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Mercoledì 09 Febbraio 2011 12:00

Bicicletta che passione

di Walter Gallone

 

Prendi la bici  e vai…è il titolo di un famoso libro scritto nei primi anni sessanta dal mitico avvocato Giuseppe Ambrosini, direttore all’epoca della Gazzetta dello Sport . Prendi la bici e vai: la bicicletta è quasi sempre il primo contatto di un bambino con il mondo dei giochi, a parte il pallone.

 

 

 

La bici è tornata di moda, ma a suo tempo è stata anche il simbolo della ricostruzione del nostro Paese dopo la seconda guerra mondiale, fu immortalata anche nel famoso film neo-realista “ladri di biciclette”. Nel dopoguerra gli italiani ricominciarono a sentirsi un popolo unito grazie alle imprese compiute in bici prima da Bartali e poi da Fausto Coppi,

 

sulle strade del Giro e del Tour de France. Poi arrivarono la lambretta, la vespa, i primi motorini anni sessanta, il Guzzetto. Ma il fascino della bici è rimasto intatto, nel centro nord, veneto e emilia romagna in primis, è da sempre in mezzo di trasporto più usato, nei centri urbani e nelle campagne.

 

A Roma il discorso è diverso. Prendi la bici e vai…Sembra facile. Sui Settecolli è un problema: troppo traffico, inquinamento, pericolo costante di essere investiti. Eppure anche a Roma, nei week end, la bici è molto usata, esistono dei gruppi sportivi-turistici che organizzano gite a monumenti, addirittura a caffè storici. In Italia solo da pochi anni, rispetto al resto dell’Europa nordoccidentale, abbiamo scoperto le piste ciclabili. A Roma sono triplicate, negli ulti anni, ma solo sulla carta. Sono poco praticabili.

 

Nonostante tutti i problemi, il mercato tiene della bici ha avuto solo una leggera flessione, ma ha ripreso a tirare, grazie anche agli incentivi (maggio-settembre 2009): in Italia si vendono annualmente circa 9 milioni di bici. Di tutti i tipi. Le più vendute sono le mountain bike, ma anche le citybike. Ci sono poi quelle con motorino elettrico, o come si dice “a pedalata assistita”. Nel senso che pedalando si aziona un motorino elettrico, con un’autonomia di circa 40 ore. Esiste anche ul mercato, limitatissimo, di bici a tre ruote, per adulti. Somigliano, tanto per rendere l’idea, alle “Grazielle” di una volta, sono anche pieghevoli. “Ma se ne vendono pochissime – dicono da Lazzaretti a Piazza Fiume, 94 anni ssulla piazza, un dei maggiori punti di riferimento romani per gli amanti della bici “Le bici a tre ruote sono usate prevalentemente da persone con problemi fisici”.

 

Imparare ad andare in bici non è facile, ma è l’unico sport in cui non esistono istruttori. Nel senso che in bici si impara ad andare da soli: è fondamentale l’equilibrio personale. Un parente o un amico che ti regga il sellino, e basta.

 

Per i principianti esistono poche regole fondamentali: la bici , o citybike per girare in città deve avere un buon cambio, con almeno 18 rapporti per adattare la pedalata alle varie difficoltà di percorso; i pneumatici, non troppo tassellati, devono avere una larghezza minima di 4 centimetri. Per girare ci vuole un impianto luce con i catarinfrangenti sulle ruote; meglio con parafanghi e portapacchi. Ultima, importante annotazione: generalmente il manubrio deve essere più alto della sella, per consentire una posizione verticare durante la passeggiata. Prendi la bici e vai. Il resto viene da sé…