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Sabato 19 Marzo 2011 12:00

Aceto balsamico,

culatello e parmigiano

Montezemolo è orgoglioso

di essere italiano

 

<Son orgoglioso di essere italiano e non sono un masochista>. A parlar male del suo Paese Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari, proprio non ci sta. In una lunga intervista al magazine tedesco Sueddeutsche Zeitung Mag (che riportiamo di seguito) parla dell'Italia con accenti accorati e ribadisce le potenzialità della nazione <a cui, però, piace mortificare se stessa>.

 

 

 

 

Ribadisce, inoltre, di non pepararsi a una sua <discesa in campo>, nonostante la convinzione che sarebbe utile <cambiare>. <Abbiamo bisogno di giovani, persone aperte che si sono impegnate>, dice, escludendo se stesso, dunque, anche soltanto per motivi anagrafici. Ma subito dopo aggiunge: <non siamo in vista delle elezioni, quindi parlare ora del mio ingresso in politica non ha significato.

 

Quanto a Berlusconi, Montezemolo fa trasparire l'ammirazione per chi <ha straordinaria capacità di crerare consenso>, il saper parlare, cioè, <con la pancia>. Così molti italiani non hanno l'impressione <che sia un politico a parlare, bensì uno di loro>. Di negativo, secondo Montezemolo, ci sarebbe il fatto che Berlusconi <vuole essere presidente del Consiglio ma non sempre è disposto a prendere decisioni impopolari>.

 

Sig. Montezemolo, quando si tratta di Italia, lei è considerato un incorreggibile ottimista. Facciamo un test: dopo 15 anni di Berlusconi ha ancora fiducia nel suo Paese?
Quanto tempo abbiamo? Per descrivere la bellezza e l'incredibile potenziale dell'Italia, abbiamo bisogno di almeno tre ore. Potrei descrivervi migliaia degli angoli più belli - dalla Sicilia a Bolzano. Potrei raccontare storie fantastiche di eccellenza, culturale, commerciale – se volete.

 

Forse dovrebbe semplicemente scrivere una guida sull’Italia.

A qualcosa del genere sto in un certo senso lavorando. Un sito internet sul quale sarà possibile cercare i migliori prodotti d'Italia: l’aceto balsamico invecchiato di 50 anni, il miglior Culatello, un parmigiano straordinariamente invecchiato.

 

Lei proviene da una famiglia allargata di ufficiali ed alti funzionari. Cosa pensa della pubblicazione dei colloqui tra Berlsuconi e le sue amichette e degli ingloriosi giudizi di alcuni diplomatici stranieri su Berlusconi ed il suo governo, resi noti da Wikileaks– queste cose non la riguardano? 

Non parlerò male di questo paese. La condizione dell’Italia mi rende talvolta infelice. Ma io amo questo Paese, io sono orgoglioso di essere un italiano. E non sono un masochista.

 

L'autore Roberto Saviano dice che l'Italia è diventato un paese molto triste con un'anima malata.

L'Italia ha probabilmente visto tempi migliori. Ma agli italiani piace anche mortificare se stessi, siamo campioni nel dire quanto male stiamo. Probabilmente anche meglio dei tedeschi. Allo stesso tempo, gli italiani hanno una straordinaria capacità di continuare ad andare avanti, a prescindere dal fatto che la politica sia buona oppure no. Questo porta ad una situazione paradossale: l'immagine dell' Italia forse,  attualmente,  non sarà particolarmente buona. Eppure i marchi italiani sono i migliori del mondo dalla moda, all’ automotive ed al design.

 

Ferrari è certamente uno di questi, grazie a voi. Se dovesse vendere l'Italia di oggi, quale sarebbe il vostro slogan?

<Italia, il paese che si è fatto da sé>. Mi sembra l'espressione che meglio descrive la forza, ma anche il problema centrale del paese. Troverete ovunque, in Italia, piccole e medie imprese che funzionano molto bene. Una mia conoscente di Bologna, di sessant'anni, produce macchinari per l’impacchettamento delle sigarette. Così bene che la Philip Morris  le acquista lì. Oppure, un altro esempio: qualche settimana fa, Robert Kubica, il pilota di Formula 1 della Renault, è stato vittima di un grave incidente durante un rally. E' stato ricoverato in un ospedale vicino a Savona, in una località molto piccola della quale non avevo mai nemmeno sentito parlare: Pietra Ligure. I chirurghi sono stati i migliori che gli potessero capitare, specialisti altamente qualificati.

 

Italia quindi intesa come un insieme di individui? 

Questo è probabilmente un’affermazione corretta. Anche se negli ultimi 15 anni, la tendenza degli italiani all'individualismo si è ulteriormente rafforzata. Questo corrisponde all’immagine dello stesso Berlusconi: lui vuole essere Presidente del Consiglio, ma non è sempre disposto a prendere decisioni impopolari. Tuttavia, questo è talvolta essenziale per il bene comune.

 

Come si può spiegare il fenomeno di Berlusconi?

I politici italiani hanno sempre parlato, in un modo che la gente difficilmente può capire. In maniera troppo complicata. Berlusconi, però, parla con la pancia, in modo che molti italiani capiscano meglio. Non hanno l'impressione che sia un politico a parlare, bensì uno di loro.

 

Ciò significa che se uno non capisce gli italiani, non  può capire Berlusconi. In altre parole: in ogni italiano vi è un po' di Berlusconi?

Non so se questo sia vero.  In ogni caso, la coalizione di Berlusconi è stata eletta nelle ultime elezioni con una larga maggioranza. Ed in molti hanno gioito: finalmente un governo forte. Ma pochi mesi più tardi, la coalizione si è irrimediabilmente divisa.

 

Berlusconi è stato considerato un sopravvissuto dall'ultima votazione di sfiducia dello scorso dicembre.

Berlusconi ha la straordinaria capacità di creare consenso e la sua popolarità è ancora molto alta. Dovremmo concentrarci sulle cose positive che ha raggiunto il suo governo. D'altra parte, credo che il desiderio di riforma stia crescendo tra la gente. Gli italiani sono stanchi delle dispute interminabili ed inutili tra i leader politici degli ultimi 25 anni.  Ciò che veramente mi ha colpito è stato che le donne sono scese in piazza. Più di un milione in molte città, senza un partito politico alle spalle. Non aggressive. Non hanno detto: vogliamo cacciare Berlusconi. Hanno però  dimostrato di esserci, che bisogna fare i conti anche con loro, che la situazione delle donne in Italia non è più accettabile. La gente non crede alle promesse del governo, ora si guarda a quello che è stato fatto davvero.

 

Quest'anno ricorre il 150° dell'Unità d'Italia.  In che età collocherebbe il vostro Paese, oggi? Pubertà? Età matura? Vecchiaia?

L'età migliore, direi, anche se forse è un momento un po’ confuso. L'Italia è semplicemente troppo complicata. Prendiamo le Province. Ci sono la Provincia di Milano, la Provincia di Roma, la Provincia di Bologna. Tutte hanno un presidente. Poi abbiamo un presidente della Regione. Poi abbiamo un sindaco della città, nelle grandi città ci sono anche le amministrazioni locali. Ho cercato di spiegarlo ad un amico degli Stati Uniti. Mi ha guardato senza capire, se si pensa che nell’intero stato di New York c’è solo un sindaco. Oppure prendete la politica di Roma. Abbiamo il  Senato e la Camera. Entrambe le istituzioni politiche hanno sostanzialmente la stessa funzione. Quindi perché abbiamo bisogno di entrambi?

 

Ci sono strutture che si sono sviluppate da oltre 150 anni. Per cambiare ci vorrà probabilmente un altro secolo.

L'Italia è davvero lenta quando si tratta di riforme. Ma ad un certo punto si deve pur cominciare. Se alcuni leader saranno d'accordo, allora il cambiamento è possibile:  liberalizzazioni, riduzione della burocrazia e abbassamento dei costi. Non c’è poi così tanto da fare.

 

Quello che proponete suona ancora molto idealista. Dove trovate la vostra speranza?

La politica italiana è stata determinata per un quarto di secolo dalle stesse persone, è vero. Prima uno poi l'altro, come Andreotti che ha lasciato molto tempo fa il palcoscenico. A guidare l'Italia è una cerchia molto ristretta. Dobbiamo cambiare. Abbiamo bisogno di giovani, persone aperte che si sono impegnate. Forse questo suona idealista. Ma la generazione di politici in carica è molto avanti con gli anni. D'altra parte: chi conosceva Clinton prima di diventare presidente? Obama chi lo conosceva? Anche Berlusconi ha sorpreso inizialmente.

 

Un anno e mezzo fa è stata fondata la fondazione "Italia Futura", per domande sul futuro. In un certo senso lei si interessa molto di politica.

Non di politica attiva, ma di politica nel senso più ampio. Con la fondazione vogliamo promuovere la società civile in Italia, i giovani devono essere sostenuti nel loro impegno politico. Stiamo per aprire sedi regionali di "Italia Futura". Se questo cambia la politica a Roma, tanto meglio.

 

Volete fare concorrenza allo Stato da un altro lato: insieme con altre imprese si sta pianificando una rete di treni ad alta velocità.

Se tutto va bene, i primi treni viaggeranno quest'anno. Sulle linee Milano - Roma / Napoli. Questo sarà per l'Italia, un nuovo modo di viaggiare, e così forse ci mostrerà che il Paese ha  più potenzialità di quello che sembra

 

Berlusconi ha detto una volta di averle offerto un ruolo ministeriale. Perché ha rifiutato?

Sono stato presidente della Confindustia. In quell’occasione non ho solo rivolto critiche al governo di Berlusconi, ma ho criticato anche quello di Romano Prodi, duramente. Ma non ho mai voluto che questo sembrasse un modo per aprire la mia carriera politica.

 

Questo è stato cinque anni fa. Oggi è uno dei personaggi più popolari in Italia. Leader dei diversi partiti dell'opposizione potrebbero immaginare Luca di Montezemolo come candidato Premier. Che cosa le impedisce di scendere in campo?

Io sono spesso stato incoraggiato a scendere in campo. Non solo dai politici, ma anche dalla gente per strada, dai lavoratori della Ferrari. Questo mi preoccupa, naturalmente. Ma in primo luogo, le elezioni non sono imminenti e quindi una discussione circa il mio impegno politico è priva di significato. In secondo luogo, non credo in un one-man show.  Cambiare l'Italia è una sfida importante che richiede gli sforzi di molte persone.

 

Ma non è esattamente questo il problema? Che la gente come lei non vuole sporcarsi le mani con la politica italiana?

Forse ha ragione. Ma pochi giorni fa ero in Ferrari, in fabbrica. Ed ho notato che questo è esattamente quello che voglio fare. Andare verso la politica comporterebbe rinunciare a tutto il resto.

 

Il Cavallino Rampante della Ferrari è uno dei simboli più famosi d'Italia. Quale logo dovrebbe darsi l’Italia per il suo 150° compleanno?

Il tricolore. I membri della mia famiglia sono morti per l'Unità d'Italia, la nostra bandiera è perfetta per celebrare l'anniversario di Stato ed io ho intitolato l’ultima Ferrari di F1 in ricordo di questa importante ricorrenza.