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Mercoledì 02 Marzo 2011 12:00

Figli della vendetta

di Alessia Camplone

 

 

Contesi. Come fossero un servizio d’argenteria o un mobile d’antiquariato. Contesi per rivalsa, per puntiglio o per dispetto. Sono i figli dei divorzi e delle separazioni. Figli contesi, appunto. Prima voluti a non si sa quale prezzo, desiderati, coccolati e magari anche viziati, e poi strumentalizzati e sfruttati nelle faide tra mamma e papà. Portati sul campo di battaglia, in una battaglia che non è la loro. Usati come fendente o arma di difesa, loro che, invece, dovrebbero solo essere difesi.

 

Bambini contesi. Come Alessia e Livia Schepp. Le due gemelline con gli occhi grandi e rotondi, salite senza volerlo alla ribalta della cronaca, nei giorni scorsi. Sono state portate via dal padre escluso dall'affidamento in un viaggio che, si spera, per loro non sia l’ultimo. Alessia e Livia sono solo un caso fra tanti. Sicuramente uno dei più clamorosi. Ma non l’unico. Purtroppo.

 

Già. Perché i bambini contesi sono sempre più. All’estero, come in Italia. Aumentano così come aumentano i divorzi e le separazioni.

 

Secondo i dati diffusi l’anno scorso dall’Associazione italiana matrimonialisti (Ami), risulta che nella penisola sarebbero 150mila i minori coinvolti nelle disunioni dei propri genitori.

 

Volendo essere più precisi: sono stati 100.252 i figli coinvolti nelle separazioni (dei quali 66.406 minorenni), mentre 40.087 sono stati i figli coinvolti nei divorzi (in questo caso i minori sono stati 25.495).

 

Fra questi, nel 2010, si sono registrati 242 casi di bambini contesi. Nel 2009, invece, se ne sono contati 266. Una lieve inflessione da un anno all’altro. Ma comunque numeri triplicati rispetto agli anni precedenti. Questo, almeno, secondo i dati diffusi proprio nei giorni scorsi dalla task force interministeriale messa in campo dai ministeri dell’Interno, Affari Esteri, Giustizia e dal Dipartimento per le pari opportunità. Task force che ha pubblicato una Guida per i genitori a tutela dei minorenni. Non è l’unica. Sul web è possibile trovare tantissimi portali di aiuto e sostegno per i genitori che si stanno dividendo. Offrono consigli, riferimenti normativi, consulenze e sportelli di aiuto.

 

<Nelle separazioni e nei divorzi, purtroppo, i bambini diventano merce di scambio - spiega Stefania Petrera, pedagogista e giudice onorario presso la sezione dei minori della Corte d’appello di Roma -. I genitori, quando iniziano a litigare, tendono a dimenticare che ogni bambino è una persona e quindi è un portatore di diritti. I figli che prima erano il frutto dell’amore diventano il residuo della coppia e poi, ancora, l’elemento della vendetta>.

 

La causa? Gli esperti sono concordi nel rintracciarla nella separazione. Quasi sempre c’è uno dei due coniugi che non l’accetta, la subisce. E’ in questo caso che i figli diventano l’arma dello scontro. <Il nodo fondamentale è come viene gestita la separazione. Se questa viene subita da uno dei due partner, avrà un effetto dirompente - chiarisce la pedagogista -. In questo caso, nella diatriba tra genitori, i figli assumono un ruolo simbolico altissimo. Bisogna arrivare a comprendere che le separazioni vanno gestite. E vanno gestite fin dall’inizio - aggiunge - perché quando il conflitto arriva ad essere troppo rovente è poi difficile mediare. E bisogna anche comprendere che il figlio conteso è un effetto e non un obbiettivo della separazione. Capire questo vuol dire anche capire quali sono le strade per intervenire>.

 

Negli ultimi anni si stanno diffondendo sempre più i centri di mediazione familiare. Nascono con l’obiettivo di gestire il conflitto tra i due partner. Si rivolgono prevalentemente alle coppie con figli, quelli dove il conflitto è sempre più pesante. I centri crescono parallelamente all’aumento delle separazioni e dei divorzi. Secondo le ultime statistiche dell’Istat, infatti, nel 2008 le separazioni sono state 84.165 e i divorzi 54.351, con un incremento rispettivamente del 3,4 e del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente. I due fenomeni sono in continuo aumento: nel 1995 sono state registrate 158 separazioni e 80 divorzi ogni 1.000 matrimoni. Nel 2008 si arriva a 286 separazioni e 179 divorzi, sempre ogni 1.000 matrimoni.

 

Nella maggior parte si tratta di coppie con figli. Il 70,8 per cento delle separazioni e il 62,4 per cento dei divorzi, sempre secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, hanno riguardato coppie con figli avuti durante la loro unione. Fino al 2005 ha prevalso l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre. Nel 2006, la legge 54/2006 ha introdotto l’istituto dell’affido condiviso dei figli minori come modalità ordinaria. Nel 2008 il 78,8 per cento di separazioni con figli è stata con affido condiviso contro il 19,1 per cento di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre.

 

La legge sull’affidamento condiviso. Una legge arrivata dopo molte attese e speranze. Avrebbe dovuto segnare una svolta per la tutela dei bambini contesi, ma, ad oggi, sembra aver dato un contributo non molto significativo. <La problematica dell’affido congiunto dei bambini è sempre molto complessa - precisa sempre la pedagogista -. Purtroppo c’è sempre un genitore che tende ad essere prevalente sull’altro. Certo questa legge ha segnato un traguardo grandissimo: non si può chiedere ad un bimbo di scegliere se vivere con la madre o il padre. Vuol dire creargli una schizofrenia affettiva, lasciargli delle lesioni affettive enormi>.

 

La soluzione? Forse occorrono nuovi provvedimenti normativi, leggi che impongano ai genitori comportamenti più responsabili di fronte ai loro piccoli. E questo nella speranza che non ci siano più altre storie come quella di Alessia e Livia Schepp.