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Sabato 27 Giugno 2020 08:13

Tornano i vitalizi d’oro ai deputati: schiaffo alla miseria del covid

 

 


di Ch.Ci.

 

 


Come funziona il Senato della Repubblica italiana? - Focus JuniorContinua la guerra sui vitalizi dei parlamentari. La casta di vecchie cariatidi parlamentari che campano felicemente con pensioni da migliaia e migliaia di euro di soldi pubblici senza aver mai lavorato davvero, se non per qualche settimana e massimo cinque anni, ha segnato un punto ieri con l’annullamento della delibera parlamentare che aboliva i vitalizi, ricalcolandoli sulla base dei contributi effettivamente versati, con valore retroattivo. Lo ha potuto fare in punta di diritto all’interno di una commissione del Senato (definita contenziosa), istituita con il favore della presidente Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia), composta da senatori (diretti interessati) e due esperti “indipendenti”  da lei stessa nominati. Il voto di questi ultimi è stato decisivo per affossare il provvedimento. Ma guarda un po’.

 

 

Era stata una vittoria del Movimento 5Stelle. L’abolizione dei vitalizi, considerati un vero e proprio furto dei soldi degli italiani, rientrava nel quadro dei risparmi doverosi delle spese parlamentari gravanti sul bilancio pubblico, calcolati nell’ordine di 1,3 miliardi per legislatura.


Perché, era la domanda impertinente ma corretta, i cittadini “comuni” pensionati, dopo quarant’anni di vero lavoro, godono di emolumenti al limite della sopravvivenza e i parlamentari, spesso professionisti già agiati, dopo solo cinque anni di presenza in Parlamento, lavorando tre giorni alla settimana, quando non se ne stanno in giro senza nemmeno farsi vedere nelle aule o nelle commissioni, arrivano a cinquemila euro di rendita vitalizia (da poter trasmettere anche agli eredi) moltiplicati per ogni legislatura in più? Ci sono casi inqualificabili  come, per esempio, quello di un onorevole, tal Di Domenico (chi era costui?) che arriva a diecimila euro al mese per tutto il resto della vita senza aver lavorato a una sola legge.


Fissata la norma del passaggio dal retributivo al contributivo anche nel calcolo pensionistico dei parlamentari già dal governo Monti nel 2012 , la legge è stata applicata soltanto con la legislatura del 2018, quella attuale. I 5Stelle, considerando i costi enormi nel bilancio di tutti i vitalizi passati, avevano proposto e ottenuto che quella stessa legge avesse valore retroattivo. A loro si erano associati Lega e, soltanto molto più tardi, il Pd, preoccupati di perdere la faccia se non avessero detto <sì> a un provvedimento voluto a furor di popolo, in tempi di grave crisi.


Una retroattività che la legge non permette. E così ieri la Commissione del Senato ha annullato quella delibera “interna” . <Ora dateci i soldi> è stata la frase trionfante dei <beceri> vincitori dell’ennesimo round, guidati da Maurizio Paniz, un avvocato tanto amico di Berlusconi e di per sé già benestante, autore del ricorso.


Tanta avidità di danaro pubblico, schiaffo alla miseria di disoccupati e famiglie sul lastrico a causa della pandemia, sventolata come una bandiera e festeggiata con brindisi a base di champagne (loro sì che possono permetterselo) ha fatto accapponare la pelle a molti. Non tutto è perduto, però.


<Una vergogna festeggiare l’accaparramento di soldi pubblici in un periodo di crisi come questo, mentre tenta gente soffre per gli effetti economici della pandemia>, hanno commentato i 5Stelle. Per questo, come vuole il regolamento, faranno appello contro il ricorso, ricorso contro ricorso. Sostenuti, a parole, anche dal Pd e dal blocco del Centro-Destra che viene sospettato come regista occulto del ripristino dei vitalizi dell’era del “mangia mangia” politico.


La partita non è del tutto perduta. Maurizio Crozza (che non perde occasione per definire i “grillini” degli incompetenti, ma non dice una parola sullo scandaloso furto dei vitalizi, esattamente come fanno da sciacalli di Forza Italia e Salvini che scaricano le colpe sulla delibera <scritta male>) stia sereno. Non tutto è perduto.