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Giovedì 17 Luglio 2014 13:42

Tempo di vacanze


C’è il Ramadan, meglio evitare la Tunisia della rivoluzione

di Elisabetta Regina



Tempo d’estate, tempo di viaggi. Organizzati o meno, ma comunque ben preparati. Informarsi su usi e costumi locali se si va all’estero è un obbligo, ormai si sa. Persino la pubblicità di una nota agenzia fa leva sulla sciocca abitudine di imbarcarsi per mete esotiche dalle abitudini sconosciute senza la dovuta preparazione all’imprevisto sgradevole e rovinoso. Fatto conto che nemmeno gli operatori turistici hanno interesse a scoraggiare il costoso viaggio con una precisa informazione sui possibili disagi, riteniamo un dovere far sapere che se si ha in mente una vacanza estiva rilassante, all’aria aperta, condita da pomeriggi di piacevoli shopping di prodotti locali e bibite rinfrescanti da gustare seduti ai tavolini di un bar di fronte al mare, sarà meglio evitare i Paesi arabi di stretta osservanza religiosa, a interpretazione coranica spinta, rasente il fondamentalismo.

 

In questo luglio (ad agosto l’anno prossimo) vi trovereste in piena festività del Ramadan. Un intero mese riservato al sacrificio del corpo durante il quale i musulmani praticanti hanno l’obbligo di astenersi da cibo, acqua e fumo dalle quattro del mattino alle otto della sera successiva. E che c’entrano i turisti non musulmani?, ci si potrebbe chiedere. C’entrano, eccome. Per evitare tentazioni (e non avere guai da qualche fanatico) ristoranti e bar abbassano le saracinesche per tutto il giorno, per riaprile solo dopo il tramonto, fino alle tre del mattino, quando il turista in vena di riposo è nel sonno migliore.


Anche negozi e uffici restano aperti con orari molto limitati. Banche e sedi pubbliche lavorano al massimo fino alle 14, mentre i negozi di qualunque genere restano aperti non oltre le 17, quando tutti corrono a casa a preparare la cena sontuosa di fine digiuno. In molte cittadine balneari (con le dovute eccezioni) trionfa la desolazione più totale.


Se non ci si preoccupa di procurarsi in tempo cibo e acqua in abbondanza per la giornata al mare o a passeggio per le città non c’è verso di trovare a portata di mano quello che serve per sopravvivere. A meno di non raggiungere, se c’è, l’unico bar con esplicita licenza turistica, all’interno di un centro commerciale, dove trovare il necessario per evitare la disidratazione e la fame. Tutto a prezzo, ovviamente, da amatori.


Il Ramadan è un’ottima occasione di speculazione sui prezzi, evidentemente non vietata dal Corano. Anche gli alberghi, nonostante i disagi imposti al turista, praticano senza scrupoli salate tariffe da alta stagione, con servizi peggiorati da un personale stanco e innervosito dalla notte insonne passata a mangiare e dal lungo digiuno diurno.

Per fare questa esperienza di vacanze “esotiche” non è necessario andare negli Emirati degli sceicchi e delle donne con il burqa nero. Anche i Paesi del nordafricano Maghreb, finora considerati i più aperti alle esigenze degli stranieri occidentali e i più laici anche nell’organizzazione sociale, non sfuggono più, grazie alla “primavera araba”, a questa osservanza rigorosa del Corano. Con esiti negativi su fatturato e circolazione di appetibile valuta straniera.

Lucente, incantata, avvolgente, dinamica, bellissima. La Tunisia sorprende e affascina sempre con il verde mare di Hammamet, i monumenti di Monastir, il caos vacanziero di Sousse, i borghi bianchi e azzurri dei dintorni di Tunisi e la natura selvaggia del deserto. Un viaggio da queste parti si riempie di emozioni millenarie e suggestioni romantiche cui è difficile resistere.

Con la cosiddetta “rivoluzione” e il libero diffondersi dei movimenti salafiti più integralisti, l’osservanza delle regole coraniche e la volontà di “arabizzazione” di un Paese che arabo non è, sono diventati più stringenti. Qui, in questo territorio bellissimo e rilassante (evitando il traffico caotico di Tunisi, beninteso), dal basso costo della vita (il cambio euro/dinaro tunisino è a 2.280), ricco di storia e gentile accoglienza come la Tunisia, meta prediletta di cittadini e imprese europee (si calcola una presenza di italiani residenti di circa 300mila unità) in cerca di nuovi investimenti o di un riparo dalla voracità dei sistemi fiscali dei Paesi di origine, si rischia la sofferenza.

L’hotel a quattro stelle Sidi Bou Said, uno dei migliori nei pressi dell’omonima località, in questo luglio di Ramadan, mutevole di sole africano e nuvolaglia europea, è semideserto. I prezzi, comunque contenuti rispetto agli omologhi europei, sono da alta stagione, ma i servizi offerti si rivelano molto più scadenti del periodo di stagione bassissima, prima o dopo il mese di digiuno religioso. La manutenzione e la pulizia delle stanze lascia a desiderare, la disponibilità degli addetti ridotta. L’asciugacapelli rotto o l’aria condizionata mal funzionante restano tali anche se si protesta.

Il bar e il ristorante sono aperti, ma senza clienti, salvo qualche raro straniero in viaggio di lavoro. Manca all’appello anche la clientela vacanziera libica e algerina che di solito affolla l’albergo, come tutta la Tunisia. Durante il Ramadan preferiscono restarsene a casa propria. Un’aria da disarmo pervade anche la meravigliosa piscina al centro dell’albergo, salvo nelle tre ore – dalle 14 alle 17 - di libera uscita dal lavoro per molte famiglie tunisine, allo scadere delle quali tutti corrono a casa per preparare la “gran mangiata” di fine giornata.

Le statistiche nazionali dicono che proprio durante il digiuno del Ramadan la vendita di prodotti alimentari aumenta del 25%. Al mattino infatti, quasi a voler pagare l’imminente riscatto dello stomaco, mercati e supermercati restano aperti e vengono affollati di donne e uomini a caccia di cibo per la cena e per la notte che si preparano a passare mangiando ogni ben di Dio.

<Prima della rivoluzione c’era più elasticità durante questa festa religiosa – ammette sconsolato un impiegato dell’albergo – Ogni musulmano osservava le regole secondo la propria coscienza e i commerci andavano avanti senza problemi. Oggi i tunisini hanno più paura di tenere aperti i locali. Con questa democrazia il fanatismo religioso si sente più libero di esprimersi, suscitando forti timori di ritorsioni violente>.

Fanatismo religioso che sta creando anche un problema di montante terrorismo. I giornali di lingua francese (che parlano tutti, ma non è più lingua ufficiale) dedicano ampio spazio all’allarme terroristico, preoccupati dal diffondersi della jihad nel Paese. <Oltre seimila tunisini combattono con i jihadisti in Siria>, scrive il quotidiano La Presse, chiedendo al governo un impegno maggiore nella lotta alla diffusione del fondamentalismo islamico in Tunisia. Formazioni terroristiche si sono arroccate su una montagna sulla strada verso il deserto e non sono rari gli scontri con la sicurezza nazionale.

Il Ramadan, dunque, è occasione ghiotta per i fondamentalisti islamici per imporre regole religiose a volte più rigorose del Corano stesso, come sottolineano molti esperti. Contestazioni da parte degli integralisti salafiti contro i tunisini che hanno osato servire da bere e da mangiare ai clienti, tunisini o meno, si sono già verificate, soprattutto a Tunisi, creando un clima di terrore e sfiducia tale da indurre a chiudere del tutto le attività a rischio durante il giorno.

<Tanto non ci verrebbe nessuno>, spiega il titolare di un bar-ristorante gestito da libanesi. E pazienza per quei turisti tenuti opportunamente all’oscuro all’atto della prenotazione costretti a rimanere prigionieri, a caro prezzo, degli alberghi durante il giorno e uscire di notte per respirare la vita locale.

Non è, tuttavia, solo questione di Ramadan. <Con la rivoluzione – ammette scoraggiato un tassista – la Tunisia sembra andare indietro nel tempo. E’ tutto peggiorato. Più sporcizia in giro, meno ordine pubblico, troppe donne velate in giro e chiuse dentro casa sotto il comando dei mariti. E’ tutto sbagliato. Le nostre mogli sono sempre state libere, hanno sempre lavorato, questo è sempre stato un Paese moderno, ricco, protetto, più degli altri>.

Una voce per nulla isolata. Al contrario. Quello della nostalgia per la vita sotto la guida del dittatore Ben Alì, richiamata nella memoria come il periodo d’oro, è un sentire comune. Il nuovo (e sconosciuto) sistema democratico per ora non ha dato frutti benefici sulla vita quotidiana della maggioranza della popolazione, dalla cultura tradizionalmente aperta e moderatamente liberale. Quanto alle donne è certamente vero che il velo sulla testa e il bagno a mare completamente vestite sono comportamenti più visibilmente diffusi nella Tunisia “rivoluzionaria”.

<Elezioni? – commenta un altro autista, tra le centinaia che portano per pochi euro turisti e tunisini in giro per la città – Neanche a parlarne! Di votare non mi interessa più. Guardi a cosa ci hanno portato le elezioni. Non funziona più niente. Non ci sono più regole civili certe, né un’autorità che le faccia rispettare a dovere. I salafiti spadroneggiano e sale la minaccia del terrorismo. Qua ci vorrebbe un altro dittatore, altroché!>.

Come la realtà impone, comunque, a ogni regola corrispondono le dovute eccezioni. E se a Tunisi e dintorni vige “il coprifuoco” da Ramadan, basta prendere la direzione di Hammamet per tornare a sperare. La cittadina ad alto tasso culturale e internazionale, nota per la Medina adagiata sull’acqua e i tramonti da sogno, non ha paura di offrire il suo volto migliore. Molti bar e ristoranti sono aperti, sulle spiagge non si rischia la disidratazione e tutti i servizi sono disponibili. <Qua si vive di turismo – spiegano gli abitanti – e non possiamo rischiare il fallimento proprio nei mesi estivi. Noi musulmani osserviamo il digiuno, ma perché far soffrire gli altri?>. Con tutto il rispetto per il Ramadan.