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Lunedì 08 Giugno 2020 16:10

L’appello: tre giorni di lockdown al mese per salvare la Terra


 



Le chiare e fresche acque di Venezia ai tempi del lockdown - GalileoLa giornata della Terra è stata nel lontano 1973, fissandone la data per il 5Giugno. Chi se ne ricordava? Nessuno. Per tutti questi anni, almeno fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, con l’inizio di strani, devastanti, fenomeni climatici e dei grandi movimenti di massa ambientalisti sostenuti dall’Onu, la giornata dedicata alla madre Terra e alla sua tutela era passata inosservata per la grande massa dei popoli. Erano gli anni in cui, con le prime crisi energetiche, gli scienziati più avveduti tra gli specialisti d’ambiente (geologi, naturalisti, astrofisici, chimici e altri del ramo) avvertivano governi e comunità scientifica, o cercavano di farlo, dei rischi di distruzione ambientale che un’industrializzazione selvaggia come quella in vigore in Occidente fin dalla fine del secolo XIX avrebbe riversato sull’ambiente terrestre e nell’atmosfera che avvolge la terra, a protezione dai raggi nocivi del Sole e delle altre stelle. Nessuno li ascoltava. Al contrario. Venivano oscurati dalla gran maggioranza di colleghi che, sostenuti e finanziati da tante major dell’industria mondiale, confutavano contro ogni evidenza scientifica i loro studi. <Va tutto bene, tutte sciocchezze>, era la conclusione di costoro, amplificata da mass media per lo più sostenuti e finanziati dalle stesse potenze economiche che non avevano nessuna intenzione di modificare o rallentare produzioni dannose per la Terra ma molto lucrative per se stessi. Ciechi.


Oggi che riscaldamenti climatici, incendi, distruzioni di intere foreste, alluvioni, eventi catastrofici che distruggono colture e territori per far posto a produzioni industriali e alimentari sempre più intensive, piogge torrenziali anche in Paesi dal clima equilibrato e mite, estinzioni di intere specie di animali, comprese insetti impollinatori come le api, ancelle del ciclo della vita, contaminazioni chimiche di oceani, laghi, fiumi, superproduzione di rifiuti assassini, epidemie, stanno toccando tutti, anche chi furbescamente lo negava, la questione ambientale è all’attenzione del mondo come non mai.


Il riscaldamento climatico provocato dal buco nell’ozono causato dall’eccesso di anidride carbonica e di gas prodotti da industrie e allevamenti intensivi è un dato scientifico. Di fronte ai danni incalcolabili, nell’ordine delle migliaia di miliardi, che i disastri ecologici causano alle casse di tutti gli Stati del mondo la musica è decisamente cambiata. Non abbastanza, ma certamente non è più ignorata, nemmeno dai settori industriali più sordi. Nonostante le sacche di resistenza dei più retrivi tra i predatori economici (vedi gli Stati Uniti di Donald Trump) la giornata dedicata alla Terra è diventata una celebrazione sentita e amplificata da governi responsabili e mass media che hanno finalmente aperto gli occhi.


Il Papa, per primo, ha reso onore a questo giorno con un appello alle coscienze di tutti gli uomini con parole accorate proprio in tempi di pandemia. <Inutile cercare di essere sani in un mondo malato>, ha chiosato Francesco. <Le ferite che provochiamo alla Terra per smania di guadagno e di progresso sanguinano anche dentro di noi. Per guarire ci vogliono nuovi stili di vita>. Con lui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e tutto il governo che, anche in questa grave crisi economica dovuta all’epidemia da coronavirus, non abbandona la linea strategica della ripresa <sostenibile>.


I danni che l’essere umano ha provocato all’ambiente sono squadernati dal bene fatto dalla quarantena. “Grazie” al coronavirus e al conseguente, salvifico, lockdown che ha imposto a tutti gli umani, almeno in questa parte d’Europa, di chiudersi in casa e alle fabbriche di spegnere le macchine inquinanti,  fiumi, mari, aria, sono tornati limpidi e a buon vantaggio di pesci e vegetali dei fondali. Si sono riviste le api (senza le quali non ci sarebbe il ciclo alimentare), i cavallucci marini e tante specie animali che si avviavano all’estinzione. L’aria, per tre mesi liberata dall’avvelenamento da idrocarburi prodotti dalle benzine, è tornata limpida e respirabile. Il cielo azzurro perfino in Cina dove era velato di grigio per lo smog.


Il WWF stima che il lockdown abbia abbattuto l’inquinamento ambientale del 17 per cento. Non tanto, ma nemmeno poco. Se ce ne fosse un altro po’ di questo lockdown, il tempo necessario affinché i comportamenti umani si stabilizzino  definitivamente verso la salvaguardia dell’ambiente, riconvertendo le produzioni industriali in questo senso con nuovi profitti, allora il pianeta sarebbe salvo.


Per questo lanciamo un appello proprio nella giornata della Terra: l’istituzione di tre giorni di quarantena al mese (da sommare al sabato e alla domenica), questa volta non per difendersi da una brutta cosa come un virus mortale, ma per un atto di difesa della nostra Terra. Uccidere il pianeta sarebbe peggio che ammalarsi di coronavirus. Così come abbiamo cercato di difendere l’umanità dalla malattia, ancora di più dovremmo farlo, per la stessa ragione di salvezza, per far guarire il pianeta, senza il quale non ci sarebbe vita nemmeno per l’essere umano. Sarebbe un lockdown per una buona causa, molto più profonda e utile.