confronto il terremoto più devastante sarebbe una bazzecola. Si vuole rischiare questo?  <Fossi nel presidente del Consiglio ci manderei tutti in malora. Invece di ringraziare lui e tutti quelli che lo aiutano a capire la situazione per la protezione che intende darci, lo criticano per quattro sciocchezze. Volete uscire, aprire i negozi, fare le feste, viaggiare, andare dove vi pare? Direi: ok. Liberi tutti. Ma non vi azzardate a venire in ospedale se vi ammalate di coronavirus, né di chiedere di essere attaccati a un respiratore. Sarete stati voi a volervi suicidare>. Basta vedere quello che è successo a Napoli dopo l’allentamento delle misure per l’attività motoria. Il lungomare si è riempito di folla e tutta la distanza è andata a farsi benedire. E’ questo che si vuole? Pazzie. Tanto è vero che le autorità locali, con l’autonomia che gli è concessa per adattarsi alle situazioni specifiche del territorio, hanno dovuto vietare di nuovo tutto.


La giovane signora del bar tabacchi in zona Nomentano nei paraggi della Tangenziale Est, con la mascherina e i guanti di ordinanza, è spietata. Mentre si sentono le sirene delle ambulanze suonare incessanti, è un fiume in piena di rabbia. Non riesce a comprendere tutte le proteste che sente in radio e tv sulla fase due annunciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e che entrerà in vigore il quattro Maggio prossimo.


<Anch’io – dice - perdo dei soldi con il divieto di usare il bar e del gioco del lotto, ma mi sento più sicura così. Il virus circola ancora, la gente si ammala e muore in maniera spaventosa e io non ho nessuna voglia di rischiare il contagio e la vita. La salute prima di tutto. E lo dico da commerciante. Aspettare ancora un po’ non cambia granché. Il governo fa benissimo a usare prudenza. Sono sicura che se al potere ci fosse stata l’opposizione saremmo tutti morti>.


L’immagine è un po’ forte, probabilmente esagerata, ma anche ieri i morti sono stati centinaia (389, per la precisione) e i contagi ancora troppi, anche se in calo. La barista, in fondo, esprime una convinzione in punta di ragionamento logico e neppure solitario visti i consensi che raccoglie sulla soglia del negozio dove è consentito entrare soltanto con guanti e mascherina e uno alla volta. <Sì, è vero – concorda un giovane operaio che ha ripreso a lavorare nel cantiere – se ci ammaliamo tutti a chi venderebbero questi che vogliono riaprire?>.


Un pescatore di 80 anni (quindi in pensione) ammette: <Noi non abbiamo avuto problemi di lavoro, ma con i ristoranti chiusi noi sappiamo a chi vendere il pesce e quindi restiamo fermi, ma non mi abbatto. Passerà, il governo distribuisce tanti sussidi e in questa tragedia ognuno dovrebbe dare qualcosa. Noi rinunciamo a a lavorare per un po’,  ma bisogna pensare che tanta gente ci è morta>.


Il ragionamento, nella semplicità dell’uomo della strada, non fa una piega. Svela come tutte le proteste di parte aizzate dai media siano costruite con mancanza di buon senso e rappresentate da specifiche organizzazioni di categoria e dall’opposizione in Parlamento con scarsa responsabilità e fomentate per pura battaglia politica. I talk show e i cosiddetti opinionisti ci vanno a nozze. Si danno da fare a dare voce soltanto agli scontenti: i ristoratori, baristi, parrucchieri, ambulanti in testa. Vanno a cercare perfino gli orafi per rappresentare lo scontento di chi non può vendere gioielli (sic!). Le voci da noi raccolte non si sentono mai.


Annunciano catastrofi economiche, presagiscono il fallimento del 30 per cento delle imprese, pretendono che il loro particolare interesse possa essere conciliato con le misure di protezione della salute. Errore madornale. Con le folle autorizzate a riempire strade e marciapiedi per fare shopping? Come potranno essere contenuti? Quali spazi ci sarebbero per tenere milioni di abitanti a distanza di sicurezza? Ma andiamo.


Gli esperti di medicina del settore, professori di altissimo livello mondiale che stanno facendo da guida tecnica al governo italiano non usano mezzi termini: i contagi sono ancora uno a uno. Basta un attimo perché diventino centinaia di migliaia. E se gli ammalati si salveranno o moriranno dopo atroci sofferenze, passando da un respiratore alla bara, sarà ancora un terno al lotto.


In Asia, in tutta Europa, Germania in primis, dove le misure di sicurezza sono state allentate, si è stati costretti a tornare precipitosamente sui propri passi e richiudere tutto. L’esempio di Singapore è lampante e la Gran Bretagna che ha fatto l’indifferente per troppo tempo (accontentando le esigenze di cassa dell’economia di strada) sta per diventare il primo Paese per numero di contagi nel Vecchio Continente con oltre settantamila contagiati e trentamila morti, ad oggi. Francia, Spagna e altri Paesi colpiti hanno predisposto la fase 2 della sicurezza non prima dell’11 Maggio e con la stessa cautela dell’Italia. E il problema sarebbe il governo Conte? Magari si pensa che si stia divertendo a tenere gli italiani a casa.


<In mancanza di un farmaco efficace su questo virus o di un vaccino nemmeno gli sforzi sempre più raffinati dei medici potranno salvarli> è il messaggio. Soltanto la cautela nei contatti sociali e la protezione delle vie aeree potrà evitare una nuova epidemia. <Ben più catastrofica>.


Con i contagi di una malattia così brutta, calanti sì, ma sempre in agguato, tutte queste categorie di commercianti che dovranno aspettare il 1 giugno per riaprire in un quadro di relativa, maggiore sicurezza, sempre che i dati sanitari lo consentano, davvero si vorrebbero assumere la responsabilità di favorire una nuova ripresa dei malati e dei morti aprendo bar e ristoranti? Come si fa non capire che la prudenza del governo è l’unica salvezza della salute di tutti, gestori compresi? Si parla tanto di confusione delle misure del governo, ma qui sembra davvero ci sia una difficoltà di comprendonio. Di malafede, da parte di chi li sobilla.


Dare il “liberi tutti” sembra davvero da irresponsabili. Con il rischio, praticamente una realtà di fatto, che dopo qualche giorno di apertura, dovrebbero richiudere tutti per nuovi catene virali che gli esperti giurano sarebbero più violente e devastanti? Che cosa ci guadagnerebbero? Di ammalarsi per primi? E quanta gente credono che si fiderebbe di andare al ristorante o a comprare vestiti o scarpe nuovi senza pensare che i locali e gli oggetti che toccherebbero potrebbero non essere sanificati a dovere? poca, c’è da giurarci. Proteste da incoscienti, dettate da un’intelligenza dal respiro corto.


I provvedimenti della “fase 2” di convivenza con il coronavirus, sembrano invece alla maggioranza degli italiani (il livello di consenso per il premier sfiora il 70%) generati dal minimo consentito di tutela della salute pubblica. Dal 4 maggio riapriranno tutte le imprese produttive, obbligate a organizzare e tutelare la salute dei lavoratori. Su 23 milioni e mezzo di occupati torneranno a lavorare (per molti “loro malgrado”, la vacanza forzata non era male) oltre il 90%. Quasi tutti.  Il che vuol dire che riaccenderanno le macchine tutte le altre imprese e anche tanti artigiani che non hanno lavorato a pieno ritmo come tante altre proprio grazie alla pandemia.


Mancheranno all’appello gli impiegati regolari (chi è in nero si accontenti dei sussidi) nel commercio, che torneranno su piazza il 1 Giugno. Dov’è il problema, in questa catastrofe che porta la morte? Quello dei parrucchieri? Dei centri estetici? Del caffè e cornetto al bar? Ma andiamo.


Per la precisione, in questa seconda fase di provvedimenti a tutela della salute pubblica prevista dalla Costituzione, bar e ristoranti ora potranno aprire e servire “conforti” da portare via, da asporto, mentre il servizio a domicilio non si è mai fermato. I guadagni, volendo, sono sempre stati salvi, limitatamente, certo, ai rischi in atto. Di che parliamo?


Per non dire che è stata messa in campo la cifra enorme di 55 miliardi (che porta il nostro deficit al 155%, con il beneplacito dell’Europa e delle agenzie di rating, in attesa di parte di 1.500 miliardi di Recovery bond europei comuni in via di definizione), 400 milioni dei quali sono stati già versati  ai Comuni per sussidi ai poveri e catene di carità per dar da mangiare a tutti, sostegni a partite Iva e imprese. La cassa integrazione corre. Reggere ancora un mese non sembra davvero un problema.


Inoltre il decreto in vigore dal 4 Maggio prossimo permette di uscire di casa, tornare a trovare i parenti e fidanzati separati dalla pandemia, non ci sono limiti alle passeggiate, al massimo in due, tenendosi a distanza ovviamente, si potrà tornare a godere un po’ di panorami e spazi aperti dopo due mesi di clausura magari in case anguste e affollate. Gli assembramenti sono sempre vietati, ma è abbastanza data la situazione ancora grave. Per non dire che è stata data la possibilità alle Regioni di aggiustamenti territoriali.


Non si potrà ancora viaggiare liberamente in tutta Italia, ma si potrà andare da Nord a Sud, da Est a Ovest per andare a trovare parenti lontani. Le prenotazioni di treni e aerei sono già esaurite. <Più di questo non si poteva fare>, insiste Conte. E c’è da crederci.