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Martedì 06 Ottobre 2015 08:08

Alla fiera dell’Expo, occasione mancata

 

Abbiamo girato e rigirato per Expo dopo essere scesi dal Frecciarossa che porta fino all’ingresso della grande fiera internazionale in corso fino al 31 Ottobre prossimo a Milano. Abbiamo <sciamato> in su e in giù faticosamente (siamo tra quelli che sono stati costretti a girare per buona parte della visita con bagaglio al seguito, in vergognosa mancanza di depositi opportunamente allestiti) cercando il senso dell’Esposizione. Quel <Nutrire il pianeta>, tema della kermesse globale costata sette miliardi, che avrebbe dovuto dare risposte, idee, progetti, utili all’umanità intera. Come il popolo di cui parla il servizio di Daniela Schiazzano che pubblichiamo, l’abbiamo cercato ma non siamo sicuri di averlo trovato, questo senso. Forse perché non c’era.

 

Al di là della realtà che ha minimizzato le roboanti aspettative per le iniziative ideate e non realizzate (a cominciare dalle vie d’acqua), condita da disastri organizzativi e penali (la corruzione dei primi appalti), abbiamo visto - niente di più, niente di meno -  una   gigantesca promozione turistico - gastronomica delle Nazioni (o addirittura di Regioni) partecipanti.

 

Più che <Nutrire il pianeta> il tema è apparso leggermente modificato in un <Nutrire l’umanità del pianeta> , oppure <Nutrire le agenzie di viaggio del pianeta>, considerando l’abbondante offerta espositiva mangereccia dei padiglioni e quella turistica con in primo piano le bellezze nazionali. Di questa promozione - che semmai “succhia” risorse al pianeta - Casa Italia (che ha promosso con filmati e perfino cartoline borghi e paesaggi, oltre che gli immancabili marchi di cibo italiano) ne è uno degli esempi più pregnanti.

 

Come hanno sentenziato gli architetti indipendenti, componenti della giuria internazionale che ha presieduto al premio per il padiglione più significativo, <almeno il 90 per cento degli espositori è andato fuori tema>, pensando a stupire con le architetture ma senza contribuire davvero alle idee e alle soluzioni necessarie a evitare le sofferenze gravi (dalla siccità allo scioglimento dei ghiacciai al clima) della Terra. Padiglione dell’Onu a parte, il meraviglioso <Padiglione zero>, in pochi sono riusciti a elevare e arricchire la cultura scientifica e ambientale per guarire il globo terrestre sofferente.

 

Pochi  come la Germania (che ha fatto uno sforzo educativo e progettuale davvero notevoli) o gli Emirati Arabi Uniti (con un padiglione semplice e affascinante funzionale a far conoscere soluzioni tecnologiche per trattenere l’acqua nelle zone desertiche) o l’Inghilterra, che è giustamente stata premiata per l’interpretazione autentica dell’Expo con un’opera tecnologica bellissima che simula gli alveari e fa emergere il ruolo delle api nella catena di nutrimento del pianeta.

 

Per il resto i miliardi investiti – anche dei contribuenti -  sembrano serviti per lo più a creare un grande evento pubblicitario con una fiera di prodotti come tante. Importante per chi ci ha lavorato e divertente per i milioni di italiani (di stranieri se ne sono visti pochini) che hanno trovato una festa dove portare la famiglia in gita. Ma in fondo, occasione mancata, abbastanza inutile ai più. (In.Li.)

 

Il popolo del decumano, tra riso basmati e borse di rettile

 

di Daniela Schiazzano

 

 

Risultati immagini per foto expoUn esercito di persone sciama lungo il decumano incessantemente per ore, dal mattino a tarda notte. Chiacchiera, ride, balla, ascolta musica, mangia, beve, dorme, si riposa. È il popolo dell'Expo di Milano 2015: gioioso, paziente, curioso, interessato, multietnico e colorato. Un popolo che fa la fila, ordinato e rassegnato, anche per ore, per entrare in un padiglione. Un popolo che si sofferma davanti a un gioco elettronico o a un filmato pubblicitario. Che osserva un'architettura e apprezza il design. Che scopre sapori e cerca il senso di quel che gli sta intorno.

 

 

 

 

C'è chi vuol sapere tutto sulle 20.000 varietà di riso che esistono in natura (si', avete capito bene, sono proprio 20.000) e chi si limita ad assaggiare arancini e risotti allo stand del riso “basmati”. Chi vuole conoscere come è meglio imbustare i würstel e chi approfondisce la storia dei pannelli solari super leggeri al padiglione della Germania. Dopo ore in piedi qualcuno vorrebbe riposare. Perfetto il “pennicodromo” allestito davanti allo stand della Slovenia. Ci sono almeno cento persone in poltrona che schiacciano un sonnellino.

 

È sabato. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, con moglie e figlio al seguito, fa due ore e un quarto di fila per entrare al “Padiglione Zero”, quello dell'ONU, con i principi base della manifestazione. La diva di Hollywood Sharon Stone, paparazzi e TV al seguito, fa mezzo decumano incappellata e insciallata. È uno dei giorni record di presenze. Finito il caldo, finite le ferie, tutti all'Expo. Quattro ore di fila allo stand del Giappone: quasi tutti giapponesi. Tre ore alla Cina, tre e mezza agli Emirati Arabi (quello col progetto dell'Expo 2020), cinque a Casa Italia. Ma intanto si fa sera e partono i giochi di acqua e musica all'albero della vita. E vai col click degli smartphone.

 

Allo stand della Guinea vendono vietatissime borse di rettile. A quello del Turkmenistan si possono ammirare (ma non comprare) gioielli in argento e turchese. Al padiglione della Cina ti spiegano tutto sulle colture intensive e il riso integrato. Particolarmente scortesi i camerieri del ristorante tedesco. Gentilissimi quelli del roof dell'Azerbajan. Gli altoparlanti avvertono che fra un po’ Expo chiude. E qui incominciano le dolenti note.

 

C'è fila anche alle fermate delle navette. E i bus, stracolmi, non si fermano. Se ne contano fino a cinque o sei uno dietro l'altro. Ma nessuno utile. Non resta che farla a piedi per evitare di perdere anche il metro' . È dura soprattutto per quelli che dal mattino si trascinano il trolley sulle rotelle, visto che alla stazione di Rho non c'è' deposito bagagli. Per loro l'Expo non è stato un granché. Poco più di una sagra paesana, è lo sfogo dei troppo stanchi . E per giunta male organizzata.