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Giovedì 18 Giugno 2020 17:51

E l’Italia va, dalla scuola al calcio. Mentre Conte guarda al futuro

 

 


di Giacinta Pezzana


 


Ansia, mascherine e l'esame in giardino sotto il gazebo - Corriere TVTutto torna come prima, in questa fase 3 che dovrebbe lasciarsi l’epidemia alle spalle, ben sapendo (Cina docet, di nuovo alle prese con la quarantena) che non ci vuole molto per ricominciare con lockdown e terapie intensive, in autunno, se non si tengono le distanze. La vita continua, a dispetto del Covid. Il lockdown sembra un lontano ricordo. Anche le spiagge sono piene, come bar,  ristoranti. E lo shopping va avanti. Cinema teatri liberi di riaprire, anche se d’estate i cinema vanno normalmente a riposo, rimpiazzate dalle arene. Così come i teatri che da sempre fanno, d’estate, spettacoli all’aperto. Grazie all’ecobonus c’è un gran da fare a ristrutturare case e i cantieri sono in moto. Mancano i turisti? Peccato per alberghi e guide, ma le frontiere europee sono riaperte e piano piano si riempiranno di stranieri. Anche se a Roma, Firenze, Venezia (priva finalmente delle navi da crociera) è una gran pace per i cittadini che dal turismo non guadagnano. Perfino il traffico delle auto scorre, non oberato dal peso dei pullman-monstre che intasano ogni via per scorrazzare viandanti di ogni dove e dalle frotte di visitatori in gruppo che sbucano da ogni dove impedendo perfino una tranquilla passeggiata a piedi.


E’ricominciato perfino il calcio, con l’assegnazione della Coppa Italia e la sfida finale tra Napoli e Juventus (vinta dal Napoli i cui giocatori hanno fatto di tutto per spargere un po’ di Covid, abbracciandosi e baciandosi senza ritegno). Il calcio senza pubblico è anche meglio. Niente caos da partita nella Capitale, dove si è svolto il match, niente scontri e accoltellamenti tra tifosi.  Soltanto lo sport nudo e crudo, dove tecnica e gioco sono in primo piano (tv). Bellissima esperienza che purtroppo non durerà a lungo. Il business incombe e senza i tifosi niente circo sforna soldi.


Anche la scuola non si è fermata. E’ naturalmente finita come ogni anno, i centri estivi sono aperti, gli esami vanno avanti, perfino la maturità liceale è iniziata regolarmente, nonostante polemiche sterili e propagandistiche. I ragazzi saranno pure dotati di mascherina, seduti dietro a un tavolo e ben distanti dalla commissione di professori, con un solo accompagnatore per testimone, ma alla fine la prova di maturità di studio e sapienza viene compiuta mostrando una  semplice verità: quello che conta è l’esame, quanto si sa o non si sa. Se si risponderà correttamente e sapientemente alle domande o meno.


Tutto il colore pietoso che giornali e tv cercano di montare (<oh, come mi mancano gli  e abbracci!>, <non è la stessa cosa senza i compagni intorno> e scemenze simili) si scioglie di fronte alla realtà che interessa famiglie e studenti: completare una tappa della vita con la licenza liceale e chiudere con la scuola. Tutto viene portato a termine, nonostante la pandemia.


Quanto al sei politico è la più grande scemenza soffiata ad arte: fare un colloquio d’esame della durata di un’ora, interminabile per l’esaminato, sarà prova durissima, più che uno scritto e dieci minuti di interrogazione come ante-coronavirus. Se sostenuta seduti sul water o su una sedia sotto l’ombrellone di un giardino della scuola non fa nessuna differenza. Gli studenti e i professori lo sanno benissimo. Meglio dei critici a tutto campo prodighi di false polemiche alimentate da un’opposizione che deve a tutti i costi parlare di disastri nella gestione dell’emergenza sanitaria. A ben guardare dove sarebbe questo disastro?


Sono stati soltanto i tre mesi finali, di solito dedicati alle ripetizioni, alle interrogazioni e ai ripassi delle materie, ad essere affidati di più ai libri, allo studio a casa e ai collegamenti in video. L’anno scolastico si è concluso regolarmente, senza il contorno di chiasso e perdita di tempo dentro e fuori le aule, con gran vantaggio della quiete sociale.


E ricomincerà regolarmente con una novità in più, più che accettabile. Invece di tornare in aula (con un occhio sempre al virus che continua a circolare) il 15/20 Settembre, torneranno a scuola i meno preparati per mettersi al passo con i più bravi. Dov’è il problema? Non si sa.


La retorica dei ragazzi e degli insegnanti abbandonati a se stessi, della scuola dimenticata, alla fine sembrano soltanto chiacchiere alimentate tanto per fare ammuìna, buone per i gonzi della rete. E’ mancato il contatto sociale tra i giovani? E’ stato già abbondantemente consumato dalla fine del lockdown fuori da scuola, con corollario da abbracci e baci.


Tutte le critiche alla gestione del governo sono dunque smentite. Resta in piedi il problema più grosso: l’economia, i posti di lavoro. Distribuiti bonus ai più poveri di ogni categoria di lavoratori, donati a fondo perduto migliaia di euro agli imprenditori meritevoli, distribuita la cassa integrazione con i fondi europei (anche se con la lentezza di una burocrazia attenta a negarla ai soliti furbetti dell’imprenditoria) ora si gioca la partita dei fondi europei, di cui hanno bisogno tutti gli Stati Ue più colpiti dalla catastrofe sanitaria. In primis Italia, poi Spagna, Francia e la stessa Germania.


Sono in ballo centotrenta miliardi dall’Europa per finanziare buone opere infrastrutturali e di manutenzione del territorio e far tornare a lavorare i disoccupati. I dati Istat sono allarmanti: la produzione è crollata del 50 per cento, con punte del 70 nel settore tessile. Un disastro. Non certo per colpa del governo che ha fatto solo in modo di salvare la pelle a quanti più cittadini possibili.


Ora dunque si gioca la partita più importante e gli Stati Generali voluti dal presidente del Consiglio ( a costo zero, visto che gli ospiti stranieri sono tutti in video conferenza), tanto dileggiati dall’opposizione, non sono altro che il tentativo di indirizzare in modo trasparente, democratico, sentendo i rappresentanti di tutti i cittadini, anche culturali)  l’intervento e il sostegno dello Stato nell’economia dei prossimi vent’anni.


Di creare, cioè, quella visione del futuro del Paese, (sicuramente orientata ad una modernizzazione sostenibile) tanto invocata dagli opinionisti più critici. Se Conte voglia fare un suo partito o meno (interrogativo tanto gradito ai non verificabili Retroscena giornalistici) o se si spaccheranno i 5Stelle (quei due o tre con qualche problema di orgoglio personale) ai più sembrano argomenti da gossip politico salottiero di scarsissimo effetto per i destini delle famiglie che di queste chiacchiere non sentono il bisogno. Dei sostegni pubblici messi in campo (dai bonus baby sitter ai contributi per gli asili nido, agli assegni familiari) da questo governo sì. E non vorrebbero davvero vederlo cadere.


E se Lega e Fratelli d’Italia, grandi strilloni del <tutto va male> hanno preferito non partecipare, uscendo perfino dall’aula della Camera convocata proprio per venire loro incontro e, presente Conte, ascoltare le loro proposte, ha semplicemente dimostrato che hanno paura di misurarsi sulle cose serie, perch>è non hanno proposte credibili e realistiche, al di là degli slogan che urlano come degli scalmanati. La dimostrazione che Salvini, con o senza occhiali da borghese intellettuale, non sa andare al di là della “bassa” Lega. Peggio per lui.


I sondaggi parlano chiaro: il boom del presunto primo partito guadagnato dalla Lega con la propaganda di Salvini da ministro con la felpa, si sta sgonfiando, mentre sale la fiducia nel governo e nei partiti di maggioranza che lo sostengono. Il Pd è salito al 26% e 5Stelle segnano un +5%. Sarà perché in fondo, nella batosta arrivata con l’epidemia, la gente si è sentita ben protetta, quantomeno nel massimo possibile della serietà di risposta, affidata alle competenze e alle scelte politiche responsabili.