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Giovedì 21 Maggio 2020 08:09

Tutti fuori, ma ben regolati. Italiani verso uno stile british, più civile

 

 


di Giacinta Pezzana

 

 


Coronavirus, nuova stretta e file ai supermercati. Salgono i casi ...Alcuni antropologi sostengono che in questa “fase due – tre” gli italiani più che di tamponi e test sierologici dovrebbero dotarsi dell’ <intelligenza a sciame> delle formiche, quel lavorìo mentale, cioè, che porta a darsi da fare per uno scopo unico e ben preciso: ammassare le foglie nei magazzini comuni, utili a tutta la comunità. Il paragone potrebbe calzare bene. I comportamenti individuali, se dotati di intelligenza (e bisogna rassegnarsi al fatto che non tutti riescono a usarla) <a sciame> potrebbero essere davvero decisivi. A guardarsi intorno e a vedere le immagini dei tanti “sbracamenti” in giro con ammucchiate festaiole senza mascherine come accade in tante parti d’Italia, non ci siamo ancora. Per fortuna i rischi di nuovi focolai sono ancora episodici, ma se dovessero allargarsi con questa specie di “liberi tutti” (il nostro Post dovrebbe chiedere il copyright al premier Conte)  che stiamo finalmente vivendo potremmo tornare a vivere l’incubo del lockdown dei mesi scorsi. Per ora sembra andare ancora bene e dare un po’ di regole e di ordine al caos della vita sociale “sregolata” tipica del Bel Paese (dalla calca negli uffici alle ammucchiate sulle spiagge) ha i suoi aspetti positivi di civilizzazione. A guastare la festa i soliti furboni dalla lamentela facile (ben organizzata dai soliti Salvini Meloni e compagnia bella) che non riaprono per protesta. Peggio per loro, dicono i concorrenti, tornati ad alzare le saracinesche con entusiasmo.

 

 

Le limitazioni e gli accorgimenti per evitare l’ infezione (tutte le infezioni) stanno diventando un’abitudine non proprio comoda ma nemmeno troppo spiacevole. Almeno per chi non è più costretto a utilizzare autobus e metro per andare a lavorare (e con lo smart working a casa degli impiegati si sono molto ridotti) la vivibilità delle città è quasi migliorata. Salvo le movide assassine di una minoranza di incoscienti che vanno stroncate. <Non è tempo di movide o si dovrà richiudere tutto>, avverte il presidente del Consiglio.


In generale, comunque, si nota meno caos per le strade. La gente, in generale, a parte qualche “formica” impazzita (i ragazzi sono i più ingestibili), si muove con compostezza e giusto ordine. Per evitare brutte infezioni come la polmonite letale da coronavirus (che molti scienziati sostengono per niente “ammorbidito”) la “sciammannatezza” dei popoli latini sta subendo un duro colpo, rivestendo gli italiani di un rilassante stile british.


In questa rinnovata calma, da preservare e nel miglioramento ambientale dell’aria delle città, spiccano le lamentele che una minoranza agita nelle piazze e sui social. Il 90 per cento dei negozi ha riaperto felicemente, raddoppiando la clientela e recuperandola tutta. Andare dal parrucchiere previo appuntamento e ritrovarsi da soli, se l’ambiente è troppo piccolo, con l’artigiano tutto a tua disposizione, nella pace ambientale, aiuta a fare bene e in fretta. La situazione facilita una sensazione di benessere. Per l’esercente fatturato recuperato e lavoro raddoppiato. Se si potesse mantenere quest’ordine calmo dopo che il virus sarà scomparso, sarebbe, forse, uno degli effetti “positivi” della pandemia.


Ora  si può andare a comprare quello che si vuole, contando sui risparmi sostanziosi che due mesi e mezzo di quarantena hanno prodotto. I buoni negozianti sanno bene che potrebbero recuperare facilmente quel circa 30% di mancati introiti dei mesi precedenti. Per non dire di quanti hanno anche la “sponda” on line hanno continuato a vendere tranquillamente anche con la chiusura.


E che dire delle proteste degli operatori turistici di Venezia, Roma o Firenze? Gli stessi che hanno fatto fortuna spellando i turisti senza pietà? Chi non ha sperimentato sulla propria pelle quanto di speculatorio c’è  nei prezzi di un albergo o di un ristorante sulla Laguna? Meno di 150 euro per una cameretta non si trova nemmeno in una stamberga e per mangiare in una rosticceria si devono esborsare almeno 30 euro a persona. Sembrano incassi da poveretti che non riescono a campare per un mese di “bassa”?


<Dovrò licenziare – sostiene  senza vergognarsi il proprietario della catena Cipriani di Venezia, miliardario senza fine – a causa della chiusura>. Per fortuna gli è vietato dai provvedimenti del governo.


E che dire dei titolari degli stabilimenti balneari, già liberi di aprire sia pure con qualche limitazione anti-calca, che non perdono proprio niente visto che per loro la stagione non comincia che il 1 Maggio e che per l’inverno sono chiusi per “natura”? Pure loro hanno qualcosa da lagnare, tanto per sfangare con un po’ di piagnisteo una qualche forma di sussidio pubblico. Eppure, grazie alle nuove regole che impediscono l’odioso carnaio delle spiagge, finalmente potranno offrire un servizio di quiete e relax ai propri clienti.


Tutti quelli che non hanno riaperto o denunciano il fallimento a causa del lockdown sanitario (dove lo Stato non ha colpe ma soltanto meriti di aver salvato la vita a tanta gente, negozianti lamentosi compresi) sono coloro che campavano già prima sull’orlo del fallimento, carichi di debiti e di merce invenduta, di scarso mestiere o commercianti per ventura, evadendo le tasse, che hanno aperto negozi tanto per incassare qualche soldo giorno per giorno per vivere, non avendo nessuno spirito imprenditoriale e nessuna formazione specifica.


<Il problema dei nostri imprenditori della ristorazione o più in generale dei commercianti – dice il presidente del Gambero Rosso paolo Cuccia – è la scarsa capacità manageriale. Ecco perché tanti soffrono questa situazione>. Chiedono aiuti, protestano per appena due mesi di mancate vendite (che al netto delle ferie agostane diventano si e no un mese), vomitano lagnanze rumorose contro il governo per sfangare qualche spicciolo ben sapendo che, nella stragrande maggioranza dei casi, la loro situazione era già fallimentare alla fonte, da ben prima dell’arrivo del coronavirus.


<Che restino chiusi, prendano i sussidi del welfare, ma non pensino di rianimarsi a danno delle mie tasse con aiuti del governo, che sarebbero del tutto ingiustificati>, ci tiene a sottolineare il titolare di un bar di quartiere che ha riaperto con entusiasmo.


Anche nel suo bar tutto sembra immerso in un tempo voltato al rallentatore che non guasta per niente. La gente, mascherina in faccia e passo concentrato a evitare di toccarsi e mantenere una certa distanza sembra davvero più rilassata. Se basta stare questa un po’ lontani per non ammalarsi di brutto, è il ragionamento, non è poi così male.


Una situazione, questa, generata dalla fase due (perfetta quando si potrà girare anche liberamente in tutta Italia, il 3 Giugno) che rende il vivere più civile. E se queste quarantene forzate fanno respirare anche la Terra, come dimostrato, con gli umani messi nelle condizioni di non nuocere, ben venga. Se si istituisse un lockdown di una settimana ogni due mesi a favore dell’ambiente, per esempio, ci si guadagnerebbe tutti in salute e buon vivere. Perché no?