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Domenica 19 Luglio 2020 06:20

Fondi Ue, Conte smonta la sceneggiata dell’Olanda “braccino corto”



di Gi.Pe.



Tutti gli amici europei di Salvini e Meloni in Italia, i vari nazionalisti autoritari ungheresi, austriaci, polacchi, olandesi e via cantando, in un piano più generale di campagna elettorale stanno aiutando i due campioni della mistificazione politica italiana per far fare brutta figura a Conte. Nel consiglio europeo dei capi di governo in corso in questi giorni a Bruxelles (per la prima volta in presenza fisica, ma con mascherine e adeguato distanziamento) i signori dei Paesi cosiddetti “frugali” (ma sarebbe più corretti chiamarli infidi dal “braccino corto”) di cui sopra fanno resistenza alla solidarietà necessaria per far ripartire l’economia europea depressa dalla pandemia da covid. Un balletto politico senza senso che dà fiato alle “maleparole” antigovernative dell’opposizione a Conte, ma che difficilmente avrà sbocco. Con l’Italia ci sono pezzi pesanti come la stessa Germania (che ha tutto l’interesse a mantenere vivo il mercato italiano), la Francia (messa maluccio come l’Italia) la Spagna e la stessa Commissione Ue, in primis la presidente.  L’accordo sul Recovery fund (il fondo di protezione) si farà e l’Italia avrà un a grande occasione per riprendere a vivere. Certo, epidemia permettendo.

 

 

Il virus circola ancora (altro che clinicamente morto) e i dati, con il “liberi tutti”, preoccupano. Ancora troppa gente gira senza mascherine e vive e lavora a distanza troppo ravvicinata. I contagi risalgono (già superano i 200 e i focolai infetti sono ben dodici, a Nord e a Sud) e le chiusure ai turisti stranieri sono salite alle provenienze da 16 Paesi. Perfino in Spagna sono vicini a nuovi lockdown (Barcellona). Il covid dilaga, facendo morti e malati gravi, da Israele a Nuova Dehli, dall’America al Giappone. Se si dovesse ripiombare in una situazione di emergenza, in Italia come in Europa, sarebbe un disastro. Se oggi le terapie intensive sono semivuote, per fortuna, tutto potrebbe ricominciare con prospettive di ripresa economica, aiuti o non aiuti, prossime allo zero.


In ballo ci sono tanti soldi: tra i 500 e i 750 miliardi del bilancio europeo da impiegare a fondo perduto (dicasi: a fondo perduto) da distribuire tra i Paesi Ue per sostenere l’economia interna e, di rimando, europea. Di questi andrebbero all’Italia tra i 130 e gli 87 miliardi che uniti ai 55 miliardi stanziati dal decreto rilancio, potrebbero dare un grande fiato al sostegno pubblico, anche a fondo perduto, per imprese e famiglie.


Non ci sono condizioni nell’impiegare questi soldi del recovery fund, a differenza del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) che, stanziati 37 miliardi per il sostegno italiano con finanziamenti già disponibili, ma sottoforma di prestiti a condizioni agevolate che comunque graverebbero sul debito pubblico con danni sui bilanci, sono riservati alla sola sanità. Ovvio che il governo, che ha dimostrato di agire nel solo interesse pubblico (vedi vicenda Autostrade), punti al recovery fund, considerando che la sanità pubblica, senza Mes, è già stata ben sostenuta con i miliardi del bilancio interno.  Che farne di altri 37 miliardi? L’insistenza di Forza Italia a usare questi soldi già pronti rivela soltanto l’interesse a riempire di miliardi la sanità privata (feudo del partito in Lombardia e non solo) che non sarebbe proprio la convenienza pubblica dell’Italia.


Probabilmente alla fine l’accordo sul recovery fund si farà. Sia per l’alta preparazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Gualtieri,nonostante l’avvio difficile, in fatto di trattative (<incompatibile con i trattati la proposta di ingerenza nella governance italiana come vuole l’Olanda>, ha detto a muso duro Conte nella riunione, smontando i bollenti spiriti dell’Olanda, sottolineando che resta sul piatto la minaccia di far saltare il banco europeo e la stessa Unione.


L’Olanda se lo meriterebbe e il suo premier Rutte, in campagna elettorale con il fiato sul collo dei fondamentalisti alla Salvini, che non voleva dare soldi nemmeno alla Grecia rovinata dalla crisi, chiedendo di buttarla fuori dall’Unione, dovrebbe essere la prima ad essere espulsa, perché danneggia soltanto l’Europa con il dumping fiscale praticato contro i Paesi alleati.